capitolo 1.

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La timidezza mi aveva sempre creato problemi a relazioarmi con le persone. Alcuni dicono che nasce dalla paura di non piacere agli altri, e beh, hanno ragione. Ero sempre stata timida, ma all'età di 15 anni qualcosa cambiò. Dopo il trasferimento di mia madre mi ritrovai in una città nuova, piena di gente, e quella, sapevo che era la mia occasione. Un'occasione per vincere la timidezza, per essere finalmente me stessa, per essere finalmente felice. Dopo solo una settimana amavo già Roma, piena di vita, di movimento, piena di etnie, piena di gente. Camminavo tranquilla con le cuffie nelle orecchie, sulle note di 'photograph' di Ed Sheeran, quando mi scontrai contro un ragazzo, più alto di me di almeno 10 cm. Alzai lo sguardo, mi scostai una ciocca di capelli azzurri dagli occhi e lo guardai, accidenti. Aveva una carnagione scura, che mi ricordava quella ispanica, capelli castano scuro, corti sulle tempie ma lunghi sopra, occhi verdi e labbra carnose, in pratica era il mio ragazzo ideale. <<scusami tanto, non guardavo dove stavo andando>> disse con un sorriso. <<oh, no, tranquillo, siamo in due>> gli dissi a mia volta con un sorriso un po' ebete. <<bei...capelli>> i miei capelli, dio, erano azzurri, avevo deciso di fare qualche pazzia così mi tinsi i capelli di azzurro. Non fino alla radice, diciamo metà lunghezza, ed erano lunghi, molto lunghi. <<grazie>> dissi con una risatina, poi ci allontanammo, insieme, senza salutarci. Arrivai a casa un po' confusa, ma avevo troppa fame per pensare. Mi preparai un po' di pasta al sugo, ancora una volta avrei dovuto pranzare da sola. La mamma era stata promossa e trasferita in un ufficio a Roma, quindi doveva lavorare dalla mattina alla sera, e la maggior parte delle volte tornava dopo le dieci di sera. Ero fiera di lei. Mangiai con calma e mi trascinai dalla sedia al divano in pelle. In tv c'era un programma su come creare dei bracciali partendo da delle...calze. Pensai che le calze andassero a Dobby, perché Dobby è un elfo libero, poi decisi di cambiare canale. Presi il cellulare per controllare i messaggi, tuttavia ancora non capivo perché fossimo così legati a quei cosi, quasi fossero la prova della nostra vita sociale. Mi ricordai che avevo anche una vita scolastica, e mi alzai per fare i compiti. La scuola era uno schifo, l'unica cosa bella erano i miei amici. Anche se non avevo voti bassi, anzi, non mi piaceva studiare, ma nella maggior parte dei casi non ne avevo bisogno. Salii nella mia stanza, una mansarda abitabile. Aveva tre pareti verde acqua e una bianca su cui ho scritto delle frasi in nero, e anche il simbolo dei doni della morte, ovviamente. Dopo aver fatto i compiti di francese chiamai la mia migliore amica, Giulia, e decidemmo che saremmo uscite verso le 16.30 e avremmo ordinato una pizza da mangiare a casa mia. Io e Giulia ci conoscevamo da circa 3 anni ed era la persona che mi conosceva meglio di tutti. Era stata una fortuna che avessero trasferito mia madre proprio a Roma, perché l'unica cosa che desideravo era stare con la mia migliore amica ogni volta che volessi. E, quando la fortuna ti ama, ti fa finire nella sua stessa classe. Quindi io e Giulia eravamo inseparabili, e ci andava bene. Mi preparai per uscire, ripassai l'eyeliner e il mascara, aggiunsi un filo di rossetto perchè si abbinava alla bandana rossa che avevo in testa da quella mattina. Amavo lo stile anni '50, per questo indossavo molto spesso bandane, jeans, camicia e all-stars rosse, proprio come quel giorno. Tra l'altro i jeans blu si abbinavano ai capelli! Uscii di casa e andai a prendere la metro per arrivare al Colosseo, e quando trovai posto a sedere mi accorsi che qualcuno mi fissava. Alzai lo sguardo e vidi un ragazzo dal viso familiare, ma a Roma si vedono visi conosciuti ogni giorno, quindi non ci feci caso. Intanto dalla riproduzione casuale usciva 'Boulevard of Broken Dreams' dei Green Day. Notai delle Adidas >Superstar difronte a me e alzai o sguardo, e rimasi molto sorpresa nel ricordare quel volto. Ora che ci penso, quel viso non poteva essere dimenticato, non da me almeno, come potevo dimenticare il ragazzo dei miei sogni? Si sedette vicino a me e non disse nulla per tutto il viaggio. Arrivai alla mia fermata e scesi incontrando la mia migliore amica che mi accolse con un caloroso abbraccio.

<<quando ti deciderai a essere normale e avere dei capelli normali?>> mi chiese Giulia mentre camminavamo per il centro mangiando un gelato. <<mi piace il blu, lo sai>>. Risi notando la sua faccia. <<va bene, comunque credo che qualcun altro abbia notato i tuoi capelli...>> <<perché?>> chiesi curiosa. <<ci sono due ragazzi che ci stanno seguendo da tipo mezz'ora. Non girarti altrimenti si accorgono che ci siamo accorte.>> a volte era davvero complicata. <<come sono?>> chiesi alla mia amica mentre si girava non proprio discretamente. <<uno è biondo con gl occhi azzurri e l'altro è moro con gli occhi verdi.>> <<oddio... che scarpe ha?>> la mia amica mi guardò per qualche secondo. <<perché vuoi sapere che scarpe ha?>> <<dimmelo e basta Giuls>>. Si girò ancora ma questa volta il ragazzo biondo la notò e disse <<hey!>>. Mi girai anchi'io e incrociai gli occhi verde smeraldo del ragazzo di cui non sapevo ancora il nome. Rimasi incantata per qualche secondo da quegli occhi così limpidi ma allo stesso tempo profondi. E mi incantai talmente tanto da non accorgermi che stavo andando dritta contro un palo. Pochi secondi dopo mi ritrovai a terra, con 3 paia di occhi puntati su di me, senza contare tutti quelli delle altre persone. Ma in quel momento mi sembrava di essere sola con il ragazzo dagli occhi verdi. Poi sentii una risata, e dedussi che fosse quella di giulia, così spostai lo sguardo e la vidi piegata dalle risate. Risi anch'io, così tanto da non riuscire ad alzarmi da terra, e avere le lacrime agli occhi. Quando ormai rischiavo di morire perché non stavo respirando due braccia forti muscolose mi presero e mi alzarono da terra, reggendomi ancora pe i fianchi per paura che cadessi di nuovo. Mi asciugai le lacrime e incrociai di nuovo i suoi occhi. Dio se erano belli. Da vicino sembravano ancora più profondi. Sembravo un'idiota ma non riuscivo a togliergli gli occhi di dosso, anche perché pure lui mi fissava. <<ehm...posso interrompere questo momento così profondo?>> disse il ragazzo biondo. <<scusate ragazze ma io e Matt dobbiamo andare, ci vediamo!>>. E se ne andarono. Senza dire nulla. Appena Matt, quello era il suo nome, mi tolse le mani dai fianchi mi sentii come vuota, e sentii un brivido quando lui interruppe il contatto visivo. Rimasi lì, a fissarli mentre si allontanavano senza voltarsi. Ad un certo punto sentii la voce di Giulia che mi chiamava preoccupata <<Mads, stai bene?>>. <<sì perché?>> riprendemmo a camminare. <<li stavi fissando come un naufrago che osserva l'ultima scialuppa allontanarsi.>> sorrisi alle sue parole, e decisi di non fare caso alle emozioni che avevo provato mentre guardavo quel ragazzo negli occhi. Io e Giulia continuammo a passeggiare per un altro po', poi tornammo a casa mia e ordinammo una pizza.


||Freedom.||Where stories live. Discover now