L'infanzia, gli inizi

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Era un ragazzetto schietto e intraprendente, odiava leggere, la scuola e studiare, ma amava prendere il suo sax contralto, imboccarlo e iniziare a suonare. Non conosceva la musica e nemmeno le note ma quando iniziava a suonare solo Dio poteva descrivere la bellezza e la sincerità di ciò che usciva dal suo strumento. Usava un'ancia logora, completamente nera ma suonava come un angelo sceso a terra. Aveva solo 12 anni. Aveva sempre suonato da solo nella sua camera ad Harlem, con una piccola finestra che dava sulla "Swing Street", la 52^ strada chiamata così al tempo del proibizionismo. Era la strada principale per i jazzmen, era la strada delle bettole, dei jazz club dove si fumava e si servivano i liquori di contrabbando nei poco raccomandabili seminterrati dei bordelli dove si ritrovavano gli spacciatori, i più bassi fondi di Harlem dove nasceva il jazz con Billie Holiday, Lester Young e tutti i più grandi jazzisti della storia. Lui aveva la fortuna di poter suonare per loro. Alle 17:00/ 17:30 quando vedeva dalla sua finestrella arrivare i musicisti per le prove e per montare gli strumenti imboccava il sax e iniziava a improvvisare sempre più forte, facendo finta d'esser incurante nei loro confronti ma loro lo sapevano, sapevano che suonava per loro e sopratutto vedevano il suo talento. Quando lo sentivano si fermavano 2 minuti sotto la sua finestra, era al 32° piano, e poi andavano, e si dicevano fra loro, senza però farlo sentire al ragazzo, " lui vivrà di jazz". Continuò così finché un giorno compiuti i 17 anni arrivò il suo grande giorno, o meglio: uno dei suoi primi grandi giorni. Era appunto il giorno del suo 17esimo compleanno e il padre, l'unico della sua famiglia che riusciva a capirlo ma che stava poco con lui, era spesso in tournée o in incisione con dei jazzisti, mentre la madre si prostituiva e lavorava nei night club, decise di regalargli il suo primo Selmer, un sax eccellente. Dopo aver passato i suoi primi 6 anni di musica a soffiare dentro un pezzo di latta e a capire cosa volesse fare appena poggiò le dita sulle madre perla del suo nuovo sax intonò All the Things You Are, una volta finito il brano disse al padre "voglio fare jazz". Il padre annuì e accennò ad una risata poi se ne andò. La mattina seguente era già ripartito per Tokyo con l'orchestra di Fletcher Henderson. Quel giorno fu il primo in cui non andò a scuola e poi a distanza di qualche settimana non ci andò mai più. Passava le lunghe o corte giornate che fossero a casa, in quella camera, con quella finestrella nella quale aveva passato tutta l'infanzia e suonava, suonava pensando alla sua infanzia, al jazz ed ai jazzisti. Col tempo la Swing Street calò di popolarità perché i club con la fine del proibizionismo iniziarono ad abbandonare i ghetti di drogati e ad aprire a New York e New Orleans, nella quale iniziava ad arrivare anche l'Hard - Bop ed il Be - Bop. Mentre lui rimaneva sempre li a suonare come se il tempo non passasse, ma solo per lui. La madre era sempre meno presente, finché in una mattina delle sue scoprì che l'avevano trovata morta fuori da un bordello, molto probabilmente overdose d'eroina, poco gli interessò non andò nemmeno a riconoscere il corpo, non aveva un buon rapporto con lei. Dopo una settimana che seppe ciò e che non ebbe più notizie del padre prese il suo sax, una valigia e s'imbarcò per New York.

Storia di un sassofonista jazzDes histoires addictives. Découvrez maintenant