É mattina e nel Distretto 4 fa caldo.
Non faccio caso al completo disordine dei miei capelli e me li pettino alla cacchio, preparandomi per il mare.
Se c'é una cosa che amo é il mare: nuotare fra quelle onde, in mezzo a quelle acque salate apparentemente innocue, ma in realtà letali.
Come me.
Ormai nuoto tanto spesso che i miei capelli sono passati dal castano scuro al rossiccio, e credo che presto saranno sul rosso mattone.
Tanto meglio.
Indugio sulla porta, non so se portare gli occhiali, perché senza il mio astigmatismo mi fa perdere colpi.
Naah, decido.
E poi, chi dovrei vedere?
Credo di essere l'unica a conoscere questa baia.
Il costume é fatto con materiali del 4, apposta perché il sale non lo scalfisca.
É un semplice due pezzi verde scuro, simile al colore dei miei occhi.
Decido di restare scalza, tanto é qui il posto.
Mi incammino e dopo qualche secondo vedo il mare in tutta la sua magnificenza.
Splendido e letale.
Ed ecco la spiaggia, e in lontananza vedo delle sagome che dovrebbero essere i pescherecci.
Mi immergo, felice, impaziente di svuotare la mente e di scaricare le emozioni quotidiane.
Nuoto un po', poi mi distendo per metà sulla sabbia in modo che parte di me stia ancora immersa.
Ah, che bello.
Sto cosí, mezza addormentata, per parecchio tempo.
All'improvviso un'enorme onda si infrange contro di me.
Mi riscuoto solo per piombare nel nero totale mentre un dolore lancinante alla schiena non mi fa pensare che l'onda mi ha sbattuta contro li scogli.
Credo di urlare, poi piú niente.
Buio.
*****
Che sia successo, io non lo so.
Mi accorgo di essere tra due forti braccia, piuttosto grandi.
Sono schiacciata contro qualcosa, calda, profumata e che si muove lentamente.
Quel qualcosa é il petto di qualcuno.
Penso velocemente prima di aprire gli occhi.
Io non ho il fidanzato.
Non ho fratelli.
Non ho genitori.
Ho solo un gatto, che non credo potrà mai tenermi cosí.
Mi guardo intorno lentamente.
Sono praticamente distesa sotto a un ragazzo che non conosco, su di un divano che non é il mio e avvolta in un asciugamano blu che so di non avere.
Il ragazzo apre gli occhi.
Occhi verdi acquamarina.
Io so chi é.
Finnick Odair.
Che ha 15 anni e l'anno scorso ha vinto gli Hunger Games.
Finnick Odair con cui non ho mai parlato.
Che ha un anno piú di me.
So che é capacissimo di farlo, ma non si scolla dalla sua posizione.
"Ehm..." tento, imbarazzata. Il suo peso mi opprime.
"Ehi! Ciao, bellezza" esclama lui, a suo agio con la situazione.
"Sai, non sopporto chi mi chiama cosí" gli ringhio contro, esasperata da quel peso non certo piuma che non mi fa respirare.
Spaccone, il ragazzo.
"Okay, calmina, bellissima" ride lui.
La sua risata gli fa scrollare le spalle.
E le sue spalle fanno scrollare il mio corpo.
E la schiena mi fa malissimo.
Mi sfugge un gemito di dolore.
Lui smette subito e scatta in piedi.
E in costume, praticamente nudo.
Ed era sopra di me.
Fantastico.
"Oddio scusami. Tutto a posto?" mormora, chiaramente dispiaciuto.
"Tu che ne pensi?" ribatto con voce flebile.
Non so se ho le costole ammaccate o se il suo peso mi ha schiacciata cosí.
"Dimmi, dovevi proprio sdraiarti cosí?" continuo.
"Beh, se preferisci morire congelata piuttosto che stare con un figone sopra di te...fai pure!" ridacchia lui.
"Ahaha, simpatico." replico io.
Però mi accorgo di tremare violentemente, e se ne accorge anche Finnick perché subito mi fa rutare sul fianco e si sdraia accanto a me, stringendomi per scaldarmi.
Incredibile il calore che emana.
"Senti, ma cosa é successo esattamente?" chiedo in un sussurro. Va molto meglio cosí.
"Beh, la spiaggia dove vai tu la conosco anche io, e stavo per andarci perché pensavo non ci fosse nessuno. A metà strada ho sentito un grido e sono corso per controllare.
Alluvione" scandisce bene le parole al mio orecchio"e poi ti ho vista messa malissimo, addosso ad uno scoglio, svenuta.
Cosí ti ho presa e ho sentito che eri freddissima. Ti ho portata qui e mentre camminavo con te in braccio ha cominciato a piovere e poi é cominciata una bufera di quelle a ciel sereno, quelle che sono una ogni trent'anni se va bene. Beh, ho corso fino al Villaggio dei Vincitori, ma per la strada tremavi cosí tanto che ho dovuto sdraiarmi su di te.
Non come adesso, sai, per la tua schiena. Sono piú di due ore che eravamo cosí, Lily."
"Grazie mille. Ma aspet...come fai a sapere il mio nome?!? Insomma, io ti conosco, hai vinto i Giochi, ma a me? Non mi conosce nessuno!" dico insospettita.
Sento il corpo di Finnick che si irrigidisce e riesco a girarmi per toccargli le guance in fiamme.
Non capisco proprio come fa a conoscermi.
"Oh, beh, io...diciamo che...a scuola ti vedevo...in giro..." sussurra chiaramente in totale imbarazzo.
"Okay, e io sono tua zia. Dimmelo, Finnick." sposto la mano sulla sua spalla.
"E va bene. É un po' che mi informo su di te. So praticamente tutto...anche dove abiti. Ammetto di essere uno stalker, okay." dice.
Non ci credo. Finnick Odair, il ragazzo che sognano in tante, si mette a stalkerare una come me. Cose da pazzi.
"Oddio Finnick" mormoro, ma poi mi lascio sprofondare nel sonno, raggomitolata tra il suo corpo caldo e lo schienale del divano, ben sapendo quale preferisco tra i due.
