the ball.

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(tranquilli ragazzuoli, ho solo fatto copia-incolla, così posso cancellare rainy. enjoy)

Tutto cominciò da quel biglietto, due settimane fa. Un cartoncino spesso, bianco panna, con sopra una scritta elegante nera.

Un indirizzo, una data, un orario e un tema.
Una ballo in maschera.
Mi guardo allo specchio un'ultima volta, prima che Camélie suoni il clacson della sua auto. Prendo la maschera appoggiata alla maniglia della porta dell'appartamento, e scendo le scale di fretta, nonostante i tacchi.
Salgo in macchina sotto lo sguardo attento di Cam, che prima di partire mi saluta con un sorriso. Durante il tragitto, mentre io mi lego la maschera intorno la viso, lei mi informa su tutti i gossip possibili di Somma.
"Ho visto le finestre chiuse, a casa di Gennaro. Sai dov'è andato?" chiede ad un certo punto Cam, sovrastando la voce del navigatore, che le indicava di svoltare a destra.
Mi giro verso Cam, che mi guarda con una finta innocenza.
"Sarebbe l'ora che se ne andasse a fanculo. Ma no, non so dove sia. E nemmeno voglio saperlo. Meno lo vedo e meglio va". Lei scoppia a ridere, e accelera verso la discoteca.

Quando scendiamo, dopo cinque minuti, Alessio ci viene incontro, con un sorriso a trentadue denti.

"Cam, non mi avevi detto che venisse anche Cara" esclama lui, felice, prima di avvicinarsi e lasciarmi due baci sulle guance.

"Piuttosto di passare sabato sera a studiare algebra, preferisco questa roba". Alessio guarda per un attimo Cam, per poi tornare a me.

"Vedrai, ti divertirai". Mi tira un leggero pugno sul braccio, prima di fare l'occhiolino a Camélie, e tornare verso dove era venuto.

"Ora mi dici cosa succede fra di voi" le ordino, posizionandomi davanti a lei, con le braccia incrociate sul petto. Picchietto un piede per terra, mentre Cam mi guarda nervosa. Sta per parlare, quando sentiamo un'ondata di musica riversarsi fuori dalla discoteca. Ci giriamo verso l'entrata, e notiamo le porte appena aperte, con tutti i ragazzi che si incamminano dentro.
"L'hai scampata, per questa sera" la avviso, voltando la testa verso di lei, prima di prenderle il braccio e camminare verso l'interno della discoteca. Prima di entrare, porgiamo gli inviti alla guardia del corpo, che ci apre la porta e ci augura una buona serata.

Niente nella stanza fa sembrare che sia una festa di compleanno, a parte qualche festone con un grande 21 colorato appeso ogni tanto.
"Ora mi dici di chi è il compleanno? Così almeno vado a fargli gli auguri" urlo a Cam, per farsì che mi senta.
Lei scuote la testa con un sorrisone sulle labbra rosse, quasi nere per il colore scuro del rossetto. Sbuffo ancora, mentre Cam mi porta verso il bancone del bar. Prende qualcosa di cui non so il nome per entrambe, e quando la barista ce li porge, lei lo solleva davanti a me.

"Beh, allora. Cin?" domanda, scuotendo minimamente il bicchiere. Io faccio scontrare il mio con il suo bicchiere, prima di bere un grande sorso.

"Cin" rispondo, dopo. Lei ride, e comincia a bere il suo drink con la cannuccia nera.

Due ore dopo, io sono al terzo drink, e ho perso quel minimo di controllo per riuscire a divertirmi senza pentirmene il giorno dopo. Cam stava ballando accanto ad Alessio, a qualche passo da me. Ogni volta che li guardo, vedo Alessio sorridere come un bambino, anche se Cam non si sta strusciando senza pudore su di lui.
Tra quei due c'è qualcosa, di sicuro.

È da un po' che mentre ballo vado a sbattere contro qualcuno, con un gomito, o un piede. Ma io devo avere il mio spazio per ballare, e nessuno riuscirà a togliermelo. Così, dopo qualche minuto, quel qualcuno fa accollare il suo petto alla mia schiena, e comincia a seguire i miei movimenti con il bacino. Tiene le mani strette intorno ai miei fianchi, aperte intorno alla pancia, come se da un momento all'altro potessi andarmene. È quel tipo di presa che hanno solo le persone sicure di sé, che si conoscono bene. È allo stesso tempo sicura ma delicata, gentile. Mi sistemo meglio la maschera, mentre continuo a ballare a tempo, seguita dal ragazzo. Tiene il viso sopra la mia spalla, e ogni tanto lascia qualche bacio sul mio collo, lento e umido.
Una scarica di calore mi intorpidisce il corpo, quando sento i suoi denti mordere una parte del collo, la stessa che prima aveva baciato. Così, istintivamente, lascio cadere la testa all'indietro, fino ad appoggiarla alla sua spalla, e gli prendo una mano. Lui subito intreccia le nostre dita, con fermezza e dolcezza, mentre io le porto su, fino all'altra parte del collo.
Nel momento in cui lo sento allontanarsi, mi giro verso di lui, ancora con la mano intrecciata. Non riesco a riconoscere il suo viso, sia per la maschera, sia per le poche luci, ma riesco a distinguere un piccolo sorriso accennato, appena prima che mi baci.
Porta subito una mano intorno al mio collo, mentre l'altra rimane con le dita aperte intorno alla schiena. Lui sporge in avanti la schiena, come se ad ogni mio tentativo di allontanarmi, lui voglia continuare, quasi disperato. Allora, appoggio una mano sul suo petto, mentre sfioro il suo collo con l'altra. Faccio scorrere un dito fino a sotto l'orecchio destro, e una piccola cicatrice mi fa bloccare.

Una sola persona che conosco ha una cicatrice là, una persona che conosco troppo, da tanto.

Continua a baciarmi, anche se io non riesco più a muovere un muscolo.
Mi sta prendendo in giro.
Quando si accorge che non mi muovo più, si allontana un secondo, in cui gli tolgo la maschera dal viso.
Rimango a fissarlo per qualche secondo, in cui non vedo altro che i suoi occhi azzurri guardarmi strani. Lascio cadere la sua maschera, e cerco di allontanarmi il più possibile.
Ora, tutto ha senso: è la festa di Gennaro, per i suoi ventun'anni. Cam non me l'aveva detto per evitare che me ne andassi, forse d'accordo con Gennaro. Ecco perché Alessio era sorpreso di vedermi, alla festa di Gennaro.
Cerco di andare più veloce possible verso una porta di emergenza, e, una volta trovata, mi sfilo le scarpe e le lascio accanto alla porta.

Pochi minuti dopo, sento dei passi farsi sempre più vicini a me. Sto seduta per terra, con la schiena premuta contro la parete del locale.

"Sapevo che avresti lasciato le scarpe là" dice, dopo essersi seduto accanto a me.
"Cara, mi dici qualcosa?"
"Sei un coglione" rispondo, porgendogli poi un sorriso falso. Gennaro ridacchia, e si gira verso di me.
"Non cambierai mai" sbuffa, con un sorriso divertito sulle labbra.
"Tu sì, diventi sempre più coglione"
"Qualcosa mi dice che sei ancora arrabbiata"
"Ma non mi dire"
"Car, sono passati cinque anni. Non dovresti-"
"No".
Apre la bocca per rispondere, ma si ferma prima che la sua voce esca, deluso.
"Non dovresti stare alla tua festa, con i tuoi amici?" chiedo, sperando che questo lo porti ad andarsene.
"Tecnicamente qua è ancora la mia festa. E tu sei una mia amica" risponde, sussurrando l'ultima parte.
"Già, sei ogni giorno più stupido"
"Dai, Car, era solo uno scherzo da quindicenne, non vale tutto quest'odio" mi riprende, quasi spazientito.
Giro il viso verso Gennaro, che mi guarda strano.
"Solo uno scherzo? Sai quanto c'ho a recuperare la fiducia di tutti? Lorenzo soprattutto?".
Lui sembra pensarci per un po', prima di sparare una cazzata.
"Ci avrai messo qualche mese. Dai, sei bellissima, non puoi averci messo tanto". Lo guardo fisso negli occhi, cercando di incenerirlo il più possibile.
"Due anni. Due anni c'ho messo perché tutti si convincessero che quella merda che hai detto non era vera. Mi dici come faccio a passarci sopra? Non mi hai nemmeno detto perché l'hai fatto!".
Lui si passa una mano tra i capelli, e sbuffa, prima di lasciar andare tutto.
"Perché mi piaci, okay? Ti amo. Siamo sempre stati vicini di casa, e non sopportavo vederti uscire con tutti quei ragazzi. Volevo averti solo per me, magari anche tu avresti cominciato a sentire qualcosa. Ma no, ho ottenuto l'effetto contrario. Ma sai cosa? Non ho mai smesso di amarti. Anzi, forse è tutto aumentato mentre mi ignoravi. Ho pure comprato un appartamento vicino al tuo perché mi parlassi di nuovo. Non conoscevi nessuno nel condominio, ma mi hai evitato comunque".
Distolgo lo sguardo dal suo, perché ora capisco il motivo dei suoi occhi così strani, questa sera, la presa che non voleva lasciarmi andare, e quel bacio così delicato.
Mi alzo da per terra, sotto lo sguardo attento di Genn.
"Ti prego, Car. Perdonami. Mi manchi, eri la mia migliore amica"
"Mi dispiace, Genn".

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eh vbb.
dai dimmi un po', che ne pensi?
:)
ro.

;w h e N i ' M G o N e (when im gone) [ g e N N ]Stories to obsess over. Discover now