L'incontro

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Fantastico, era il primo giorno di scuola ed io ero già in ritardo. Mi ero appena trasferita a New York e non conoscevo per niente la città, mi sentivo spaesata ma allo stesso tempo libera. Quella mattina alle sei ero già fuori casa, ma adesso mi ritrovavo in ritardo per la mia solita ossessione, le macchine. Mi piaceva andare nelle autostrade e correre come una pazza con i finestrini abbassati, mio fratello Cameron mi paragona ad un cane, ed io ogni volta onestamente mi ci rispecchiavo. Con questo non voglio dire che sono una cagna ma che mi piace sentire il vento in faccia ed avere quella sensazione di libertà, che pur troppo è solo una sensazione.
Andare veloce mi serviva per schiarire le idee, ero terrorizzata per oggi, il mio primo giorno in una scuola del tutto nuova. Mi ero trasferita in una delle nostre case, dove abitava già da un anno mio fratello, da solo e di conseguenza nella sua scuola che, a quanto avevo capito, era un liceo per tutti i figli di papà. Onestamente pensavo di essere veramente una figlia di papà, ma d'altronde a soli 17 anni, è normale essere mantenuti dal padre. In ogni caso avevo ben altro a cui pensare. Che dovevo fare? Con chi dovevo parlare? Di cosa soprattutto? Dovevo essere una ragazza seria? Oppure una che ha sempre le battute pronte? Sportiva o elegante? Moderna o classica? Fare la precisina o quella sempre disordinata? Non sapevo come comportarmi, anzi, non sapevo chi essere, così abbassai tutto il finestrino e decisi di andare più veloce, avevo davvero bisogno di non pensarci più.

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Parcheggiai la macchina nel primo posto che avevo trovato e scesi come una pazza per entrare a scuola prima che il cancello venisse chiuso. La mia nuova scuola era molto grande, sembrava una villa degli antichi greci, tutta bianca con le colonne di un giallino tendente all'oro. Appena entrata vidi una massa di ragazzi, fra cui io non conoscevo nessuno di loro a parte mio fratello che, da come mi aveva raccontato, era uno fra i più "popolari". A me onestamente non interessava essere popolare, mi accontentavo di avere 4 amici fidati e basta, o almeno così credevo.
Percorsi il lungo corridoio fino alla segreteria, dove ritirai il mio orario. Appena uscita dalla porta vidi il mondo da un'altra prospettiva, in tutti i sensi, ero appena finita con il sedere per terra con sopra un ragazzo e che ragazzo. Era apparentemente alto, difficile da giudicare in quel momento, con i capelli scuri e gli occhi color Nutella.
Come una scema restai ferma, immobilizzata a guardarlo negli occhi decisamente per troppo tempo, fino a quando lui si alzò.
"Voi e i vostri soldi, vi credete di poter fare quello che volete, perfino di non guardare dove mettete i piedi".
Io rimasi lì a terra a cercare di caprire quello che aveva appena detto, fino a quando mi riguardó negli occhi dicendomi "che c'è devi chiamare il tuo maggiordomo per alzarti oppure l'ambulanza per vedere sei hai subito un trauma cranico" dette queste parole fece un sorriso malizioso.
Come poteva rendersi antipatico un ragazzo in così poco tempo? Mi alzai velocemente per dirgliene quattro ma appena apri la bocca senti una voce di dietro. Mio fratello. "E tu che ci fai qui, Trevis? Ti sei perso per la retta via" lo disse con un sorrisetto simile a quello che aveva fatto poco fa quel ragazzo, ma con gli occhi pieni di rabbia, che mi fecero venire i brividi.

La vera meTempat di mana cerita hidup. Terokai sekarang