"È bella Roma?" Chiedo a mio cugino per telefono, mentre sto per partire.
"Bellissima." Risponde veloce.
Riaggancio il cellulare e allaccio la cintura, si parte.
Sarà un viaggio molto lungo, circa sei ore d'auto.
Partiamo alle cinque del mattino, così da arrivare alle undici.
Mio padre ha venduto la casa a Milano, comprandone un'altra a Roma, giá arredata.
Mia madre é di Roma, quindi conosce bene la zona, appena arrivati mi spiegherá le strade principali.
L'autostrada è deserta, si può aumentare la velocitá, quindi alle dieci siamo giá sotto casa di mio cugino.
Viene ad aprirci mia zia, che appena mi vede dice: "Giacomo, sei diventato un uomo."
Alzo le spalle senza dire nulla, lei e mamma si salutano ed entriamo.
C'é una ragazza che non conosco, che mi abbraccia.
È mia cugina Francesca, la sorella di Andrea.
"Non mi riconosci più? Che stupida, come puoi ricordarti di me. Sei andato via quando avevi cinque anni." Dice ridendo.
"Certo che mi ricordo di te." La abbraccio forte.
Eravamo come fratelli, la volevo bene e gliene voglio ancora.
Lei a 1 anno in piu di me, 17.
"Andryy scendi." Urla Francesca con la sua fastidiosissima voce squillante.
Andrea scende e mi tira un pugno sulla spalla.
"Come va? Come ti é sembrata Roma?" Mi chiede.
"Sinceramente dormivo in auto." Rispondo freddo.
"Giacomo sei sempre il solito antipatico." Mi dice zio senza alzarsi dal divano.
Di lui mi ricordo, mi stava molto simpatico da piccolo.
"Ti porto a conoscere i miei amici. Vieni." Dice Andrea.
Usciamo di casa e ci avviciniamo ad una banda di ragazzi su una panchina.
Ci avviciniamo e tutti si presentano a me, io non emetto il minimo fiato, quando hanno finito dico di chiamarmi Giacomo.
"Qui ci vuole una canna." Dice uno di loro.
Da questo capisco che sono una banda di tossici, non amo molto queste persone, quindi ne sto alla larga.
"Vado a farmi un giro." Dico voltandomi.
"Ma che problemi hai?" Mi dice uno di quelli con in bocca una canna.
"Meno dei tuoi." Dico allontanandomi.
Cammino per oltre mezz'ora nei vicoli, quando cerco di trovare la strada per ritornare capisco che mi sono perso.
Una ragazza si avvicina a me.
È molto carina, mi arriva alla spalla, ha dei lunghi capelli neri e indossa una maglietta larga e un jeans scuro e largo.
"Ti sei perso?" Mi chiede.
"A quanto pare si." Rispondo ovvio.
"Non sei di qui vero?"
"No, vengo da Milano è il mio primo giorno."
"Iniziamo bene." Se la ride lei.
Le do il mio indirizzo e mi accompagna a casa, mentre chiacchieriamo.
Entro in casa, ma poi un pensiero attraversa la mia mente, corro fuori cercando quella ragazza, la vedo voltare una strada.
Corro verso di lei afferrandola per un polso.
"Ehm.." dice dopo un po'.
"Non sono bravo a parole. Sei bella e voglio uscire con te. Domani va bene? Certo che va bene. Vieni a prendermi? Grazie mille. Ci vediamo domani." Mi faccio domande e risposte da solo sperando che verrá davvero.
Senza dire nulla vado a casa, non quella di mio cugino Andrea, a casa mia.
Mangio qualcosa e vado a dormire, aspettando il nuovo giorno.
