Prologo

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Questo posto giá non mi piaceva,eppure ero quì da soli pochi minuti.
Non so neanche perchè mi ci avevano mandato,ma volevo giá uscirne.
Sentivo i pazzi urlare,e le loro urla rimbombavano sui quei muri bianchi e pieni di muffa.
Mentre Tom,il guardiano,mi portava nella stanza 44,la mia futura casa,vedevo quelle povere anime scrutarmi con lo sguardo:per loro io ero quella nuova,non avevo certo idea di quello che avevano passato in questo posto.
Le manette mi avevano lasciato il segno,ed i miei polsi iniziavano a sanguinare.
La stanza 44 si avvicinava,ma non avevo intenzione di entrarci,giá essere quì mi fa venire la pelle d'oca.
"Tom,ti prego,non portarmi in quella stanza,io non sono pazza,sono sana di mente,lo giuro" dissi con voce roca,con le lacrime che cominciavano a scendere.
"Ragazza,non è compito mio decidere chi non è malato o meno in questo ospedale,só solo che il mio compito è quello di portare i pazienti nelle loro camere ed assicurarmi che nessuno scappi" mi rispose tranquillo.
"La prego,mi faccia uscire,non so nemmeno chi mi ci ha mandato" dissi fra le lacrime.
"Mi è stato detto di non dire nulla signorina su chi sia stato a mandarla quì o altre cose e no,non la posso far uscire".
Continuai a camminare,mentre dai miei polsi non smetteva di colare sangue,e nei miei occhi lacrime.
"Fatemi uscire,non ne posso più!" esclamò una donna quando vide arrivare Tom vicino alla sua cella;poi spostò lo sguardo su di me,come per dirmi: "stai attenta,quì non succede mai nulla di buovo".
Intimorita da quello sguardo,cercai di pensare che tutto sarebbe andato per il meglio,che domani mi avrebbero portata a casa.
Ad un certo punto ci fermammo:eravamo di fronte alla camera 44,la mia camera.
"Bene ragazza,siamo arrivati" annunciò Tom,per poi aprire la porta.
Appoggiai il mio zaino,controllato ovviamente,e mi diressi nel letto,dove mi sedetti.
"Potrebbe togliermi le manette?Morirò insaguinata se continuo a tenerle ai polsi" chiesi con voce lieve.
Il guardiano,esitando un pò,me le tolse,ma non prese la responsabilitá di aiutarmi con le ferite:ci dovrò pensare da sola.
"Buona permanenza mia cara" disse Tom con un ghigno enorme sul viso,per poi andarsene.
Ero rimasta sola in quella stanza,con solo una piccola luce che mi illuminava il volto.
In questo ospedale c'erano le sbarre al posto delle solite porticine,quindi era come essere rinchiusa in una galera,ma credo che fosse peggio del stare il prigione.
Nella camera di fronte a me c'era un uomo,verso la cinquantina,che mi fissava con uno sguardo curioso,se così posso definirlo,come se volesse sapere chi ero e come mai mi trovavo in un posto del genere.
Poco dopo tolse lo sguardo,così mi concentrai nelle ferite sui polsi:presi dei fazzoletti dallo zainetto e li avvolsi sui polsi sanguinanti.
Fatto ciò,andai sul letto,mi sdraiai e iniziai a pensare a chi poteva avermi fatto una cosa del genere,portarmi in un manicomio e farmici rinchiudere, ed il bello che non so neanche come mi ci abbiano portato.
Rimasi a vedere il vuoto,mentre cercavo di pensare positivo,anche se era difficile farlo.
Non sono pazza,ma lo diventerò se resto quì.

Spazio scrittrice:
Ciao ragazzi/e♡Sto iniziando a scrivere questa nuova storia,spero con tutto il cuore che vi piaccia,perchè ci tengo al vostro parere♡
Ci vediamo al prossimo capitolo,bye♡

La stanza accantoWhere stories live. Discover now