First - Please

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Se qualcuno avesse detto a quel ragazzo che sarebbe finito in quello stato, lui gli avrebbe riso in faccia. Era l'ultima cosa che aveva immaginato, l'ultima che augurava, l'ultima che desiderava provare.
Guardò fuori dalla finestra della sua piccola stanza, da cui non si vedeva il panorama, visto che era molto, forse troppo vicina ad un altro palazzo come il suo. Fissò comunque il muro bianco dell'edificio, perso in pensieri che non avrebbe voluto formulare. Come ci era finito in quello stato? Come aveva potuto non riconoscere la grande cazzata che stava facendo?
Il vento soffiava, lo capiva dalle tende che si muovevano. Aveva le finestre aperte, perché era una di quelle persone che il freddo non lo sentono quasi mai. Lo avevano sgridato più volte perché metteva solo una giacca leggera fino a mesi freddi come Novembre, ma lui davvero non sentiva nulla. Ricordò quella volta in cui la professoressa di storia lo aveva chiamato all'interrogazione perché "Magari così la smetti di venire a scuola vestito in modo troppo leggero, che mi fai venire freddo". In realtà a lui era sembrata una cosa ridicola e assolutamente ingiusta, ma da quel momento aveva imparato a soffocare dal caldo durante le ore di quella donna. Sul malgrado, il rapporto che ha uno studente con un insegnante, uomo o donna che sia, incide anche su quello che ha con la materia; di conseguenza, la materia che amava era diventata l'ultima che voleva studiare.

Perso in questi pensieri, non si era accorto di star facendo pigramente ruotare una matita sulla propria scrivania, su cui c'era tutto il necessario per fare l'altra materia che più odiava: scienze. Sbuffò e si passò una mano tra i capelli che aveva recentemente tagliato. Il suo cellulare vibrava da almeno dieci minuti, tutti gli chiedevano il perché di quella giornata, lui soprattutto vuole sapere, lui che non era riuscito mai a capirlo. Sbloccò solo lo schermo e lesse quella che era solo una piccola parte dei lunghissimi messaggi che tutti gli avevano mandato. Non aveva nemmeno voglia di guardarci, voleva solo studiare in pace e smettere di distrarsi con qualsiasi cosa. Spense il cellulare e lo poggiò sul comodino accanto al letto, mentre andava a chiudere la finestra in modo da non poter più osservare il muro tremendamente bianco dell'altro palazzo, perché anche una cosa così semplice per lui diventava un'enorme distrazione. Andò a sedersi nuovamente, poggiò i gomiti sulla scrivania e si prese la testa tra le mani, cercando un qualsiasi pretesto per iniziare a studiare decentemente.

"Domani c'è il compito."
"Evito di pensare a lui."
"Mi faccio una cultura."

Ma chi voleva prendere in giro, non sarebbe mai riuscito a convincersi. Fissò le parole nere scritte su quelle pagine bianche, e gli sembrarono troppo piccole, troppo vicine tra loro, troppo… troppo. Per lui "troppo" era una motivazione sufficiente per prendere la prima insufficienza della sua esistenza.
Appena l'idea del voto negativo passò nella sua mente, però, si accorse che poteva già sentire le lamentele di sua madre Jay e delle sue cinque sorelle, e l'ipotetica situazione lo stressava. Sua madre avrebbe detto: "Boo, sei preoccupato per qualcosa? Vuoi un tea? Ti faccio il tuo preferito, così poi mi dici tutto", anche se lui, Louis, non aveva proprio un bel niente da dire. Le sue sorelle lo avrebbero preso in giro per il resto della sua vita, rinfacciandogli la sua prima insufficienza in un compito. Non che avesse mai avuto modo di sperimentare quella situazione per i voti, ma per altre situazioni ovviamente sì. E non ci teneva per niente a venir sottoposto ad un interrogatorio di tutto punto, o a dover calmare Lottie e Fizzy, le due sorelle più grandi.
E così Louis, Loueh, Lou, Boo o Tommo, a seconda della persona che lo chiamava, William Tomlinson, diciannove anni e una grande noia addosso, era combattuto tra lo studiare e il sorbirsi una lunghissima serie di discorsi. E Louis di pazienza ne aveva tanta, davvero, ma se c'era una cosa che odiava -anche se odiava molte cose- erano quei discorsi senza senso che le persone erano capaci di fare quando capitava qualcosa di unico e mai successo prima.
E così sbuffò e tornò a poggiare gli occhi sulle parole nere e sulle pagine bianche, dicendo a sé stesso che avrebbe dovuto obbligatoriamente studiare anche per quel test, o la sua stabilità mentale ne avrebbe risentito a forza dei futuri sproloqui di sua madre. Di sua madre e dei suoi amici. Okay, forse anche dell'intero vicinato, visto che sua madre aveva la pessima abitudine di lodarlo e farlo sembrare un genio agli occhi di tutti. Louis sorrise divertito, perché in tutto quel tempo non si era reso conto di essersi incantato ancora a guardare il muro bianco del palazzo vicino, che si intravedeva nonostante la finestra fosse chiusa. Distolse definitivamente lo sguardo ed iniziò a studiare.

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⏰ Ultimo aggiornamento: Nov 11, 2016 ⏰

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