Audizione

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"Un aereo così grande, semi deserto, e proprio a me doveva capitare una persona affianco?" Sono salita solo da15 minuti e già sono nervosa. Ma come mi è venuto! Andare a studiare in Italia e lasciare tutti a Los Angeles. Inizio a pentirmi di questa scelta ma nel mio cuore sento le parole di mio nonno che mi dicono 'Troian, non dimenticare le mie origini. Viaggia e ama, perché questo significa vivere'. Me lo disse prima di morire, e da quel momento decisi che avrei passato qualche anno nella sua terra, l'Italia. Inizio a calmarmi ma proprio mentre mi allaccio la cintura per iniziare il decollo, vedo questo ragazzo al mio fianco che mi chiede con una pronuncia americana abbastanza schifosa: "Hai bisogno di una mano?". Cosa crede che non sia auto sufficiente? "No, graz..." cacchio però che bel ragazzo che è! Occhi così neri che ti penetrano dentro, carnagione scura, capelli bruni e quasi neri come gli occhi, ma la cosa migliore è sicuramente questo sorriso spettacolare che sta comparendo sulle sue labbra. Ma perché sta sorridendo proprio ora? "Sicura di star bene, signorina?" esclama lui. Ma che cacchio! Che faccia avrò fatto guardandolo? Ho iniziato già male il mio approccio a questa nuova fiamma e poi mi stupisco che sono arrivata a 18 anni senza un fidanzato. "Sisi, tranquillo! Scusami, è che sono un po' nervosa per il viaggio!" cerco di mostrare il mio sorriso migliore ma credo che sia uscita un'espressione simile a quella di un lama con la lingua fuori, una gif che vidi qualche tempo fa su Facebook. "D'accordo" risponde lui, e poi aggiunge "piacere, Tiziano. E tu?". "Troian" rispondo timida. "Beh, poiché penso che dovremo trascorrere molte ore su questo aereo, vogliamo perdere l'uso della parola o intavoliamo una discussione da persone civili, parlando del più e del meno?". Rimango davvero senza parole. Presuntuoso il giovincello! Però ha ragione, probabilmente se stiamo in silenzio per tutto il viaggio arriverò a Roma e non saprò davvero dire neanche più 'buongiorno'. E poi sarebbe un'occasione per parlare un po' italiano visto che questo bel fusto è italiano! So che è italiano, il suo accento lo tradisce. Ma decido comunque di chiederglielo: la mia prima domanda come risposta! (Ma cosa cacchio sto dicendo?). "Sei italiano, vero?" chiedo in italiano ma mi esce più una cosa simile a... una cosa non udibile. Lui ride e sicuramente starà pensando che il suo pessimo accento inglese sia di gran lunga migliore del mio schifossissimo accento italiano. "Si, sono italiano" risponde facendomi il verso. È proprio odioso. "And you? Are you american?" mi chiede in inglese. "Yes", rispondo orgogliosa della mia lingua. "Okay, e perché stai venendo in Italia?". ' E perché non ti fai i fatti tuoi?' penso in mente mia. Ma dai Troian, ammettilo, ammetti a te stessa che stai godendo nel poter parlare con questo ragazzo bellissimo. " Perché vengo a studiare. Architettura.". Lui ride forte. Cosa ho detto adesso di ridicolo? "Cos'è, ti fa ridere la mia facoltà?" chiedo seccata. "Nono, anzi! È che credo ci vedremo spesso allora. Io sono al secondo anno di architettura a Roma" risponde sempre sorridendo. Benissimo Troian! Hai già trovato un amico, antipatico ma pur sempre un amico. Decido di complicare le cose però, in fondo ho sempre amato le cose non semplici, ho sempre amato l'avventura. "Ma chi ti dice che studierò a Roma e per giunta nella tua università?". Bingo! Sembra davvero colpito. Ma subito lo vedo riprendersi e, con uno dei suoi sorrisi migliori mi dice "Sesto senso maschile!". Che impertinente che è! Penso questo ma mi viene da ridere. E poi ha ragione perché dopo qualche domanda scopro che non solo è la stessa facoltà, della stessa università, nella stessa città, ma che abiteremo anche vicini! Non so se sia una fortuna o no. "E tu cosa ci facevi in America, a Los Angeles?". Lui sembra tranquillo nel rispondermi: "Un meritatissimo viaggio". Certo, che idiota. Cosa mai poteva farci li? Decido comunque di continuare su questo argomento. Sebbene sia presuntuoso e abbastanza stronzo, mi sento subito al mio agio a parlare con lui. È come se lo conoscessi da anni e fosse già il mio migliore amico. "Ti è piaciuta?" chiedo. "Mmm, la spiaggia non è niente male, ma le donne sono il pezzo forte!". Ma come si permette? Mi conosce da meno di un' ora e già si permette il lusso di scherzare su queste cose! Credo che dal mio sguardo abbia capito che qualcosa non va, infatti subito dopo mi dice: "Non mi dire che sei rimasta scandalizzata. Non volevo metterti in soggezione e poi stavo scherzando! Anche tu avrai questa visione dell'Italia, fidati. E quando ritornerai in America dirai 'la spiaggia non è niente male ma gli uomini sono il pezzo forte'. Guarda, hai già incontrato me!". Modesto il ragazzo! "Certo, certo, peccato abbia un fidanzato ad aspettarmi" dico mentendo. "E quindi?" mi risponde lui a tono. "Guarda che non sono geloso!". Ah ah ah. Che simpaticone!! "E tu ce l'hai la ragazza?" chiedo ingenuamente sebbene conosca la risposta. "Io sono fidanzato col mondo, baby!". Aspettandomi un ' io scopo solo, baby' la sua risposta sembra abbastanza buona adesso. Rimane comunque un puttaniere ed io non sono il suo tipo. Prendo le cuffiette e decido di ascoltare un po' di musica. "Adesso fai anche l'asociale?". Gli faccio la linguaccia, metto le cuffiette e dopo qualche secondo chiudo gli occhi. "Sai, non so perché ma ho deciso di raccontarti la mia vita. Non sono venuto in America per fare un viaggio. Sono venuto a trovare mio padre che ci ha abbandonato da quando avevo 10 anni. Si, ha abbandonato me e mia madre perché lui odiava l'Italia. In realtà non ha mai amato mia madre ed io sono stato solo un errore. Ora lui è li e per fortuna ci passa abbastanza soldi affinché io possa studiare. Ho deciso di andare a trovarlo perché volevo vedere cosa aveva da dirmi ma è rimasto sempre lo stesso stronzo. Ora è sposato e ha anche un figlio, ma mi sta antipatico anche lui perché è il tipico bambino viziato americano. Anche se ti sono sembrato uno stronzo puttaniere, non sono così. Certo, mi piacciono le ragazze e ho avuto anche molte storie, però so cosa sia l'amore e credo che quando lo troverò, sarò in grado di riconoscerlo e di donare tutto me stesso". Lo guardo con la bocca aperta e gli occhi sbarrati. Perché ha deciso di raccontare tutto questo a me? Cosa ha visto in me? Subito mi prende il capo e mi bacia, uno di quei baci appassionati, quelli che ti lasciano senza fiato. Le sue mani sono calde e mi tocca il visto. Poi si stacca da me e inizia ad accarezzarmi le labbra, a seguirne i contorni. Si avvicina al mio orecchio e mi sussurra "Non ti conosco, non so niente di te ma credo di aver trovato l'amore di cui parlavo". Continua così a baciarmi, a stringermi sempre di più cercando un contatto con il mio corpo. "Tiziano io..."

"Signorina, signorina si svegli. Tra pochi minuti atterreremo". Subito mi sveglio, apro gli occhi e noto che al mio fianco non c'è nessuno, solo l'hostess che mi ha appena svegliata. Ho sognato tutto? Davvero è stato tutto un solo e maledettissimo sogno? Appena salita ho preso delle gocce che mi ha dato il dottore perché sapeva che soffrivo l'aereo, ma possibile siano state così forti da farmi immaginare ogni cosa? Oh merda. Dopo pochi minuti atterriamo e mi dirigo verso il recupero bagagli per prendere le mie immense valigione. A fatica le trascino e vado verso l'uscita. Devo chiamare un Taxi. L'aria calda di Roma mi accoglie e sento già il profumo di questa nuova vita. Sono elettrizzata e non vedo l'ora di arrivare a casa. Voglio cambiarmi e uscire subito, ne ho bisogno dopo aver dormito per quasi 10 ore. Fermo subito il primo taxi e gli do le informazioni necessarie per raggiungere la mia nuova casa. Dopo circa un'ora sono dentro. Ad aspettarmi c'era la padrona che con un sorriso gentile mi ha dato le chiavi e mi ha mostrato la mia stanza. Appena è andata via afferro il telefono per chiamare i miei e avvisarli che è tutto apposto. In realtà li avevo già chiamati in aereoporto ma ho bisogno di sentirli ancora. Mentre parlo con mia madre decido di prepararmi un toast, la padrona di casa mi ha fatto la spesa sapendo che sarei arrivata nel bel mezzo del pomeriggio. Mentre sono seduta al tavolo e pronta ad addentare la mia merenda succulenta, sento la porta di casa aprirsi e vedo entrare un ragazzo. Cazzo. È scuro, è bellissimo, è... Tiziano. Ne sono sicura, è il ragazzo del mio sogno. L'ho anche baciato, sono più che sicura sia lui. Sono rimasta così scandalizzata che il boccone mi è andato di traverso e comincio a tossire. Lui mi si avvicina e mi da dei colpetti dietro la schiena. "Hei tutto bene?". Mimo un si con la testa e lui continua. "Piacere sono Caleb, sono il ragazzo di Hanna, la tua coinquilina. Hanna mi aveva detto saresti arrivata, ma non sapevo quando e, poiché lei è via per questa settimana, mi ha pregato di venire a chiederti se avessi bisogno di qualcosa". "Grazie", rispondo poco convinta. "Credo di poter star bene". "Okay, allora se mai ti lascio il mio numero e quello di Hanna. Per qualsiasi cosa chiamaci!". Poggia un foglietto sul tavolo e facendomi l'occhiolino va via.

"Siamo fatti della materia di cui sono fatti i sogni; e nello spazio e nel tempo d'un sogno è racchiusa la nostra breve vita" Shakespeare 

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