"Well, the streets are empty where we used to run,
and the cars are all on fire
Yeah, we fall like leaves in the garden of Eden,
Eden".
Mi addentro nel sogno che fuori piove. Acqua nera scivola sui vetri e io sparisco.
Lentamente perdo la consapevolezza di me, del mio corpo, del letto con le lenzuola a fiori, della stanza immersa nella penombra, delle menti poco lontane da me, barricate dietro un muro gracile di sussurri e pensieri.
Tutto è illuminato. Fuochi tutt'intorno ardono lontani e si sente una musica, come una ninnananna, e sa di infanzia, tempi dimenticati e profumo di erba; coltri rimboccate mentre fuori spuntano le stelle, mani calde di bambini che si cercano, capelli setosi di donna che ti carezzano le guance; canti di grilli nelle sere estive e tè nero versato in tazze sbeccate e occhi azzurri ridenti su un viso amato.
Pietro.
È qui con me, mi tiene la mano, mi sorride dolcemente e io gli sorrido di rimando, ché sa come proteggermi anche ora – ora che non c'è più.
Non piango. Non posso. Gli stringo solo la mano senza parlare. E insieme attraversiamo i fuochi, così come abbiamo sempre affrontato la vita e i pericoli – per mano e con il coraggio negli occhi.
🥀
Non sento caldo, anche se dovrei. Nel sogno è tutto differente. Riapro gli occhi e sono ancora qui, solo che i fuochi sono spariti. E anche Pietro. Mi manca la sua presenza rassicurante, ma so che non tornerà più a farmi visita. Mi ha dato il suo addio senza parole e ancora non posso piangere.
E c'è qualcun altro, rannicchiato ai margini della mia mente, una presenza latente e timida e flebile, una coscienza non ancora dormiente ma semplicemente assopita ai confini del sonno – e del sogno.
Mi stupisco di poterla percepire, mi è capitato poche volte nella vita di incrociare qualcuno, nei miei lunghi viaggi onirici, e quando capita si tratta di un'àncora, una mente forte che mi aiuta a tornare indietro, qualcosa che mi ricorda di riaprire gli occhi. Sapevo che non sarebbe stato un sogno comune, ma ora ne ho la certezza.
E so di conoscerla, questa mente. E vedo la sua proiezione: un ragazzino magro nascosto in un corpo troppo grande per lui, occhi smarriti e una strada sporca di Brooklyn e una mano tesa. Lui l'afferra e si rialza, per poi cadere nuovamente a terra, in un rigagnolo sudicio di pioggia stantia e urina fetida. E di nuovo quella mano tesa, per poi cadere giù ancora una volta, e ancora e ancora.
Chiudo gli occhi e quando li riapro il ragazzino è sparito. Mi guardo intorno e so chi è: il suo corpo è diverso da com'è ora, ma gli occhi sono gli stessi, azzurri e coraggiosi anche se persi. Penso agli occhi di Pietro: lui non era mai stato perso. Lui aveva me.
🥀
Mi ritrovo nello stesso vicolo di prima, ma sono sola. Il cielo sopra di me non ha colore e i muri tutt'intorno sono rossi di sangue che cola dai tetti sparendo poi nella terra zuppa di morte. Percorro il passaggio senza toccarli, mentre i miei piedi affondano lentamente nel fango misto a sangue che ricopre l'asfalto. Mi guardo intorno, cerco la mia àncora, la sento ancora premere agli angoli, vorrebbe fuggire ma non glielo permetto, la tengo lì sotto con me – lo tengo. È forte e lotta ma so di poter vincere. Stringo i pugni ed esco dal vicolo. Steve è steso in mezzo ad una strada deserta di New York, palazzi di settant'anni fa svettano intorno a noi e il cielo ora è rosso e lui lo sta fissando. Mi avvicino - esitante, silenziosa, guardinga. Lui non volta la testa e io chiudo gli occhi, pregando di svegliarmi.
