Capitolo 1.

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Guardai fuori dalla finestra, pioveva, o meglio, diluviava. Odiavo questo periodo dell'anno perché a New York era quasi sempre mal tempo, c'erano settimane di Novembre in cui c'era il sereno ed altre invece dove pioveva spesso, ed in entrambi i casi si congelava eravamo sempre a 2º. 'Perfetto' dissi tra me e me. Ero appena uscita dalla doccia, mi stavo preparando per uscire con il mio adorabile ragazzo, doveva essere la serata perfetta, ma con questo tempo non saremmo andati lontano. Mi sedetti un momento sul letto a fissare l'armadio non sapendo cosa indossare, quando, all'improvviso squillò il mio iPhone 6 grigio-nero che avevo già da due anni ormai, me lo aveva regalato proprio lui due anni prima a Natale. Davvero era già passato così tanto tempo?! Erano già due anni quando ci incontrammo, quando ci conoscemmo per la prima volta, o meglio, me lo fece conoscere la mia migliore amica Victoria White, che io chiamavo Vicky, era un nomignolo così carino.

Vicky era la solita ragazza sempre allegra, che conosceva tutti, un po' come me, avevamo così tanto in comune. Lei era davvero un amica fantastica, sapeva tenermi testa e sapeva come prendermi nei miei momenti peggiori, era parecchio testarda, forse anche più di me, ed era responsabile al punto giusto, la qualità che io purtroppo non avevo spesso, ecco perché avevo bisogno di lei, mi fermava e mi faceva capire che qualsiasi cosa io avessi intenzione di fare, era uno sbaglio in quel momento ed io dopo un po' mi convincevo, perché in fondo aveva ragione, lei era fatta così.

Ma continuiamo a parlare di Matt, solo a pensarlo mi veniva voglia di riabbracciarlo, tra le sue braccia mi sentivo sicura, al caldo.
Matt era romantico, dolce, simpatico ed a volte era timido, il difetto che mi faceva impazzire.
Due anni prima ci incontrammo in un locale, di cui non ricordo il nome, era la fine dell'estate più o meno, era un amico del ex ragazzo di Vicky. Ci presentammo in quel locale con la musica ad alto volume e tra un bicchiere e l'altro parlammo del più e del meno, poi mi offrì un ballo e mi baciò la sera stessa, forse anche perché eravamo entrambi un po' ubriachi, diceva sempre che con me non era mai stato così timido, si trovava davvero bene e metteva da parte quel suo lato, ed era anche per questo che lo amavo, perché anche lui aveva questo effetto su di me.
Dopo quella sera iniziammo a sentirci, ad uscire insieme e fu così che il 22 ottobre 2014 scattò la scintilla e me lo chiese ed io accettai subito ad occhi chiusi, ero davvero felicissima, mi sentivo bene, era lui che mi faceva sentire così, aveva avuto questo effetto su di me da quella sera. E ad oggi posso dire che mi sento così bene come la prima volta.
Dopo aver ricordato quel momento, finalmente lessi il messaggio.

-Kath, credo che farò un po' tardi perché c'è traffico e poi diluvia, quindi ci vediamo verso le 22:00 okay?!
Ti amo.

-Va bene, ti amo.

Lui abitava nel Bronx, ed io nell'Upper East Side, quindi ci voleva un bel po' per arrivare, ed io mi fidavo, non avevo nulla di cui preoccuparmi.
Vidi l'orario erano le 20:30, avrei avuto più tempo per prepararmi.
Indossai un vestitino nero con pizzo con lo scollo a cuore e che cadeva morbido sui fianchi, e non potevano mancare le calze nere siccome fuori si congelava. Poi legai i capelli biondi in una treccia laterale da cui fuoriuscivano delle mini ciocche, siccome li avevo scalati. E sopra misi una giacca di pelle. Optai poi per un make up semplice, come mi era solito fare, marcando un po' di più le labbra con un rossetto viola che andava nel Bordeaux matto.
E come tocco finale misi le scarpe con il tacco 10 che mi aveva regalato mia madre quest'estate il giorno del mio compleanno, erano davvero carine avevano la forma di uno stivaletto con la finta cerniera aperta al lato destro e sinistro. E misi gli orecchini Pandora, erano dei pendenti che luccicavano, erano dei piccoli punti luce per il mio outfit. Aspettai un altro po' e poi lo sentii arrivare, mi chiamò e mi disse che stava fuori.
Quando uscii di casa mi accorsi di aver dimenticato l'ombrello, così tornai dentro, lo presi e corsi fuori.
Salii in macchina e lui mi salutò con un bacio a fior di labbra che io ricambiai. Mi sistemai per bene e misi il cellulare nella pochette vellutata che avevo portato.
Lui non era vestito elegante, infondo neanche io lo ero poi così tanto, indossava un pantalone nero leggermente sportivo, una camicia bianca con sopra una giacca nera sbottonata con delle adidas come scarpe anch'esse di quel colore. I suoi bei capelli castani erano, come sempre, ordinati e con i suoi dolci occhi nocciola mi scrutò da capo a piedi, mentre io osservai le sue soffici labbra in attesa di un bacio più profondo.

The irony of fate!Stories to obsess over. Discover now