1.

Vi siete mai chiesti come ci si sente a perdere una persona? Quando senti quel vuoto nella pancia? Quando ovunque tu vada vedi cose che ti ricordando momenti passati con loro? Quando la sera, solo nel letto, le lacrime bagnano il cuscino? Quando guardi il vuoto e speri di poter esplodere in quello stesso istante? Quando pensi che sia finita? Quando muori dentro.

Io lo provo ogni maledetto giorno.

Camminavo con la testa china guardando i miei piedi. La giornata era calda e solare, come se non fosse successo niente, come se tre anni fa la mia vita non fosse drasticamente cambiata. Era un messaggio: il mondo va avanti con o senza di me. Non gli cambia niente se sei felice o stai soffrendo come un cane, se sei circondato dalle persone che ami o sei solo in questo mondo. La vita va avanti.

Mi guardo attorno vedendo gente che sorride felice non accorgendosi di me. Per loro ero una persona qualunque che camminava per strada con un cappuccio in testa quando facevano 40° all'ombra. Forse mi giudicavano strana, o svampita, ma non le importava nulla. Passeggiai in mezzo agli alberi del parco guardando i bambini giocare con i propri genitori: mi si riempirono gli occhi di lacrime. Nessuno poteva sapere quello che è successo, quello che è stato distrutto, quello che ha rovinato una bellissima giornata di sole. Di nuovo.

Non avevo una meta, non sapevo dove andavo. Sapevo solo che camminare aiuta, invece di stare chiusa in casa a piangermi addosso meglio fare una passeggiata in mezzo alle persone. Almeno non sarei scoppiata a piangere senza motivo. Avevo questo vuoto dentro. Erano passati già tre anni. Mi sembra di aver ricevuto ieri la chiamata che ha stravolto la mia vita, che ha distrutto tutto quello che avevo. Invece sono passati tre anni, tre maledetti anni a deprimermi in casa. Se posso ancora chiamarla casa, dopotutto la casa non è dove ci sono le persone che ami? Quando non c'è più nessuno da amare come si fa a chiamare un ambiente casa? Sentivo le lacrime bruciarmi gli occhi. Non qui.

Mi ritrovai a correre senza motivo. Il vento mi scompigliava i capelli, il cappuccio scese sulla schiena e corsi. Corsi per vari minuti, nonostante i polmoni gridassero di fermarmi, il fiato diventò irregolare e il cuore minacciava di uscirmi dal petto. Ad un certo punto sentii qualcosa colpirmi in piena faccia: a giudicare dalla grandezza direi un muro, ma potrebbe benissimo essere un palo. Persi l'equilibrio e sarei caduta se il muro non mi avesse bloccata. Si mosse e mi strinse per non farmi cadere, mi ritrovai tra le braccia di qualcuno e arrossii all'istante. Chiusi gli occhi e sentii un odore di fresco, un'acqua di colonia davvero buona.

«Ehi va tutto bene?»

Il muro parlava! Alzai gli occhi verso l'alto e vidi una folta chioma mora. Mi irrigidii.

«Stai bene?»

Non riuscivo a parlare. Avevo la gola secca. Mi allontanai di scatto con la testa china.

«Ti sei fatta male?»

A qualche metro di distanza potei guardarlo meglio. Era alto almeno mezzo metro più di me e aveva un corpo massiccio, non potevo vedere i particolari perché indossava una felpa. Aveva una mascella squadrata e degli occhi marroni. O mio dio. I suoi occhi. Erano fantastici: caldi, accoglienti, davano sicurezza e protezione.

«Rispondi, mi stai facendo preoccupare.»

«Mmmh...» fu l'unica cosa che uscì dalla mia bocca.

«Perdonami, non ti avevo vista.» Alzai lo sguardo e lo vidi sorridere imbarazzato. Distolsi lo sguardo da un'altra parte. Mi accorsi che, senza rendermene conto, ero arrivata vicino ad un collage. Credo sia quello in cui dovrò andare io. Forse. Non ho mai guardato né visitato il collage che avevo scelto. Sapevo che andava bene per tutte le facoltà, quindi lo scelsi senza pensarci troppo.

NEVER STOP DREAMINGWhere stories live. Discover now