Capitolo 1

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La sveglia è suonata alle 6.30, come ogni mattina, ma oggi mi concedo di stare più tempo a letto. Chiudo gli occhi, e quando li riapro sono le 7.15. Di corsa mi butto giù dal letto, controvoglia, e corro a prepararmi. Questa è una di quelle mattine in cui non ho per niente
voglia di alzarmi per andare a scuola; mi consola l'idea che oggi sia venerdì e domani sera ho una festa a casa di Erika: la mia migliore amica.
Il tempo di prepararmi, fare colazione e uscire e sono già le 7.40..MERDA!! Sono in ritardissimo! La scuola inizia alle 8.00 e per arrivare ci metto mezz'ora con la macchina, se non c'è traffico.
Per la mia fortuna sfacciata, il traffico c'è, e in più inizia a piovere. La pioggia è fitta e le nuvole sono di un grigio scuro che si abbracciano per coprire il sole e il cielo limpido che c'era poche ore fa. A Roma è abbastanza frequente.
Mi sono incantata con lo sguardo fuori dal finestrino: mi è sempre piaciuta la pioggia e il suo rumore contro il vetro. Distolgo lo sguardo e mi accorgo che mamma stava ancora parlando della festa di domani: le raccomandazioni e le solite stronzate.
«Hai capito, Marg?» borbottò lei.
Si sarà accorta che ero distratta? Che le rispondo? Non ho ascoltato una parola di quello che mi ha detto.
«Si mamma» la butto giù così.
Metto le cuffiette, sblocco l'iPhone, apro Spotify e metto la riproduzione casuale della playlist: Without you, di AJ Rafael, la mia preferita. Chiudo gli occhi e poggio la testa sullo schienale del sedile.
Con la musica il tempo sembra passare in un batter d'occhio, e infatti, appena riapro gli occhi mi ritrovo nella via in cui si trovava il liceo. Scendo dalla macchina, mi giro, e trovo Erika che mi corre incontro per abbracciarmi.
Erika è una ragazza veramente bella: ha i capelli rossi,  gli occhi verdi e le lentiggini su tutto il resto del viso; inoltre ha un fisico da urlo. Il suo unico problema è che si trucca troppo, al contrario di me.
«Ciao Marghe!! Anche tu in ritardo?» domandò.
«Non ho guardato l'ora mentre sceglievo i vestiti..» mento. Credo che abbia notato la bugia, osservando i miei jeans strappati, la mia maglia larga, le Nike neanche allacciate bene e i capelli arruffati.
«Sisi, come no.» disse lei soffocando una risata e porgendomi un pettine.
Mi faccio di corsa una coda mentre corriamo dentro. Sono già le 8.20.
Prendiamo l'occorrente per la lezione di Fisica dagli armadietti e svelte entriamo in classe. Il professor Di Marzio ci squadra da capo a piedi e subito dopo si mette in attesa di una giustificazione: lui non tollera i ritardi.
«Esigo una spiegazione da entrambe, siete in ritardo di ben 25 minuti!! Vi sembra normale? Siete al quarto anno del liceo e ancora non avete capito come funziona?? Di corsa al posto vostro!» urlò.
Da quando il professore ha cambiato i posti, io mi ritrovo all'ultimo banco, che dà sulla finestra e inoltre sono da
sol...un momento: mentre attraversavo l'aula per raggiungere il banco, notai che è presente un ragazzo nuovo, tremendamente bello: aveva i capelli marroni, lisci e abbastanza lunghi, gli occhi verdi, la mascella leggermente quadrata...e un fisico perfetto ricoperto da tatuaggi, in trasparenza si notavano due rondini sul petto e una farfalla sull'addome.
Subito dopo notai di essermi fermata a fissarlo al centro della classe come una cretina, il professore mi stava ripetutamente chiamando e tutti ridevano, tranne lui. Sembrava mi osservasse, come incuriosito da me.
«Signorina Corti, vada immediatamente al posto, e non mi faccia perdere altro tempo!» urlò di nuovo.
«Si prof, mi scusi.» mormorai e mi avvicinai al banco.
Presi i libri dal mio zaino nero, li misi sul banco, appoggiai i gomiti, e il mento sulle mani.
Dopo due ore nauseanti di Fisica, finalmente suonò la ricreazione e uscimmo di corsa dalla classe: avevo una fame terribile!
Io ed Erika andammo nel cortile della scuola, dato che aveva smesso di piovere, per metterci sul prato e mangiare. Parlammo del ragazzo nuovo, credo si chiami Thomas, si, Thomas Farelli.
Voltai lo sguardo un attimo e mi accorsi che lui era con dei suoi amici sotto un altro albero, e ancora mi guardava; fino a prima era impassibile, ora mi stava sorridendo. Dio, che sorriso perdifiato.
Mi rivoltai verso Erika che mi stava chiamando.
«Si?» dissi io.
«Allora? Mi aiuti a scegliere i vestiti per la festa?» domandò un po' seccata.
«Certo.» le risposi con un sorriso.
Suonò di nuovo la campanella, annunciando la fine della ricreazione.
Tornammo dentro, pronte ad affrontare le ultime due ore di Biologia e Matematica.
Il tempo passò in fretta, e alle 12.30 uscimmo.
Stavo camminando da sola, perché Erika era già scappata per un impegno con i suoi. Avevo appena acceso l'iPhone e stavo aprendo di nuovo Spotify, dato che mi aspettava una lunga camminata fino alla fermata dell'autobus. Misi l'iPhone in tasca dopo aver azionato la musica e prima che alzai lo sguardo vidi delle Converse sotto degli Skinny neri che si erano piazzate davanti a me. Alzai piano lo sguardo..una maglia bianca che lasciava trasparire gli addominali scolpiti, due spalle larghe e...oddio...era Tom!
Ma, perché era davanti a me?? E perché mi sorrideva??
Che devo fare? Me ne vado? Gli parlo? Ricambio il sorriso? Lo evito?
Un milione di pensieri e domande comparvero nella mia testa.
Mi accorsi di essere diventata rossa: le guance mi andavano in fiamme.
Alla fine decisi di togliere le cuffiette e
ricambiare il sorriso.
«Ehi..» esclamò evidentemente imbarazzato lui.

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