Capitolo 1

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Ho veramente sonno. Non so perché, quest'anno mi sta prendendo la voglia di dormire anche in classe, soprattutto durante l'ora di italiano, e storia. Quel professore è così noioso, inizia a parlare di una cosa, e finisce a parlare di un'altra nel giro di un'ora, dopo aver detto nel mentre centinaia di cose, comprese le sue avventure per il mondo, cosa che a me frega ben poco.
"La prima rivoluzione industriale ... bla bla bla ... ed è così che finì la rivoluzione francese"
Scusa? Neanche iniziato quella industriale che mi ha già finito di spiegare quella francese... ma tu sei tutto malato, caro prof.
<Prof, non ho capito bene> dico
<Questo è perché non ascolti, stai sempre con la testa per aria. Che ti sta succedendo Giulia?>
<Non riesco a seguirla, ecco tutto>
<Ripeterò, ma è l'ultima volta... bla bla bla>
Ecco che ricomincia. A tratti sento qualche parola, ma principalmente ormai è un ronzio fisso, indecifrabile.
La campana blocca quella voce che non ho ascoltato per niente questa mattina, non perché non voglia ma perché non riesco e il fatto che il sonno mi assale peggiora la situazione, e segna l'ora di tornare a casa, grazie alla mancanza di un professore che ci fa uscire prima, come al solito con Sara, la mia migliore amica.
<ti giuro, non ce la faccio più>
<dai Giuli, è appena iniziata e già ti lamenti?> mi sfotte imitandomi facendo facce buffe. Io la guardo storta e continuo a camminare verso casa pensando profondamente alla notte scorsa.
<hai visto quel ragazzo nuovo a scuola?> chiede con gli occhi a forma di cuore
<no chi è?> non sapevo ne fosse arrivato uno. Ed è anche strano perché è un piccolo paese di provincia, e neanche molto frequentato.
<si chiama Diego, è spagnolo>
<bene, forse lo vedrò domani. In che anno è?>
<quarta>
<un anno in più di te allora> non ho mai conosciuto uno spagnolo prima d'ora, è anche se l'idea mi allettava, non sono la ragazza che va dietro ai ragazzi, a differenza di Sara. A lei non piacciono le relazioni, preferisce uscire con i ragazzi, e divertirsi, mentre a me interessano le relazioni fisse, quelle sicure fondate su cose reali. Sono una ragazza realista, non mi piace auto illudermi su una cosa che non accadrà mai.
<allora ci vediamo dopo Giuli> dice attraversando la strada, per andare sotto casa sua.
<a dopo> la saluto mentre mi avvio verso la porta di casa.
<sono tornata> dico mentre lascio lo zaino sotto l'attacca panni.
Di solito appena arrivo a casa mio papà mi fa trovare la tavola già pronta, mentre oggi no. Sarà perché sono rientrata un'ora prima e quindi non ha ancora iniziato, per una volta non mi farà male se lo facessi io. Iniziò col mettere i tovaglioli, uno per me, e uno per mia sorella che dovrebbe arrivare a casa tra meno di un'ora.
Salgo in camera, per mettere il telefono ormai scarico a caricare, e vedo la porta della stanza dei miei socchiusa, e da lì dentro provengono delle voci.
Mi avvicino piano, e quelle voci si schiariscono, e capisco che non sono delle semplici voci, ma dei gemiti. Dalla porta riconosco mio padre, ma la donna con lui non è mia madre.
Apro con violenza la porta, facendola sbattere contro il muro.
<papà! Ma che cazzo fai!> gli urlo. Lui rimane a bocca aperta, con gli occhi pieni di paura, e mentre cerca di coprirsi, riconosco la donna con cui ormai mio padre stava tradendo mia madre. È il suo capo, mio padre è andato a letto col suo capo.
<uscite tutti e due fuori da questa stanza! Ora!> urlo con ancora più rabbia.
Come è possibile che possa aver fatto questo? Che dopo tutti gli sbagli che ha commesso, lui rifaccia sempre lo stesso errore! Che dopo tutte le volte che mia madre lo ha perdonato, lui ci ricada sempre?
Ogni volta la mamma, dopo che scopriva ogni suo tradimento, stava male, è solo io so quanto soffriva. Non si merita nulla di questo, ne tanto meno che lui lo faccia in casa, nel suo letto.
Sono sempre stata la prima ad intercedere per lui per farlo perdonare da tutti, e non può tradire, a parte il suo matrimonio per l'ennesima volta,  anche la mia fiducia, quella di sua figlia.
Il suo capo sgattaiola fuori camera dopo aversi messo addosso qualcosa al volo, ed esce fuori casa come un fulmine, mentre mio padre dopo essersi rivestito, si avvicina a me e prova a parlarmi.
<tesoro, scusami... supereremo anche questa> prova ad abbracciarmi. Ma io mi scanso, mandando il suo abbraccio a vuoto.
<no, papà. No, è finita. Basta. Addio> dico lasciandolo sulla soglia della porta, mentre mi rinchiudo in camera mia, dove con gli auricolari cerco di trasportarmi in un mondo diverso, dove non esistono problemi, ne tanto meno delusioni.
Cosa dirà la mamma?
Come glie lo dirò?
Non voglio farla stare ancora male, non ha riacquistato pienamente la fiducia che già la perderà.
Dio che casino!

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