Guardavo fuori dal finestrino, con le cuffie alle orecchie, com'era mio solito fare, stavo per lasciarmi tutto e tutti alle spalle perchè mio padre aveva ottenuto una promozione a lavoro, che ci aveva costretto a trasferirci dalla Sicilia a Londra. Si proprio così, erano passate più o meno due ore da quando avevamo preso l'autostrada per raggiungere l'aereoporto dove ci attendeva il nostro aereo per Londra. Continuavo a guardare fuori mentre la pioggia bagnava i finestrini, non sarebbe stato difficile abituarsi alla vita londinese, io parlo perfettamente l'inglese, al contrario di mamma e papà che avrebbero dovuto seguire dei corsi per imparare, mio padre sembrava eccitato da questa chiamiamola "avventura" e mia madre beh...lei si sarebbe semplicemente abituata alla nuova vita. In quanto a me non ne ero proprio entusiasta, il motivo? beh c'è ne sarebbero un po. Il primo avevo detto addio a tutti i miei amici sapevo che non li avrei mai più rivisti, non sono molto brava a farmi degli amici, sono una ragazza al quanto solitaria mi piace stare nel mio angolino con le cuffie a leggere un bel libro. Avevo faticato per farmi degli amici nella mia vecchia città, e adesso avrei dovuto ricominciare da zero, il secondo motivo l'Università o meglio come viene chiamato li "college", non avevo molta voglia di andarci e soprattutto ero stufa degli assillamenti continui di mia madre, continuavo a guardare fuori con la musica sempre alle orecchie, lo studio non fa per me, ma mia madre non mi avrebbe mai permesso di lasciare l'Università, il terzo non è un vero e proprio motivo avevo paura di non piacere a nessuno, continuerei ancora ma forse è meglio fermarsi qui, nonostante tutto sapevo che la mia vita sarebbe cambiata, avevo una strana sensazione, tornai a guardare dritto davanti a me, sempre immersa nei miei pensieri. Osservato i miei genitori, vedevo le loro labbra muoversi stavano parlando, ma non capivo ciò che si stavano dicendo poichè che avevo la musica al massimo volume. Mi appoggiai allo schienale del sedile quando percepì in sotto fondo alla mia canzone preferita "only you" la voce di mia madre che mi riportò alla realtà, tolsi una cuffia per accettarmi che avesse davvero detto il mio nome
- Julie? - si era proprio la sua voce e dal tono capi che stava per ripetermi l'ennesima cosa.
- L'hai fatta l'iscrizione vero? con tuo padre stavamo parlando di questo - o mio Dio, uccidetemi adesso! come cavolo le devo dire si?
- Sì...mamma - dissi cercando di non far notare il mio tono infastidito, ma sicuramente l'aveva capito perché mi rivolse uno dei suoi sguardi severi (quelli tipici dei genitori assillanti) tolsi anche l'altra cuffia mentre lei cercava di non arrabbiarsi
- È una cosa seria lo sai. Ormai hai 21 anni non puoi più stare senza far nulla, stai sempre asuonare quella maledetta chitarra ma non hai ancora capito che non serve a nulla nella vita - mi disse con il suo solito tono serio e arrabbiato. Come potevo dimenticare quelle parole, le ripeteva praticamente tutti i giorni, se non avesse smesso di parlare mi sarei gettata dalla macchina in corsa. Sbuffai e tornai ad ascoltare la musica, l'unica cosa che riusciva a calmarmi. La pioggia continuava a cadere, mio padre parcheggio la macchina il giorno dopo sarebbe venuto lo zio a prendersela tanto a noi ormai non serviva più. Tirammo fuori le valige dal porta bagagli e corremmo verso l'entrata. Ci volle un altra ora per il check in, perche c'era una fila che non finiva mai. Dopo un ora piena finalmente eccoci qua ai nostri posti. Diedi un ultimo sguardo alla mia terra d'origine chissà quando avrei potuto tornarci, continuavo a fissare le montagne che diventavano sempre più piccole man mano che l'aereo prendeva quota fino a che non vidi altro che nuvole fu allora che presi il mio cellulare e gli auricolari misi la musica e chiusi gli occhi. Non mi accorsi nemmeno che l'aereo era atterrato, mi sveglia solo quando mio padre mi scosse.
- Dobbiamo scendere - mi disse. Gli sorrisi, presi la mia borsa e seguì i miei lungo il piccolo tunnel che ci portava dall'aereo all'aereoporto, li seguivo ma la mia mente era altrove, sentivo gia la nostagia del mio paese. Mentre uscivamo dalla porta scorrevole per raggiungere il taxi, sospirai cncando di non far uscire nemmeno una lacrima. Il sole era già tramontato e al suo posto su nel cielo Londinese, un enorme luna piena splendeva insieme a una moltitudine di stelle. Attraversai quel poco di strada che ci divideva da quell'auto gialla che avevo sempre visto nei film o nelle serie TV, con l'aiuto di papà misi la mia valigia per poi sedermi dietro con mia madre, che non faceva altro che sorridere in alcuni momenti mi sembrava joker di Batman,che come lui forse rideva per non piangere. Papà si sedette, mi girai per guardare la strada che scorreva davanti ai miei occhi. Era un mondo del tutto nuovo come se fossi stata catapultata in un altra dimensione. Man mano che la macchina camminava osservavo gli edifici, notai subito il museo di storia naturale, L'enorme ruota panoramica e il Bing Ben, gli autobus rossi a due piani, le tipiche cabine telefoniche rosse. Avevo sempre sognato di visitarla ma andarci a vivere era tutt'altra storia. Il taxie prese una stradina per poi uscire dalla città e dirigersi in una piccola casa di campagna che non era tanto lontano dalla città, ma per me che sono priva di mezzo con ruote non mi entusiasmava molto. I miei avrebbero noleggiato un auto fino a quando non ne avremmo comprata una nuova, quindi per quanto potevo intuire io me la sarei dovuta fare a piedi. Il taxie si fermò, scesi dalla macchina, presi la mia valigia per poi mi incamminai verso il vialetto di casa. Notai che non molto lontano e per quanto le luci dei lampioni potessero aiutare, che ci fosse un altra casa, la osservai, era tutta di legno doveva essere grande più o meno come la mia, a due piani, c'erano le luci accese, segno che ci abitasse qualcuno.
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La musica del nostro cuore
ChickLitSembrava tutto cosi normale nella vita di questa giovane ragazza. Tutto normale fino al giorno in cui non ha scoperto che deve andare via dal luogo in cui è cresciuta. Dovrà ricominciare da zero, rifarsi degli amici, rifarsi una vita. Ma la cosa che...
