Spalancai gli occhi.
Ero passato da pace e silenzio alla sveglia che vibrava e non dava pace ai miei poveri timpani e mia madre che urlava contro il suo compagno.
Con una mano spensi l'apparecchio troppo rumoroso e iniziai a scrutare attentamente la mia stanza.
Le finestre erano spalancate ed entrava la luce del sole, non mi piaceva quella sensazione.
Mi buttai letteralmente giù dal letto e scesi le scale a mo' di zombie.
"Buon giorno"
Mia madre mi degnò di un saluto e torno a discutere animatamente con l'uomo che teoricamente doveva essere il mio 'patrigno'.
"Non puoi essere cosi con il figlio che ti ritrovi! Ora mai dovresti dargli un nome da femmina! Tipo Grace oppure che ne so...Azzurra?!"
Guardai Mike e mostrai un sorriso amaro con una punta di ironia.
"A me piace il nome Lisa."
Mia madre sbattee il bicchiere il nel lavandino e sbraitò come una pazza.
"Tu sei un maschio! Cazzo!"
Mi alzai e versai il caffè bollente nella tazza che usavo di solito.
Ridacchiai e feci una smorfia che mostrava tutto il mio menefreghismo.
"Se ho degli atteggiamenti femminili non significa che sia un ricchione."
Mi sedetti a fare colazione e tutti e due gli adulti mi guardarono sconvolti.
Il mio sguardo era freddo e indifferente come sempre mentre sulle mie labbra era stampato il solito sorriso tranquillo e falso.
I miei occhi con il loro colore cosi chiaro e mai stabile non mi aiutavano per niente con la storia della fredezza. Facevano risaltare ancora di più il mio sguardo, che di solito non ispirava pace e amore.
Mi alzai dal tavolo e posai la stoviglia nel lavello per poi entrare in bagno e farmi una doccia veloce.
Sarebbe stato il primo giorno del secondo anno. Liceo artistico mischiato ad altre discipline, per esempio scienze umane o letteratura.
Io seguivo tutti i corsi solo per tornare a casa il più tardi possibile.
Uscii dalla doccia e andai a scuola dopo aver indossato una felpa nera gigante, il mio dilatatore, i jeans stretti grigi e le globe.
Fortunatamente la prima persona che incontrai fu Isabellh.
La ragazza mora con gli occhi verdi mi corse incontro, bellissima come sempre, per abbracciarmi.
"Come stai bellissimo?"
Sorrisi cencardo di sembrare il più dolce possibile.
"Uno schifo come al solito. Tu?"
Fece di no con la testa e si passò una mano tra i capelli.
"Come sta la mia checca preferita?"
Uno.
"Ma ciao! Eccolo il frocio!"
Due.
"Avete già trovato il mio figlio di puttana?"
Tre.
Cinque minuti e solo tre insulti, mi sembrava quasi un miracolo che mi dicessero cosi poco.
"Sentivo la vostra mancanza."
Mi girai e sorrisi con amarezza appoggiando la mano al fianco destro.
I tre ragazzi imitarono il mio gesto e cominciarono a comportarsi come ragazze a sculettare e a strofinarsi i bacini a vicenda per poi scoppiare a ridere.
Sbadigliai e li guardai con indifferenza.
"Fate schifo."
Il più grosso diventò serio e cominciò a venirmi incontro con fare minaccioso.
Indietreggiai e sentii la preoccupazione impossessarsi del mio corpo.
"Hai intenzione di iniziare male l'anno frocio?"
Raccolsi il coraggio che mi era rimasto e parlai con aria di sfida.
"Se no cosa fai? Mi schiaffeggi con il guanto figlio di puttana?"
Ridacchiai ironico mentre Isabellh cominciava ad andare in iperventilazione.
Il ragazzo sorrise poi mi tirò un pugno in pancia che mi fece inginocchiare dal dolore.
Mi stava per tirare un calcio quando suonò la campanella.
"Ti è andata bene frocio."
Sempre con lo sguardo basso e un dolore lacerante gli mostrai il medio.
Isabellh mi aiutò ad alzarmi ed entrammo a scuola.
Mi misi seduto nel banco da solo in fondo alla classe, anche se non era l'ora d'artistica ma di matematica tirai fuori il blocco degli appunti e cominciai a scarabocchiare.
Ovviamente entrò l'ultimo ritardato.
"Scusi per il ritardo."
Mentale?
Risi da solo per la mia battuta.
"Sono simpaticissimo."
Mi vantai a bassa voce e poi squadrai meglio quel tipo alto quanto un albero, io in confronto ero uno di quegli inquietanti nani che si mettono in giardino non so bene per cosa.
I suoi capelli erano mossi e disordinati, neri e ribelli, dei ciuffi continuavano a cadergli sul viso. Un viso fottutamente perfetto. Odiavo i piercing e lui ne aveva uno sul labbro alla destra. I suoi occhi erano una cosa...indecifrabile? Un occhio era color ghiaccio, tipo i miei e l'altro verde scuro con qualche spruzzo di marrone.
Esistevano persone cosi?
La professoressa si alzò è spiegò alla classe del nuovo arrivato.
"Ragazzi e ragazze, lui è Dimitri. Per dei......problemi ha saltato un anno di scuola dunque lo ripeterà qui. Vado a prenderti qualcosa su cui sederti, ti metterai accanto a Giuda, il nome potrebbe non ispirarti particolare fiducia e neanche lo sguardo ma sarebbe la volta buona che mister freddezza fa delle amicizie."
La classe scoppiò in una risata generale e la prof soddisfatta della figura che mi aveva fatto fare usci per andare a prendere quella maledetta sedia.
La posò accanto a me e il ragazzo si sistemò.
Si girò a guardarmi e io non lo degnai di uno sguardo.
"Socievole."
Fece spuntare un sorrisetto ironico su quella sua faccia da schiaffi.
"Non sentirti obbligato a rivolgermi la parola. Anzi non farlo proprio."
Gli sorrisi con una punta d'amarezza e lo fulminai con lo sguardo.
Mi infastidiva il suo atteggiamento da sbruffone.
"Come mai sei cosi acido?"
Disse scocciato Dimitri.
"È l'unico modo per tenere lontane persone inutili, stupide e arroganti come te. Sei un'aborto mancato."
Sorrise e mi guardò intensamente.
"Già, mi piaci anche tu."
Si girò ridacchiando ed io feci finta di non averlo sentito.
Continuai a scarabocchiare e a farmi gli affari miei. Aggiunsi un'altra delle persone che dovevano starmi lontane nella mia lista nera.
La professoressa durante l'intervallo si sedette accanto a me e mi appoggiò la mano sulla spalla.
"Senti fuori da scuola ho assistito alla scena...e...i tuoi compagni ti prendevano in giro per...la tua... omosessualità..."
La interruppi bruscamente e urlai esasperato davanti a tutta la classe.
"IO NON SONO UN FROCIO. MA DO UNA CERTEZZA COSI?!"
La professoressa arrossii imbarazzata e io mi tappai la bocca quando vidi tutta la classe che taceva e mi osservava curiosa.
Dimitri ruppe il silenzio con una risatina.
"Dicono sempre cosi all'inizio."
Si avvicinò a me e quando tutti tornarono alle loro faccende ridendo per la sua sciocca battuta mi prese una ciocca di capelli e ridacchiò con fare da superiore.
Lo odiavo.
Lo spintona i lontano da me e feci una smorfia di rabbia.
"Non mi toccare mai più."
"Però per farti prendere a pugni ti fai toccare."
Il mio sguardo si fece più freddo e distaccato.
Sorrisi.
"Già, è piacevole quando vedo che sputo sangue e non riesco ad alzarmi dal dolore."
Ringhiai e me ne andai.
Gli avevo anche rivolto troppo la parola.
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Lost Cause.
ChickLitSi chiama Giuda. Già il nome non ispira molta simpatia. È gay. È ateo. Si veste solo di nero. La società lo ritiene sbagliato. È lui ad essere sbagliato o la società in cui vive ad esserlo? "Mi spieghi cosa cazzo vuoi fare?! Credi che cambierà qualc...
