Ayumi Yagami
Tokyo, 24 Giugno 2015
"Hey, Ayumi! Svegliati, su. Farai tardi a scuola!"
"Mhm..."
"Dai, non fare storie!"
*. . .*
È sempre così: la mattina faccio fatica a svegliarmi. Faccio fatica a convincermi di dover affrontare un'altra giornata, un'altra battaglia contro la noia, la monotonia, la tristezza.
Secondo i miei genitori non ho alcun motivo per cui lamentarmi. Dicono che, in fin dei conti, sono una ragazza carina, che frequenta uno dei migliori licei di Tokyo (con ottimi risultati) e che ha tanti amici. Eppure questa routine mi distrugge.
Ci sono dei giorni in cui non riesco a fare altro se non chiudermi nella mia camera e guardare la città dalla finestra: migliaia di piccoli omini che corrono in giro per Tokyo. Lavorano, mangiano e dormono. Tutto qui. Molti di loro non sanno neanche cosa vuol dire "sognare", non riescono più a fare altro se non seguire il loro solito tran tran quotidiano e ormai vivono la loro vita passivamente, senza rendersi conto del valore di essa. E dire che io dovrei diventare una di loro. "Tu sarai un grande avvocato!", continua a dirmi mio padre, uno dei più importanti legali della città. Ma io so che è una vita che non fa per me. Dopo tanto tempo, però, anche mia madre ha deciso di allearsi con lui e io non posso fare altro che obbedire. D'altronde sono la loro unica figlia e non voglio disonorare la mia famiglia, anche se questo mi condanna al mio stato d'animo attuale.
"Devi provare a rilassarti, Ayumi-san!" mi dice sempre Nana, la mia migliore amica.
"Inventati un hobby, leggi un libro, trovati un bel ragazzo. Vedrai che tutte le tue preoccupazioni svaniranno!" Si... Un ragazzo... Uno dei tanti pervertiti della mia scuola. Ma giustamente cosa ne può sapere lei? Sta con quel Kaoru da mesi e ogni settimana si vedono a casa sua per delle "pause". Dio solo sa cosa fanno lì dentro...
Ma io le voglio bene: è comunque una delle poche vere amiche che ho, se non l'unica. Con lei riesco ad aprirmi completamente. Mi è stata vicino quando ho scoperto che Kaneki, il mio ex-ragazzo, mi tradiva con quella puttana di Touka. Cosa ci avrà trovato di così attraente in una mocciosetta di due anni più giovane?
"Uomini!", mi aveva risposto Nana. Almeno lei non ha da preoccuparsi: nessuna gli ruberebbe mai quel rospetto di Kaoru. Non so come sia riuscito a conquistarla; è considerato uno dei più pervertiti della scuola: dicono che abbia un'intera collezione di oggetti per il bondage. E chi lo capisce a quello lì... Almeno si diverte.
La giornata non accennava proprio a migliorarsi: ci sono stati consegnati i risultati del test di inglese. Solo 34 risposte esatte su 40. Alcuni avrebbero pagato oro per un risultato del genere con la professoressa Gutierrez, la più severa ed esigente del liceo. Aveva origini messicane ed era temuta da tutti. Ma comunque quel risultato non mi bastava: i voti scolastici erano l'unica cosa che riusciva a tirarmi su il morale. Come se tutte le sofferenze, la malinconia, la tristezza, la solitudine avessero un loro fine ultimo e che quindi ci fosse uno scopo a tutto ciò.
Purtroppo oggi non è andata così. Almeno Nana era allegra: aveva ottenuto un 49/50 al test di matematica e l'aspettava un'altra serata con Kaoru. Quanto avrei voluto essere come lei...
Ma non ho tempo ora per pensare a questo: i campionati studenteschi di atletica sono alle porte e devo allenarmi.
Dopo la scuola vado sempre a correre con Tachi al parco. Lei frequenta un altro liceo e saremo avversarie ai campionati, ma siamo buone amiche. Me la presentò proprio Nana: rispetto a lei è più bassa e magra, ma è anche l'unica a tenerle testa nei 200m: la sfida fra loro due si rinnova ormai da due anni. Sono pari per ora quindi, essendo questo l'ultimo anno di liceo, sarà la "sfida definitiva", come la chiamano loro due.
Io invece cercherò di portare (finalmente) a casa un buon risultato nei 400m: non sono mai riuscita ad andare oltre la semifinale, tanto che la senpai Katsumi aveva deciso di non convocarmi per i campionati di quest'anno. C'è voluto l'intervento di mio padre, a cui non è proprio andata giù la mia esclusione...
"Come va, Ayumi-san? Hai ricevuto i risultati del 'famigerato test di inglese'"? Mi chiese Tachi ridendo.
"Si ma... Pff, non è andato molto bene... O almeno non come speravo... Ma parliamo d'altro: come sta andando il tuo allenamento? I campionati sono il mese prossimo! Sei pronta a sfidare Nana?"
"Oh si, più che pronta! Posso batterla, me lo sento!"
"Brava Tachi, questo è lo spirito giusto!" Le dissi sorridendo. Potevo percepire la sua gioia e le sue speranze guardandola negli occhi. Brillavano per la felicità.
"E dimmi, Ayumi-san, la settimana scorsa mi hai parlato di un viaggio che i tuoi genitori volevano organizzare... Hai saputo più nulla?"
"No, no... Mia madre non me ne ha più parlato..."
"Oh beh, sono sicura che i tuoi hanno in mente qualcosa... Ne sanno una più del diavolo, quei due!"
"Già..."
In realtà io non avevo gran voglia di partire, anche perché in un anno scolastico così complicato quale è l'ultimo non volevo distrazioni. Ma, allo stesso tempo, sentivo davvero il bisogno di vedere posti nuovi, di allontanarmi per qualche tempo da Tokyo ed esplorare il "mondo esterno". E i miei genitori questo lo sapevano bene, soprattutto mia madre: lei capisce subito quando c'è qualcosa che non va e fa di tutto per trovare una soluzione. Vorrei essere come lei, un giorno...
Il parco vicino la scuola, quello dove ci alleniamo io e Tachi, è meraviglioso: c'è un piccolo ruscello che lo attraversa, dove spesso giocano i bambini. Ci sono fiori con petali di sfumature coloratissime, dei ponticelli e un piccolo tempio: quando ero piccola, i miei genitori mi portavano sempre qui la notte di Capodanno, poiché avevano paura che potessi farmi male nella folla del tempio principale della città. Era bellissimo, c'erano piccole lanterne lungo il sentiero che conduceva al ruscello e, in lontananza, si vedevano le luci della città.
Lì incontrammo un ragazzo, mi sembra fosse un fotografo in cerca di "nuovi luoghi da immortalare". Chiese di poter fotografare mia madre, che era vestita con gli abiti della tradizione giapponese e da quel momento cominciammo a parlare: ci disse che era Italiano, di Roma. Ci raccontò dei paesaggi italiani che lo avevano portato ad innamorarsi della fotografia; sognava di poter, un giorno, immortalare tutti i panorami e gli scorci più belli del mondo!
La sua storia, le sue ambizioni e i suoi sogni, benché fossi ancora piccola, mi colpirono nel profondo. Decisi che anche io avrei voluto viaggiare ed esplorare il mondo e ne ho fatta la mia filosofia. D'altronde, noi non viaggiamo per scappare dalla nostra vita, ma per non lasciare che essa scappi da noi.
L'allenamento non è andato benissimo, anzi: un'idiota sulla bici ha perso il controllo e mi ha investita. Menomale che non mi sono rotta nulla... Ah, baka...
Tutto il turbine di emozioni che avevo in corpo ha rischiato davvero di trasformarsi in rabbia... Fortuna che Tachi ha capito la situazione e mi ha accompagnato a casa, dove ero sicura che avrei trovato mia madre e mio padre ad attendermi, rimproverandomi per aver fatto tardi. Succede spesso, o almeno succedeva: a mio padre non va proprio giù che stia fuori casa oltre le 21:00, ma gli allenamenti con Tachi spesso si prolungano molto. Fortuna che ho trovato il modo di uscire dalle attività scolastiche un po' prima del previsto.
Ah, mio padre. "Uomo d'altri tempi", per come lo definisce mia madre. Per certi aspetti è estremamente moderno: è stato lui a comprarmi il mio primo cellulare, senza che io chiedessi nulla. Ma non tollera che faccia tardi la sera e che frequenti dei ragazzi: secondo lui sono tutti degli sporchi pervertiti alla mia età, tanto che, quando ero ancora con Kaneki, dovevamo nasconderci fra le giostre abbandonate del parco, per fuggire agli occhi della gente. Ricordo ancora che, sul vecchio scivolo, Kaneki intagliò i nostri nomi in un cuore. "Kaneki + Ayumi 4ever together". Non riesco più a passare in quella zona del parco... In fondo mio padre aveva ragione.
Quella sera, però, non accadde nulla di ciò che mi sarei aspettata. Anzi...
- - - - - -
E siamo arrivati alla fine del primo capitolo. Scrivo maluccio, lo so (non devo farmi sentire da quella persona che ho citato in descrizione, quindi shh)! Però vi prometto che non vi farò sprecare tempo... La storia si farà interessante, I swear!
See ya'! (/^-^)/
YOU ARE READING
Finding Happiness
RomanceIn Giappone si racconta che tutti noi, fin dalla nascita, abbiamo un filo rosso legato al mignolo della mano sinistra. Cos'ha di speciale questo filo? Beh, è legato alla nostra anima gemella. Probabilmente è questo il motivo per cui Ayumi, studentes...
