Una vecchia canzone diceva:
"Tu sai tutto sulla realtà del mercato e qui io ammetto di essere negato. Ma a inventare quel che non c'è io forse son più bravo di te... Tu hai i soldi, io la fortuna di trovar fiori nella spazzatura. Perché a trovare quel che non c'è io forse son più bravo di te."
E allora lascia perdere i conti e le cifre.
Sai dire quanto amore hai dentro? Un chilo? Un litro?
Non lo sai, eh?
E allora lascia perdere la matematica.
Inventa quello che non c'è.
Perché quello che c'è è di tutti.
Ma se riesci a trovare quello che non c'è, be', allora hai qualcosa di solo tuo. E se qualcun altro vede quello che vedi tu, be', allora hai trovato qualcuno che ti vive.
Non lasciarlo fuggire.
Fermalo! Vivilo! Scrivilo!
Le storie sono come le persone.
Non sono fatte per stare sole.
Da qualche parte nel mondo c'è qualcuno che vive una storia che si rispecchia nella tua.
Guardati intorno!
Quel qualcuno non è tanto lontano da te.
È l'altra metà del libro.
Non perdere tempo a scrivere altre pagine... Cercalo!
Il resto lo scriverete insieme.
Perché non c'è niente di più riuscito di due storie che s'intrecciano.
Federico's pov.
Io la sento nei piedi la vita, nel va e vieni di ogni giorno.
Sono le sette e mezzo e sono pronto.
Do un bacio a mia madre e uno a Milla, rubo tre biscotti alla scatola e li mangio alla fermata.
Tre biscotti, non uno di meno non uno di più.
Solita corsa per occupare un posto libero sull'autobus, una conquista che dura un attimo.
"Ragazzino, mi fai sedere? Ho mal di schiena", solito vecchio che cerca di scipparmi il posto.
Mi do un'occhiata intorno: nessuno si alza, perché io?
Solito tentativo di fare come gli altri; poi però vince la diversità: mi alzo, gli lascio il sedile.
E ora c'è proprio tutto, anche il solito "Prego".
Il liceo non si è ancora svegliato: la campanella delle otto e mezzo è il suo primo sbadiglio.
Però la preferisco così questa scuola, senza gli urletti e le moine delle ragazze, senza pantaloni bassi e frangette lisce. La preferisco così, silenziosa come un mucchio di cemento che dorme.
Mi siedo sul muretto del cortile, prendo la Smemo dallo zaino, una Bic blu e comincio a scrivere.
Scrivo favole del risveglio, che è strano perché di solito le favole servono ad addormenarsi.
Nessuno ci ha mai pensato: favole del risveglio, una grande invenzione, una carica di buonumore di prima mattina, altro che le merendine ai cinque cereali... ci sarebbero meno guerre se la gente si svegliasse con una favola.
"E a vincere il Nobel per la pace è..."
... Federico Rossi, ultimo anno di liceo, il più bello, dicono.
Per me è uguale agli altri, forse peggio, perché è più incasinato, perché tutti giocano a fare i grandi, gli esperti del sesso e delle bugie. Più incasinato ancora, perché ci sono gli esami.
Ma alla fine si sopravvive a tutto, al sesso, alle bugie, agli esami... è la filosofia del "Me la cavo".
Sì, ok, te la cavi, ma con le cicatrici come la metti?
Già, perché lì per lì il fuoco ti piace, però rischi di bruciarti.
E io non voglio cicatrici.
Mattia me lo ripete all'infinito: "Tu non voli perché hai paura di precipitare!"
Non me la sento di volare, sono nato senza paracadute.
"Ma così non volerai mai!" e mi spiega che nella vita è meglio avere brutti ricordi che rimpianti.
Io penso che sono meglio i rimpianti, perché su quelli ci puoi lavorare, perché puoi immaginarti il finale che più ti fa comodo, mentre i brutti ricordi il loro finale ce l'hanno già. Meglio una storia irrisolta, che puoi stringerla tra le mani e cambiarle forma, come al pongo.
Sì, meglio così, scanso i rischi: niente sesso e niente bugie.
Il fuoco non fa per me.
Sono le otto meno un quarto.
Anche quella ragazza è arrivata.
Alzo il viso, "Ciao" e si siede sui gradini. Mette le cuffie del walkman sulle orecchie e comincia a fare su e giù con la testa per inseguire le note testarde di una chitarra elettrica. Kurt Cobain, ascolta sempre Kurt Cobain.
Ha anche una maglietta nera con la scritta Nirvana in rilievo, deve averla comprata in qualche negozio.
In teoria non la conosco, in pratica so tutto di lei: Giulia Becci, IV B, carnagione scura, occhi color pece, capelli neri un po' scompigliati e un sorriso folgorante. È una che quando passa ti giri, una di un altro pianeta, una che sta sempre sulle sue... e non capisco perché mi guardi così.
Tira fuori dalla tasca dei jeans un pacchetto di Marlboro e per un attimo penso che sia gusto fumare, se lo fa lei è giusto.
Alle otto e venti arriva anche il suo ragazzo. Che ci fanno insieme? Lui ha la bocca imbronciata e gli occhi celesti, ma fermi, che non vanno al di lá; lui ha gli occhi che restano in superficie, gli occhi di lei sono tutt'altra storia...
Lei gli dà un bacio e se lui gliene chiede un altro, gli dice "Uno basta..." e mi guarda.
E io mi sento un intruso tra loro, anche se tra me e lei non c'è niente, non ci conosciamo nemmeno.
Non dovrei, ma mi ci sento lo stesso un intruso, perché lei mi mette in mezzo coi suoi occhi di pece.
La scuola lancia il primo sbadiglio della giornata: metto la Smemo e la Bic nello zaino e mi avvio verso l'entrata.
Mi siedo dove capita: non ho un compagno fisso, non mi piace legarmi.
Per questo ho poche amicizie, poche ma vere, di quelle che ti puoi fidare.
Mattia al primo posto.
Ci conosciamo da otto anni e se gli racconto un segreto so che la sua lingua starà ferma e buona dentro al palato.
Ha un anno più di me e studia Psicologia alla Sapienza, lui vuole salvare la testa della gente, io penso che ognuno si salvi da sé.
Le persone si stropicciano gli occhi quando ci vedono insieme perché Mattia e io siamo diversi in tutto, dalla marca delle scarpe al balsamo dei capelli.
Perché io ho i piedi di piombo e lui no.
Perché lui è coraggioso e io no.
Mattia è uno tosto davvero: quando ha scoperto che Elèna, la sua ragazza, se la faceva con un altro, è andato a parlare con l'altro e ha capito che quello non sapeva che Elèna fosse già impegnata. Erano stati presi in giro, in due. Allora Mattia ha avuto l'idea. Detto, fatto: sono andati insieme da Elèna, e le hanno detto di essersi innamorati l'uno dell'altro.
"E lei? Come l'ha presa?"
"È sbiancata e ha iniziato a dare i numeri. Fortunatamente, dopo un po', ha lasciato che la sua coscienza prevalesse e ha confessato tutto."
"Sei un genio del male" gli ho detto quando me l'ha raccontato.
"Grazie, lo so." ha detto lui compiaciuto.
Ma ogni tanto, ogni tanto spesso, Mattia pensa ancora ad Elèna. E ogni tanto lei lo richiama, si vedono, ci scappa un bacio o qualcos'altro, poi litigano e lui torna a dirmi: "È una stronza!"
È una stronza, ma la ama!
E io non capisco: che senso ha amare una persona così?
Bah, è proprio vero: l'amore è così, non sai che direzioni prende, ogni tanto salta fuori un nuovo personaggio e tutto si complica.
"Basta Matt, ma che ci trovi in una come Elèna? È una poco di buono!"
"È cambiata un sacco, te lo giuro!"
Ma poi si scopre che quel sacco è piccolissimo ed Elèna è la stessa.
È finita, basta!, quella è l'ultima volta che si vedono.
Io faccio finta di crederci, ma già lo so che non è l'ultima, che ce ne sarà un'altra e un'altra ancora...
Mattia è fatto così: ascolta gli ordini del suo cuore e obbedisce.
Io no, io do retta a tutto me stesso. E ogni volta che devo decidere qualcosa, c'è in me una riunione di condominio: cuore, testa, corpo e anima si vedono e si consultano.
Di solito è la testa quella a cui do più ascolto: mi sembra abbia idee migliori.
Martina si siede accanto a me.
Capelli lunghi, mossi, pantalone strappato di Gucci, maglietta stragriffata rossa, scarpe da barca di Prada, occhiale grande, a mosca.
Ha il naso alla francese, più finto delle banconote del Monopoli; gliel'ha rifatto il padre, è chirurgo estetico. Martina non si sente a posto se non trasuda soldi, i soldi del papi, se non si va a prendere l'aperitivo ogni sera, se non litiga con le zecche di scuola.
"Te l'ha fregato pure stamattina il posto quel vecchio?"
Faccio cenno di sì con la testa.
"Per me lo fa apposta, altro che mal di schiena..."
Martina non si fida delle persone, dice che, in fondo in fondo, siamo tutti paraculi. E su quelli come me ci si marcia bene.
Benjamin arriva in ritardo come sempre.
"Benjamin Mascolo, sei in ritardo di secoli!" gli dice il professore.
Lui fa una faccia buffa e se ne va al posto.
Le facce di Benjamin sono bellissime, sono le facce di uno che non ti vuole fregare, di uno che non ti dice balle: nessun autobus in ritardo, nessuna chiave di casa introvabile, nessun incidente sulla Colombo, nessuna sveglia scarica. Una volta ha detto "Scusi il ritardo, ma stavo a letto".
Benjamin è così, trasparente come un bicchier d'acqua, quella con le bollicine, che ti solletica la gola.
Non è come Simone...
Se Simone è in ritardo, s'inventa le storie più assurde: una volta c'è stato un incidente mentre lui stava sull'autobus ed è dovuto scendere a prestare aiuto, perché lui ha fatto un corso alla Croce Rossa, un'altra volta l'hanno fermato per un'intervista davanti casa sua, un'intervista su cosa? Non si sa.
E io mi aspetto che Simone da un giorno all'altro entrerà da quella porta dicendo "Scusi professore, ma oggi c'era il giudizio universale..." o qualcosa del genere.
E sono sicuro che tutti gli crederanno, perché lui dice le bugie così convinto che non puoi non credergli.
Benjamin si gira e mi guarda. Gli sudano le mani, le appiccica sulla copertina del libro di greco, tartaglia un "Cia-ciao!", guarda il mio foglio bianco e si rigira dall'altra parte.
È un imbarazzo veloce il suo, che gli fa correre la lingua e non gli fa finire le frasi.
Martina dice di Benjamin: "Quello schiuma quando ti guarda".
Alzo le spalle.
"Sì, ma tanto a te che frega? È uno sfigato..."
Mi sposto un po' di lato con la sedia, sbircio il viso di Benjamin. E vorrei dire a Martina che a me frega di Ben, che se solo si togliesse quegli occhiali che non mettono in risalto il colore dei suoi occhi e la magnificienza delle sue iridi, si sistemasse i capelli e si vestisse meglio, sarebbe uno da farci la fila.
Ma sarà che anche il mio è un imbarazzo veloce, sarà che non mi piace espormi, guardo Martina e le dico "Già..."
Che grande risposta "Già..."!
Non potevi trovare qualcosa di meglio, Federico?
Occhi a me!
Ciao a tutti :) Mi chiamo Piera ed è la prima volta che mi cimento in un progetto simile.
Era da tanto che volevo buttare giù qualcosa che riguardasse Benjamin e Federico, ma le idee erano tante e i risultati molto scarsi. Per questa ragione ho deciso di rieditare una storia tratta dal mio libro preferito "Ma le stelle quante sono" di Giulia Carcasi. Spero che la lettura possa essere di vostro gradimento!
Per maggiori informazioni o per qualsiasi tipo di curiosità, potete tranquillamente contattarmi sul mio account Twitter @Fenjij.
Se questa sorta di progetto dovesse essere apprezzato, sarò più che lieta di aggiornare il più possibile.
Vi saluto e vi bacio,
Piera.
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Ma le stelle quante sono | Fenji
FanfictionQuesta è una rieditazione del libro "Ma le stelle quante sono" di Giulia Carcasi con Benjamin e Federico come protagonisti. Spero di tutto cuore che vi piaccia ☺️
