In un luogo sperduto tra le colline della Beozia, vive Alceo, contadino zelante e magnanimo. Ha una moglie, Kakofanea (che sembra brutta) e tre figli : Brachife (che parla velocemente), Feidala (che risparmia) e Psefida (che decide). La famigliola felice dimora in una baracca di modeste dimensioni, ricavata fra le rovine di certe antiche tombe di certi antichi guerrieri . Hanno dei vicini, una coppia di vecchi oramai prossimi al trapasso. La donna, Biprosopa (che possiede due volti) , è gentile con tutti, buona con i figli di Alceo e perfida col marito. Quest'ultimo parla poco, tanto che nessuno ha mai sentito il suo nome : si sa solo che la mattina si alza presto, esce di casa, guarda l'alba e poi torna a sedere ed accarezzare il suo gatto.
Altri vicini abitano più in là, Alceo passa davanti a casa loro quando torna dal pascolo e saluta la anziana Pseudofide (che mente), la figlia Fobemea (che ha paura) e la figlia della figlia, Kallistene (la più bella).
Tra tutti, Alceo e suo figlio Psefida sono i più valorosi uomini della comunità, finché Galateronte (eroe che fa ridere) non torna dalle sue importanti spedizioni militari e non narra delle sue eroiche imprese alla bella Fobemea. Galateronte, quando il dovere lo chiama, torna dalla sua amata a dare una mano con il lavoro nei campi e sfida con la sua conoscenza del mondo il dotto Alceo.
La famiglia del pastore invece può vantarsi delle forti braccia di Psefida che, seppure rozzo e sapiente solo di "mescere il latte e addomesticare le donne", è l'orgoglio dei genitori e delle sorelle.
Può anche vantarsi, lui, Alceo, di avere una moglie di tutto rispetto: lava i panni, cucina delizie di frutta, sapendola conservare fresca anche dopo settimane, educa le figlie con il dolce riverbero delle sue mani e il grazioso stridolio della sua voce. Certo, del figlio non si può occupare perché deve crescere col padre, imparare e diventare maestro nell'arte della pastorizia : "le uniche femmine che devi toccare sono quelle che si posson tosare" gli dice sempre il padre, o "i masnadieri vanno in cerca dei monti rosa, gli onesti di quelli verdi". Quale mestiere più nobile del pastore? Come si può trarre ispirazione se non dai sublimi belati o dai profumi bucolici? E così Alceo era diventato pastore: fare il cittadino? E perché? Per rinunciare alle bellezze delle colline e alla pace della periferia? No! Una voce di un dio l'aveva consigliato, gli aveva detto «Va' e fai poesia! Ma non qui, non nell'agorà: sulla collina, come Esiodo!». E si ricordava le parole esatte quando disse a sua moglie che voleva diventare un pastore e andare sulla collina . Dice ancora, quando lo racconta a qualcuno, che è convinto sia stato Apollo in persona a parlargli, anzi, non può essere altrimenti.
A chi gli chiede il perché le sue figlie non abbiano preso il suo nome, dice che Alcea suonava male, che lui è un poeta e delle donne non possono essere poete.
All'età di quarantacinque anni, Alceo ha composto un poema tutto suo, che parla di un eroe dai divini natali e dalle gesta che verranno ricordate dai posteri e, soprattutto, questo eroe era prima un pastore. Ha deciso per lui il nome di Astianatte, perché gli suonava bene, era un nome che alludeva ai divini natali, forse lo ricorda dai suoi antichi studi d'infanzia, forse l'ha inventato lui. E perché no? Lui è un poeta, non gli serve molta conoscenza, quella degli uomini, perché lui è ispirato dalle Muse che tramite lui partoriscono nobili idee e versi divini. Ma cosa ancor più incredibile è che questo poema non l'ha scritto, non perché non sa scrivere -il che è vero- ma perché "la memoria è lo stilo dei poeti", non gli serve tracciare le lettere su qualche pergamena -costa troppo ma è barbara quindi non serve-.Alceo, il poeta pastore, ricorda ogni singola sillaba e canta i suoi versi composti in trimetri scazonti alla perfezione, è pure intonato.
Il suo gusto per il ritmo, per l'accento, gli fa aborrire la parlantina della figlia Brachife (che parla velocemente): confusa, frettolosa, quasi non respira quando pronuncia i suoi lunghi monologhi alla sorella Feidala (che risparmia). Questa la ignora e annuisce simulando convinzione ed è talmente abituata a farlo, che ormai convince pure sé stessa di starla ascoltando. Le due sorelle una volta alla settimana vanno al mercato nell'agorà e vendono il loro latte e il loro formaggio: Brachife convince con i suoi discorsi i compratori sulla qualità del prodotto e Feidala tratta il prezzo. In città le conoscono come le caste e oneste sorelle.
Questa onesta, parca, zelante famigliola greca, conduce una piacevole e soddisfacente vita. Cosa desiderare di più?
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PRE-SCEGLIERE -Un pastore alla ricerca del divino-
Humor(V secolo a.C.)Alceo è un pastore della Beozia (regione di Tebe),sposato e con tre figli. La sua vita non lo appaga e, stufo dei continui bollettini di guerra (Guerre Persiane),sogna un mondo dove gli uomini vivano in pace,le pecore provvedano a lor...
