SAM'S POV
Sono Sam, o meglio Samantha Trishel ma tutti i miei amici mi chiamano Sam, ho diciassette anni e sono follemente, completamente, pazzamente, infinitamente innamorata di lui, Alex Hewer. Alto, biondo, occhi azzurri, tipico ragazzo che ogni adolescente e credo anche adulte vorrebbero. Faceva parte della mia stessa compagnia, ma credo come in ogni storia, non eravamo poi così amici anzi credo che da quello che stavo per fare, molto probabilmente, mi avrebbe odiato. Bè si, nonostante fossi timida, chiusa, insicura e con una bassissima autostima, stavo per dirgli quello che provavo. Insomma era ormai ora di farglielo sapere visto che tutto ciò durava da ben due anni, ma per una scusa o per un'altra non l'avevo mai fatto. Ed ora eccomi lì, davanti a lui (cioè ora era girato e fortunatamente non mi aveva ancora vista) pronta (per niente) a dirgli tutto.
"hei, Alex"
picchiettai (lo sfiorai) sulla sua spalla.
"oh, Sam, dimmi"
mi disse freddo, come sempre si rivolgeva con me. I suoi amici appena mi videro, si dileguarono pian piano. Soli, eravamo completamente soli e stavo per morire. Rimasi imbambolata come un ebete a guardare i suoi occhi azzurri, non riuscivo a parlare. "allora?"
si stava spazientendo, si poteva vedere dal fatto che stava già cercando i suoi amici. "ehm ecco, mi chiedevano, i ragazzi intendo, se ci sei sabato sera..da Mary.."
non ce la facevo, non ne avevo il coraggio. Sapevo che mi avrebbe rifiutata.
"tutto qui?"
chiese alzando un sopracciglio. Abbassai la testa imbarazzata, e annuii timidamente. "ok"
disse solamente. Quando rialzai la testa, lui non c'era più. Se n'era andato.
"Allora? Com'è andata? State insieme?"
Mary, la mia migliore amica era da un quarto d'ora davanti a me, durante l'intervallo della scuola, che mi fissava cercando di vedere una mia reazione, ma ero incantata a fissare quel vassoio con solo una mela e una bottiglietta d'acqua. Non che ero una fissata con la dieta, semplicemente non mi piaceva mangiare, ed il fatto che il mio fisico non era fatto di carne ma solo di ossa ne era un motivo.
"no"
dissi solamente.
"come no? ti ha rifiutata? quel bastardo ora ci vado a parlare io! e pensare che essendo mio cugino, sarebbe stato abbastanza intelligente da non farsi scappare una ragazza come te"
"no Mary, non è come pensi"
si risedette di nuovo davanti a me, con uno sguardo confuso dipinto in faccia.
"non ce l'ho fatta" ritornai a fissare il mio vassoio. Non fece in tempo a ribattere che tutti gli altri ragazzi, con loro anche Alex, si sedettero con noi.
"heii Mary, heii Sam!"
ci salutarono Jenni e Lizzie. Così poco dopo lo fecero anche Mark, Joe, Daniel e poi solo con un cenno col capo, anche Alex. Lo guardai un attimo accendersi l'ennesima sigaretta. Non avevo mai visto nessuno fumare tanto quanto faceva lui. Mary mi diede un calcio da sotto il tavolo che mi fece tornare alla realtà.
"allora, tutto ok?"
Daniel mi stava guardando come se stesse parlando ad una bambina di dieci anni.
"sì tranquillo" finsi un sorriso forzato e morsi per la prima volta la mia mela. Daniel era il mio migliore amico. La persona più perfetta al mondo. Lui sapeva ascoltarti, parlarti, capirti, lui sapeva rendermi sempre felice, era il mio complice in tutto. Daniel era il mio tutto. Sapeva che non era tutto ok, e sapeva anche che dopo ci sarebbe stata una lunga conversazione su cosa mi stesse succedendo. Il problema era che nemmeno io lo sapevo. Ero stanca di sperare, immaginare e sognare una persona accanto a me come Alex. Lui che era il più silenzioso di tutti, il tipico ragazzo con la sigaretta in bocca e l'aria da solitario ma allo stesso tempo era un ragazzo divertente, libero e passionale. Mi piaceva tutto di lui, anche il suo essere menefreghista o scontroso. Mi piaceva nonostante mi evitasse, non mi calcolasse, non mi vedesse. Sapevo di essere invisibile per lui e continuavo ad accettarlo. Quelli che non l'accettavano invece, erano proprio Mary e Daniel. Ah, Mary. Mary, era la mia sorella gemella, quella separata dalla nascita ma comunque legata a te con un invisibile catena. Io e lei eravamo una sola persona. Lei come Daniel, sapeva capirmi anche solo con uno sguardo. Lei non mi giudicava, lei mi lasciava sola quando sapeva che ne avevo bisogno, lei mi urlava quando stavo per fare una cazzata, quando non mangiavo, quando mi insultavo da sola. Lei era la felicità. Joe invece, era mio fratello. Bè, si avevamo quasi la stessa età, era più grande di me di 10 mesi, per questo frequentavamo, a volte, le stesse lezioni. Tutti credevano che eravamo i fratelli più uniti di quella scuola, ma chi ci conosceva veramente sapeva che la maggior parte delle volte non ci sopportavamo a vicenda. Quell'essere che tutti chiamano Jo, era il ragazzo più stupido, montato e stupido (si, l'ho detto due volte) che ci potesse essere. Ma lo amavo. Sapevamo entrambi che potevamo sempre contare l'uno dell'altro ma era sempre meglio non dirselo a vicenda. Mark poi, era uno dei migliori amici di mio fratello, di lui potevo solo dire che era stupido quasi quanto lui ma anche divertente e sempre alla moda. Jenni e Lizzie invece erano come me e Mary, la coppia perfetta, la mora e la bionda, le ragazze che si completavano a vicenda. Jenni era quella che tra le ragazze, aveva più carattere di tutte. Lei ti diceva le cose così come erano, quello che pensava, diceva, e molte volte però, doveva subirne anche le conseguenze. Lizzie invece, era quella che studiava più di tutti, quella timida che nessuno conosceva del tutto se non quando era con Jenni. Ed infine c'era Alex. Di lui vi ho già parlato e avrò molto altro da dire in seguito.
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Limits
RomancePREMETTO che non sono una scrittrice, né mi reputo tale, il mio italiano fa parecchio schifo e sicuramente ci saranno degli errori e molte critiche da fare. Ho iniziato a scrivere questa storia a 13 anni perché volevo provare a vedere per iscritto u...
