incontro con il killer

15 2 0
                                        

Le strade deserte, le piccole case colorate e il cielo dipinto di nero dalle grandi nuvole. Un rumore di passi che percorrevano tutta la strada fino ad arrivare a una piccola figura femminile immersa nell'oscurità più assoluta.
Lunghe ciocche di capelli castani gli incorniciavano il pallido viso colorito leggermente di rosa nelle guance, due grandi occhi castani riflettevano alla luce dei alti lampioni. Vestiva con una felpa rossa come fuoco, pantaloncini di jeans che scoprivano le lunghe gambe e ai piedi delle converse nere. Dietro alla schiena portava un piccolo zaino nero, le mani erano lasciate libere all'aria e ogni tanto dei si inrigidivano ma subito dopo ritornavano normali.
Le strade deserte, le piccole case colorate e il cielo dipinto di nero dalle grandi nuvole. La figura femminile ritornava a casa dalla festa di fine anno scolastico, ora era libera dagli studi. Non amava festeggiare, se ne stava sempre in un angolo, a volte parlava da sola e gli altri suoi coetanei la credevano pazza.
Ma nessuno tranne lei sa del suo brusco passato e ne risentivano ancora oggi le cicatrici.
Da piccola, circa all'età di 6 anni, incontrò un pagliaccio colorato dentro una scatola a molla. Laughing Jack aveva detto di chiamarsi quel strano pagliaccio dal viso giovane, un naso colorato a punta, corporatura alta e dei sgargianti vestiti. Dicevano di essere amici, si divertivano a giocare e a cantare, era l'unica che lo poteva vedere. Strane cose però accadevano intorno a lei, quando un bambino gli stava antipatico o faceva il cattivo ai suoi confronti, il giorno dopo quei piccoli e inocenti bambini venivano ritrovati morti senza i bulbi oculari, gli organi interni fuori dalla pancia e delle caramelle al loro posto. Tutto questo accadeva solo alla bambina e ben presto i genitori si accorsero degli strani comportamenti quasi di pazzia della figlia e decisero di chiuderla in un manicomio per bambini, cosa assurda lo so.
All'età di dieci anni uscì dal manicomio e non ci fu traccia di Laughing Jack. Ma non è ancora finito. Sembrava ritornata una bambina normale prima di incontrare quello che oggi chiamiamo Slendermen.
Tutto iniziò l'estate dell'anno di quando uscì dal manicomio, era andata in campeggio con i genitori. Una notte, si svegliò per un grande suono ma i genitori non sembrassero muoversi di una virgola e così uscì dalla piccola tenda marroncina e vide davanti a se una alta e magra figura maschile dalla candida pelle, portava eleganti vestiti ma soprattutto la cravatta rossa, non aveva volto ma niente gli scosse alla bambina. Era molto alto e lei in confronto era una formica, l'uomo dietro alla schiena portava lunghi tentacoli neri che si muovevano regolarmente su e giù. Da lontano lo si avrebbe confuso con un albero. Si chinò alla altezza della bambina che in mano portava la pila, la mano fredda dell'uomo accarezzó i capelli castani della bambina passando così al viso. La bambina sentiva una strana nostalgia dentro all'uomo, quasi tristezza. L'uomo si alzò lentamente da terra guardando la bambina sorridente e sembrava ricambiare, fece per andare via ma venne fermato dalla bambina che gli porse un piccolo e prezioso braccialetto color rosso sporco di terra, era quello del manicomio che lei ormai aveva tenuto come tesoro. L'uomo prese il braccialetto e lo strinse nella grande mano bianca e la salutò con un cenno del capo. Da quel momento non lo rivide più ma soli in piccoli e brevi sogni del passato ma ovviamente per la bambina non andò affatto bene. Quando lo raccontò ai genitori loro non la presero molto bene e così ci furono altri quattro anni della sua vita passati questa volta tra psicologi. Scoprì anche che ci furono strani avvistamenti di quell'essere e che dicessero di lui che era un assassino che prendeva i bambini e li uccideva e mai nessuno era scappato da lui. Era l'unica sopravvissuta e non esiste la risposta.
Tutti la giudicano pazza, per colpa della sua immaginazione ha perso le sue emozioni e ora non ha nessun senso la vita per lei.
A 14 anni aveva visto più volte un ragazzo che andava in giro con due accette e indossava degli occhiali gialli e una mascheta da cannibale, ogni volta che la vedeva affacciata alla finestra la salutava e le ricambiava con dolce sorriso. Spesso quel ragazzo era sporco di sangue soprattutto nelle accette. Non passava giorno che quel ragazzo si fermava, di notte a salutarla o con un sorriso o con un cenno della testa. Coincidenze strane accadevano il giorno dopo, famiglie o persone uccise. Ormai la ragazza non ci faceva più caso, i psicologi dicevano che era tutto nella sua testa quindi quelle assurde coincidenze non erano vere.
I suoi genitori lo scoprissero, altri due anni dallo psicologo, era questo che meritava nella vita, passare per pazza quando pazza non era.
Le strade deserte, le piccole case colorate e il cielo dipinto di nero dalle grandi nuvole. Il cellulare vibrò nella sua tasca destra dei pantaloncini. Si fermò prendendo in mano il cellulare, una chiamata da Sara:
《Pronto》
《Oh, ciao Jessy. Sara è molto ubriaca e credo che quando gli passerà la sbronza sarà mattina, rimarrà qui da me stanotte e scusa se non avevo tempo di darti un passaggio fino a casa》
La persona che parlò era il suo migliore amico, Josh e quasi il ragazzo di Sara.
《Non c'è problema Josh. Comunque una passeggiata a notte fonda in una strada completamente deserta senza suoni non farà mai male..》
Disse la ragazza con tono freddo, ormai lei parlava così ed era raro che sorridesse.
《Ma se dopo arriva qualcuno ad ucciderti?》
《Senti, non parlarmi più di questa storia perché a causa di quei killer sono stata creduta una pazza!》
Detto questo chiuse la chiamata.
Tratenne la rabbia, era infuriata. Avrebbe preso a pughi anche un lampione fino a quando sarebbe caduto. Il cellulare in tasca lo mise in silenzioso, così che nessuno la disturbasse. Si senti già molto meglio, ora era libera di camminare.
Le strade deserte, le piccole case colorate e il cielo dipinto di nero dalle grandi nuvole. Da lontano qualcosa luccicò alla luce di un lontano lampione. Una figura si nascondeva dietro a quel fastidioso luccichio, una risata. La ragazza continuò il suo cammino, chiunque fosse non gli importava. Ne aveva passate di cotte e di crude.
La vista a passo a passo si fece più chiara, era una persona appoggiata a un lampione. Era incappucciato e in mano portava un cortello. "Oh perfetto, un killer " pensò la ragazza avvicinandosi sempre di più al killer. Se ne stava tranquillo, il viso era volto nell'altro verso della strada, portava una felpa bianca e dei pantaloni neri, erano sporchi di sangue. La pella era insolitamente bianca, hai lati della bocca aveva due taglie che formavano una lungo sorriso. Gli occhi erano bianchi, si vedeva la pupilla nera e leggermente il contorno nero della iride. Guardava il vuoto. Del sangue cadeva dal grande cortello da cucina, cadeva a goccie sul asfalto della strada formando una piccola pozza di sangue.
Emaneva timore, la ragazza lo sentiva ma continuò la lunga strada come se non fosse nulla. Era frutto della sua immaginazione, non voleva ritornare dai psocologi.
Gli passo vicino e in quel momento arrivò un filo di vento che fosse in alto i capelli della ragazza. Sembrava che non se ne fosse accorto prima, sembrava è quello il punto.
《Ehi tu, dove cerchi di andare?》
Disse il killer. La ragazza si fermò senza girarsi.
《Mi sembra ovvio, vado a casa》
《Ma sai chi sono io? Cioè dovresti scappare di paura solo a vedermi》
La ragazza strinse i pugni.
《Di certo non passi inosservato con quel cortello sanguinante, mi sembra ovvio che sei un killer e a me questo non mi frega niente》
《Ahahah, ti taglio la gola sai?》
Disse il killer con tono spiritoso
《Fallo, le persone non si accorgerebbero neanche Che fossi morta》
Si girò lentamente verso di lui con sguardo assente, senza espressione.
《Odio le persone come te》
《Okay, fa come vuoi ma io ritorno a casa》
La ragazza si girò e proseguì in pieno silenzio, come nulla fosse. Qualcuno la prese per il polso, anzi, il killer.
《Ascolta, se vuoi uccidermi fallo se no io vorrei tornare felicemente a casa per andare a dormire》
Dice secca. Il killer sospirò mettendosi una mano in faccia, puro silenzio.
《Ma che cosa vuoi da me?!》
La ragazza si liberò e lo guardò in faccia, il killer spostò gli occhi nei suoi. La ragazza distolse lo sguardo, prese lo zainetto e ne tirò fuori un panino e una bottiglia d'acqua che aveva preso alla festa.
《Non so se hai fame o cosa ma per piacere tieni questi》
La ragazza era scocciata di stare li al freddo quasi uccisa da uno spietato killer. Il ragazzo prese in mano il panino e la bottiglia d'acqua, non disse niente.
La ragazza ritornò nella via di casa, riflettendo dell'incontro sapendo che era tutto frutto della sua immaginazione. Si fermò davanti a una piccola casa in avorio, entrò dal cancello e prese le chiavi di casa.
Entrò dentro, la sua amata casa che condivideva con la amica Sara che presto sarebbe andata a vivere con Josh.
Sistemò lo zaino sopra al tavolo, guardò l'orologio che indicavano le 0:30 di mattina. Aveva tempo per lavarsi così entrò nel bagno spoiandosi e poi entrare nella doccia.
Esce dal bagno con intimo e canottiera, i piedi scalzi camminavano sul pavimento freddo della camera. Si lancia nel letto che sobalzò. Sperava che fosse tutto una finzione e che non avrebbe mai più rivisto quel killer come tutti gli altri.

Has llegado al final de las partes publicadas.

⏰ Última actualización: Feb 28, 2016 ⏰

¡Añade esta historia a tu biblioteca para recibir notificaciones sobre nuevas partes!

Don't go PleaseHistorias para obsesionarse. Descúbrelo ahora