Il campanello suonò improvvisamente. Era tardo pomeriggio, il sole stava calando all'orizzonte, le sfumature rossastre nel cielo limpido e invernale s'intravedevano tra le tende del salotto, Alice era intenta a sorseggiare vino come una vecchia signora ormai rimasta sola e triste mentre fissava il suo computer cercando di farsi venire qualche idea per il suo nuovo romanzo. Non aspettava nessuno e quando quel suono stridulo invase il silenzio della casa, saltò quasi in aria per lo spavento.
Il rumore si prolungava con il passare dei minuti, lei si apprestò ad aprire. La porta fu spalancata nel momento esatto in cui l'ospite stava per bussare. Quando gli occhi cerulei di Alice s'imbatterono in quelli della persona che aveva di fronte, non riusciva a crederci: non riusciva a capire che cosa la portasse, dopo mesi, a ritornare su quell'uscio e non sapeva se esserne felice o meno, ma in cuor suo sapeva che aspettava quel momento da tanto tempo.
Rimase lì ferma a fissarla, senza proferire parola, mentre i minuti scorrevano inesorabili. Era come pietrificata, sconvolta e tutto le balenò in testa improvvisamente.
Un anno prima.
La sala era colma, gremita di gente che fluttuava da un angolo all'altro, fiumi di alcool scendevano lungo la loro gola e compariva repentinamente sulle guance rosse dei più alticci, scintillii di bicchieri che si scontravano si accompagnavano grida di gioia. Fuori, lì dove l'inverno era più evidente che mai, stavano iniziando a cadere i primi fiocchi di neve, ma niente che avrebbe spaventato la sempre sveglia New York, ben abituata alle più intrepide tempeste.
Ogni volta che la porta del locale si apriva e qualche fiocco andava incontro al caldo del locale, c'era qualcuno che urlava per il freddo che invadeva la sua pelle nuda, circondata solo in parte da vestiti, lustrini e gioielli. La musica iniziava ad aumentare man mano che passava il tempo, o forse era solo l'effetto dell'alcool che saliva nella testa dei festeggianti. Le note cambiavano, si alzavano, si abbassavano, si ripetevano e spingeva tutti a muoversi, a muovere a ritmo il bacino. In pista si stavano lanciando proprio tutti, dal ballerino professionista al più incapace.
Il bello delle feste, notò Alice, era che si respirava un'atmosfera di libertà e di comune allegria. Ci si sentiva veramente liberi di fare ciò che si voleva, ballare, cantare, ridere a crepapelle perché, a pochi centimetri di distanza, c'era qualcuno che stava facendo esattamente la stessa cosa.
Alice era seduta ad un tavolo, indossava un vestito a tubino rosso che le circondava perfettamente il corpo, mostrava una forma fisica smagliante ottenuta dopo anni di diete e di attività fisiche. I lunghi capelli neri e lisci le cadevano dritti sulle spalle mentre ogni tanto s'intravedevano dei pendenti color oro che illuminavano ancora di più i grandi occhi cerulei. Le esili braccia nude erano contornate da piccoli braccialetti dello stesso colore degli orecchini. Aveva in mano un bicchiere, stava sorseggiando tranquillamente il suo cocktail mentre ascoltava interessata i racconti della Thailandia del suo amico, Jack. Le stava raccontando delle spiagge bianche, del mare cristallino, della natura selvaggia, dell'ospitalità dei thailandesi. Si perse tra quelle parole, immaginava soltanto quei luoghi magici, quasi incredibili e verosimili di cui stava sentendo parlare. I suoi viaggi si erano fermati all'Europa, aveva girato un sacco, ma non ci era mai stata e si disse che, prima o poi, avrebbe preso un volo e sarebbe andata alla scoperta di quei posti. Era ormai un'ora che, appoggiando le labbra a quel bicchiere, si perdeva nei suoi pensieri, nei suoi programmi di una vacanza felice e Jacqueline, la sua amica fin dai tempi del liceo, la risvegliava dandole leggere gomitate nelle costole.
La serata stava procedendo correttamente, tutti erano contenti e lei si stava divertendo. Un bel modo per iniziare l'anno, pensò.
Ad un tratto, nell'aria si dileguarono le note di una canzone, Alice iniziò a cantarla inconsciamente come se fosse una cosa automatica e quando si rese conto che quella canzone le stava facendo muovere anche i piedi, si alzò e trascinò tutta la comitiva verso la pista urlando "questa canzone mi fa impazzire!"
Era sicuramente l'alcool che la faceva parlare e ne ebbe la conferma quando arrivò sulla pista e si scatenò come se di quella musica, di quei passi ne valesse la sua stessa vita. A turno prendeva per mano i suoi amici e ballava, girava, rideva.
Di tanto in tanto, urlava qualcosa nell'orecchio dei suoi amici, ma nessuno sembrava realmente ascoltarla forse perché tutti troppo inebriati dal ritmo caldo e sensuale della musica rilasciata nell'aria.
Alice scuoteva il bacino, saltava, inventava danze tribali e girava lasciando scuotere i capelli che repentini, come le onde contro uno scoglio, sbattevano contro la sua schiena.
Si girò, iniziava ad avere sete, si sentiva le labbra secche quindi, sicura che avesse bisogno di una pausa, si fece largo tra i suoi amici e si diresse verso il tavolo dove il suo cocktail sembrava aspettarla.
Nemmeno il tempo di un sorso che Jack corse a riprenderla sotto le indicazioni sornione di Jacqueline.
Non ebbe il tempo di posare il bicchiere, lo trascinò con sé e mentre si faceva largo tra la folla che, nel frattempo, aveva occupato la pista, una gomitata le fece rovesciare tutto il contenuto a terra.
Goccioline di Sex On The Beach s'infransero sul vestito rosso, colorandolo di un bordeaux intenso lì dove era bagnato mentre sul gomito peccaminoso se ne infransero molte altre.
Lo sguardo accigliato che colpì Alice fu una vera doccia fredda. Era ghiacciato, attento, scrupoloso, ma del tutto fuori luogo rispetto al sorriso che comparve sul volto di quell'uomo che adesso le era esattamente di fronte.
Alice era rammaricata, più per aver buttato il suo cocktail che per aver sporcato il vestito del ragazzo.
Lui sembrò accorgersene.
"A dire dal tuo sguardo, mi sa che debba offrirtene un altro!" e lasciò che di nuovo quel sorriso colpisse Alice come uno schiaffo in pieno volto.
"Scusami, mi dispiace molto! Non avrei dovuto... Non avrei dovuto portare il bicchiere qui... Scusami, davvero!", iniziò a farfugliare mentre le guance diventarono rosse per la vergogna e per essere stata così stupida da farsi scoprire, o meglio leggere nel pensiero.
"Non ti preoccupare, sono cose che capitano! Che sarà mai un cocktail sulla giacca se a versarlo è stata una così bella ragazza!"
A questo punto non c'erano più dubbi, era rossa e non era colpa del caldo, del ballo o dell'alcool.
"A proposito, piacere, sono Adam.", le allungò la mano che prontamente Alice afferrò sussurrando timidamente il suo nome.
Non era sicura che avesse capito e si diede anche della stupida perché doveva urlarlo di più.
Il ragazzo, però, contrariamente alle sue aspettative, annuì a mo' di affermazione e le disse: "Ero serio quando ti ho detto che volevo ripagarti il drink che hai versato per colpa mia."
"No, fa niente. Non ti preoccupare!"
"Insisto. Seguimi." e la fulminò in modo incredibilmente piacevole. Alice, quindi, si trovò accanto a lui a chiedere un altro Sex On The Beach.
E ora, quegli stessi occhi, quello stesso sorriso la stavano perturbando come una tempesta in piena estate.
Deglutì, cercò di cacciare via tutti i ricordi, ma era impossibile.
Non l'aveva fatto finora, non l'avrebbe fatto adesso che quello sguardo acuto e furbo la stava scrutando di nuovo.
"Finalmente!" pensò, ma si ritrovò solo a biascicare un "Entra!"
***
Ciao a tutte,
da poco ho scoperto l'applicazione di Wattpad, ho iniziato a leggere qualcosa e mi è balenata in mente l'idea di scrivere e pubblicare anche io qualcosa. Spero di poter portare avanti la storia, anche se per adesso sono contenta di come sta venendo.
Mi farebbe piacere ricevere qualche commento, positivo o negativo che sia.
Confido in voi lettori.
A presto,
Giovs.
