Prologo

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Louis si trovava in camera sua, intento a finire di preparare i bagagli. Il giorno successivo sarebbe partito per Savannah, una cittadina nella Georgia, per passare lì un anno sabbatico prima dell'inizio dell'università. Era piuttosto emozionato, ed aveva iniziato il conto alla rovescia da più di un mese.

La sua famiglia era un miscuglio di emozioni, tra l'orgoglio e la tristezza. Nonostante avesse ripetuto loro varie volte che sarebbe stato via solamente un anno e che non sarebbe andato in guerra, le lacrime di sua madre furono impossibili da evitare. Così come i consigli del padre e le sue continue prediche nel dirgli di comportarsi bene. I fratelli non erano da meno: i due più piccoli, Doris ed Ernest non ne capivano ancora molto, ma ogni volta che se ne parlava, notavano il cambiamento nell'aria. Daisy e Phoebe ormai si erano arrese alla situazione; cercavano di passare più tempo con lui ed appena ne avevano la possibilità lo abbracciavano, e Louis non poteva far altro che ricambiare. Poi c'erano Félicité e Lottie. La prima sembrava quella che aveva compreso di più, ma nonostante questo era diventata più dolce nei suoi confronti. Lottie, invece, era completamente cambiata, ma non in bene; spesso si ritrovava il suo sguardo di rimprovero puntato addosso e le parole tra di loro si erano ridotte al minimo indispensabile.

Sarebbe partito per un anno, sì, ma loro sembravano non volerlo capire.

«Louis, sei pronto?» chiese una voce familiare alle sue spalle.

«Hai dimenticato come si bussa?» domandò, ormai rassegnato al fatto che nessuno avrebbe mai bussato alla porta della sua camera da letto. Un po' la colpa era anche sua, però, dato che si dimenticava sempre di chiuderla a chiave.

Sentì uno sbuffo, ed allora si voltò, trovando lo sguardo di uno scocciato Zayn puntato addosso.

«Credo di non avere mai imparato come si faccia. Ora, ti muovi? Siamo già in ritardo.»

«Siamo sempre in ritardo, Zy.»

«Già, e chissà di chi è la colpa.»

«Di certo non mia. Sei tu quello che sta ore davanti allo specchio.» ribatté, certo che lui non avrebbe potuto dire il contrario.

«Okay, okay.» disse, alzando le mani in segno di resa, sedendosi poi sul letto dell'amico. Passarono alcuni minuti in silenzio, nessuno dei due era intenzionato a dire nulla.

Louis e Zayn erano amici d'infanzia. Si conobbero all'asilo e da lì hanno fatto tutta la scuola insieme, tra alti e bassi. Spesso si ritrovarono a litigare, ma il tutto si risolveva sempre. Non riuscivano a stare più di un giorno senza vedersi. Zayn era come la sua metà, una parte di lui che non sarebbe mai riuscito a lasciare indietro.

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«Lou, smettila di bere!» urlò Zayn, cercando di sovrastare il volume della musica.

«Zy, non rompere almeno stasera, su.» ribatté un Louis ormai piuttosto ubriaco, che non aveva proprio intenzione di seguire il consiglio dell'amico.

Zayn, conoscendolo, sapeva che con le parole non avrebbe raggiunto niente, quindi si affrettò a prendere qualsiasi cosa stesse bevendo il suo amico e berla tutta d'un sorso, per poi prendere l'altro per un braccio e trascinarlo sulla pista da ballo insieme a lui.

Louis cercò di fare resistenza, ma non era mai stato un granché quando si trattava di avere forza e l'alcool in circolo nel suo corpo non aiutava affatto.

«Sai che odio ballare.» provò a dire, ma ormai Zayn aveva portato le braccia intorno ai suoi fianchi e le sue si trovavano sul collo dell'altro.

«Neanche a me piace, ma con te è tutt'altra storia.» rispose lui, avvicinandosi al corpo del castano e posando il mento sulla sua spalla.

Louis sospirò e strinse la presa su di lui, come a voler diventare una cosa sola insieme all'altro.

«Mi mancherai, sai?» domandò, non pienamente cosciente. Sentiva il bisogno di dirglielo, e da sobrio non ne sarebbe stato in grado. Perché Louis Tomlinson era una persona che si affezionava facilmente, ma in quanto a dimostrare affetto non era mai stato il migliore.

«Anche tu, Lou. Anche tu.» sussurrò contro il suo orecchio, socchiudendo gli occhi e abbandonandosi alla musica.

Non si staccarono. Restarono lì a ballare, perdendo completamente la cognizione del tempo, passando da una canzone all'altra, ma mentre gli altri seguivano il ritmo, o almeno ci provavano, loro due continuavano a ballare quello strano lento scombinato. Abbracciati, stretti, come sentivano il bisogno di fare. Perché potevano essere due persone diverse, ma uno senza l'altro non era più lo stesso.

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«Allora Lou, pronto per il viaggio?» fu la domanda di Stan, che stava alla guida, altro amico di Louis, l'unico che non aveva toccato una goccia di alcool, com'era stato in precedenza deciso.

Il ragazzo sbadigliò, con la testa poggiata sulla spalla di Zayn, che aveva il braccio intorno alla sua vita. L'unica cosa che riuscì a far uscire fu una specie di borbottio d'assenso, dovuto un po' alla stanchezza e un po' all'aver bevuto più del dovuto.

«È andato.» intervenne Oli, come a voler ribadire il concetto ormai ovvio.

Ci vollero solo altri dieci minuti per arrivare a casa di Louis, quello che viveva più vicino al pub. Era notte inoltrata e tutte le luci erano spente.

«Lou, alzati.» a queste parole seguì una gomitata da parte di Zayn, che provava invano a svegliare l'amico.

«Io non lo porto.» si tirò subito indietro Stan, ricordando quella volta in cui era stato costretto a portare l'amico in macchina; volta dopo la quale fu convinto di essersi rotto la schiena.

Visto che nessuno dei tre era intenzionato ad alzare nemmeno un muscolo, per chi di loro ne aveva, ovvio, continuarono a stuzzicare Louis, tra piccoli schiaffi e solletico. Questo, dopo alcune lamentele, aprì gli occhi e rivolse un'occhiataccia a ciascuno. Uscì dalla macchina seguito dagli altri, e una volta arrivati davanti alla porta sembravano essere a corto di parole.

Non se ne dissero per un po', infatti si limitarono a pacche sulle spalle e abbracci un po' strani.

«Fa buon viaggio.» disse Stan, sorridendo all'amico e facendo un passo indietro. Stessa cosa fece Oli, per poi affiancarsi all'altro.

Il saluto di Zayn durò più del previsto, fatto da carezze celate e frasi sussurrate, soprattutto da parte del moro. Il ragazzo si girò appena in tempo per non farsi vedere con gli occhi lucidi, perché poteva sembrare uno forte, sì, ma quando si trattava di Louis il suo lato tenero spuntava fuori.

Louis che era stanco, e dopo aver biascicato un ultimo "Ciao." ed aver aperto con non poca fatica la porta di casa, se la chiuse alle spalle e andò in camera. Si lavò malamente i denti, perché benché non fosse del tutto cosciente, le buone abitudini non si dimenticavano mai. Si sdraiò sul letto e gli ci vollero solo pochi secondi per cadere in un sonno profondo.

Gap Year ›larry stylinson‹Stories to obsess over. Discover now