Il letticciuol d'amore.

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Petrarca sedeva sulla seggiola.

La notte era scesa e lui ancora pensava al sinus di Laura quando… arrivò. La sua angelica tunica sotto il chiarore lunare brillava.

Francesco lo vide e un sorriso sfiorò le di lui sottili labbra:

<<Cicerone…>> balbettò, sorpreso <<…sei tu?>> pieno di speranza dimandò, alzandosi di scatto.

<<Tu mi aspettavi, lo sapevo.>> di lussuria pieno affermò. Francesco deglutì a vuoto, senza osare guardarlo negli occhi. Il sinus di Laura ancora i suoi pensieri riempiva, però la vista del di lui maestro dell'antica Roma lo distoglieva da quei pensieri indecorosi.

<<Guida del mio alto scrivere, come puoi tu ritrovarti nel mio secreto loco?>> dimandò arrossendo, tenendo gli occhi fissi al pavimento.

<<Son qui sol per teco… la mia vera orazione conoscere ti farò; tanto è vero che in vita rinomato ero per questo.>> rivelò Marco Tullio, impassibile. Qualche passo avanti fece, chiudendo la porta di scatto. Francesco sobbalzò con un gemito, spaventato. Allora prese i grandi codici da poco ritrovati (e subito amati) e glieli mostrò, orgoglioso.

<<Sai bene che questo non è ciò che intendevo.>> verso di lui si mosse Cicerone, costringendolo a portare lo sguardo su di lui.

<<Cosa hai intenzione di farmi?>> dimandò pieno di timore, però incuriosito, Petrarca. Marco Tullio lo buttò sul letticciuol, senza parola proferire. Francesco lo guardò spaventatissimo, ma carico di adrenalina. Cicerone si sfilò la tunica e si mise a cavalcioni sul poeta. Petrarca in un impeto passionale lo prese per i fianchi e Marco Tullio sorrise soddisfatto:

<<Giammai vorrei che tu pensassi di me come l'uomo di cui hai letto nel Epistolarium.>> rivelò con rammarico.

<<Un po' deluso io fui, ma anch'io ho i miei secreta.>> gli accarezzò il fianco destro, che saldo teneva con la sinistra mano.

<<Anche questo so, Petrarca. Proprio per questo mi ritrovo qui.>> e finalmente lo baciò.

Le labbra di Marco Tullio erano caldem et humidem, mentre quelle di Francesco, tremanti, si fecero coraggio. Le loro lingue danzarono insieme: quasi sembrava di leggere un passo del Pro Archia. La vestaglia da notte di Petrarca pareva per magia esser scomparsa, tanto erano abili di Cicerone le mani.

<<Mi desideri?>> senza esitare dimandò Francesco, tra un bacio e l'altro, ansimando. Cicerone nulla disse: passò dalla potenza all'atto.
Marco Tullio inserì il suo magno codice nell'hocus amoenus vergine di Francesco. Petrarca trettenne un gemito di dolore e strinse i denti, stringendo le lenzuola del caro letticciuol. Continuarono il giuoco, che sol le donne che hanno intelletto d'amore potranno intendere.

<<M-Marco…>> iniziò, ansimando <<… sei più importante di Dionigi di Borgo San Sepolcro…>>

La chiara fonte viva entrò dalla finestra e ad aprire gli occhi Petrarca costrinse. Cercò nel letticciuol il di lui amato, trovandovi solo le Confessiones di Sant'Agostino.

Donategli proprio da Dionigi…

Il letticciuol d'amore. [ONE-SHOT]Des histoires addictives. Découvrez maintenant