Smettetela di fissarmi
Mi date fastidio
No davvero, non sto scherzando.
Se non ve ne andate rompo lo specchio.
Quegli occhi continuarono a guardarla, senza cambiare mai espressione né sbattere le palpebre.
Sapevano, come sapeva Saphira, che non sarebbe riuscita a distruggere lo specchio.
Ci aveva provato però, più e più volte.
L'aveva preso a pugni e a calci fino a sanguinare, lo aveva buttato giù dal balcone della sua camera, una volta lo aveva perfino bruciato.
Tutto inutile.
Dopo diciassette anni, quello specchio era ancora lì, perfettamente intatto, come nuovo.
Ovviamente aveva provato a confidarsi coi suoi genitori, insistendo fino a diventare isterica.
Il risultato? Sedute dallo psicologo per due mesi,ma Saphira risultò perfettamente sana di mente.
Forse anche troppo.
Tutti si convinsero che quelle visioni fossero solo frutto dello stress, del troppo studio.
Anche lei ci aveva creduto, aveva voluto crederci, ma allora perché lo specchio non si poteva rompere? La sua mente razionale non riusciva a comprendere un fatto così anormale.
La sua famiglia invece, estremamente religiosa, una spiegazione l'aveva facilmente trovata.
Quello specchio era un segno divino: era destinato ad appartenere a Saphira per volontà del Signore, perciò doveva stare al suo legittimo posto, ovvero in quella stanza.
Spesso chi crede fermamente in qualcosa di sovrannaturale non si pone molte domande, e chi invece lo fa, dà tanta fiducia nell'inspiegabile solo per poter dare risposte a quesiti altrettanto inspiegabili. Questo era quello che si diceva Saphira, pensando all'ottusità della famiglia, che aveva risolto la questione con molta, troppa leggerezza, come a voler scaricare ogni responsabilità su, come riteneva la ragazza, un concetto astratto.
Si, perché per lei, tutto ciò che non si poteva spiegare era un concetto astratto, da ignorare. Anche lo specchio era quindi da ignorare, eppure in quel caso Saphira proprio non ci riusciva.
Voleva risposte.
E così lei era lì, seduta sul suo letto, che contemplava assorta l'immagine riflessa nello specchio: quel giorno poteva scorgere un ruscello in una valle rigogliosa.
Apparentemente nulla di speciale, ma erano i particolari a renderlo tale. L'acqua che scorreva era la più limpida che avesse mai visto. Le verdi foglie sembravano...brillare.
Le piaceva quell'immagine. A volte non erano così. A volte scorrevano immagini di lande desolate, città rase al suolo, sangue, morte e distruzione.
Ma c'erano sempre quegli occhi viola. Quegli occhi così belli ma che aveva iniziato a odiare.
Perché sapeva, sentiva, che il possessore di quelle iridi così affascinanti era la causa di tutti i suoi tormenti.
"Tesoro, io e tuo padre andiamo a messa" Karen, la madre di Saphira, aprì la porta.
La sua bocca si piegò in un'impercettibile smorfia infastidita quando vide la figlia fissare assorta lo specchio, come se potesse osservare chissà quale meraviglia, a parte il suo riflesso.
Come capitava spesso in quelle situazioni, la donna provò l'ardente desiderio di buttare via quell'oggetto, che stava lentamente assuefacendo sua figlia. La sua bambina.
Forse sarebbe il caso di darlo via, quello specchio porta solo guai.
Velocemente si riscosse e provò vergogna per quel pensiero che sicuramente si era insinuato nella sua testa per opera del Diavolo.
Si toccò pentita il crocefisso che portava al collo. Quel giorno avrebbe dovuto pregare di più. Molto di più.
Ma che dico, è invece un dono del Signore, e Saphira è sicuramente destinata a grandi cose, dato che ne è in possesso pensò con una punta d'orgoglio.
"Ok mamma"rispose Saphira distogliendo a fatica lo sguardo dal vetro, rivolgendo un sorriso a Karen, che le diede un affettuoso bacio in fronte.
Quando si richiuse la porta alle spalle, Saphira riprese a fissare il ruscello, per poi guardare distrattamente l'orologio a muro.
Le 3.20 del pomeriggio. Era seduta su quel letto a non fare null'altro che guardare una superficie riflettente da un'ora!
Perché non riprendeva in mano la sua vita? A causa di quella sua ossessione, aveva perso i pochi amici che aveva e i suoi voti a scuola si erano abbassati.
Non usciva più, non si divertiva più. Ormai esisteva solo quello specchio. E la sua voglia di capire.
Presa da un moto di rabbia, afferrò un libro a caso e lo lanciò contro la sua immagine riflessa.
Ma il libro, invece di cadere per terra, scomparì all'interno dello specchio.
Saphira ripercorse con la mente l'accaduto con sguardo stupito
Per la prima volta nella sua giovane vita, non credeva a ciò che vedeva.
Quello che era successo non poteva essere reale. Andava contro tutti i limiti della razionalità.
Da quello che sapeva, gli oggetti non scomparivano negli specchi.
L'unica possibilità era che stesse diventando pazza, se non lo era già.
Il suo primo istinto fu quello di scappare, rifiutare l'assurdo e rifugiarsi nella normalità. Eppure, a Saphira, per quanto li rispettasse, non piacevano i limiti. Le sfide invece si.
Se aveva visto il libro fare quella fine, voleva dire che, in qualche modo, ciò era possibile. In quel caso, doveva assolutamente indagare sulla faccenda.
Per questo non esitò a toccare la superficie fredda e liscia del vetro, e non si tirò indietro quando una sua mano affondò nello specchio.
Prima di affrontare l'ignoto, rivolse un ultimo sguardo alla foto sul suo comodino.
L'immagine di una ragazza dai capelli castani e gli occhi verde smeraldo la fece commuovere.
Sua sorella era così simile a lei.
Ed era scomparsa.
"Melissa" sussurrò prima di perdere conoscenza.
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Buonsalve a tutti :)
Questa è la mia prima storia fantasy che scrivo, quindi spero che l'inizio vi sia piaciuto👻
Se è così, commentate e stellinatemi⭐️(oppure datemi un Colton Haynes in regalo🌝)così saprò se la storia è apprezzata oppure se è meglio che vada a coltivare barbabietole da zucchero in Cambogia.
Al prossimo capitolo🙈
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DU LIEST GERADE
The mirror
FantasySpesso chi crede fermamente in qualcosa di sovrannaturale non si pone molte domande, e chi invece lo fa, dà tanta fiducia nell'inspiegabile solo per poter dare risposte a quesiti altrettanto inspiegabili. Saphira crede solo nella razionalità, in ciò...
