Parte 1

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  Un vento soffiava, lento e costante, accarezzando e aggrovigliando i capelli purpurei di Aralia che camminava scalza nella radura. Triste e sconsolata, aveva ormai abbandonato ogni speranza. Il suo villaggio raso al suolo, ridotto a un misero cumulo di polvere e sangue. Quasi cominciava a credere che fosse tutta una macchinazione, uno scherzo del destino. Non più pace, non più armonia, solo dolore e distruzione.

Nulla aveva lasciato intendere che sarebbe successo, erano un popolo pacifico, dediti alle arti e alla magia. Vivevano in una verde radura, al centro della quale c'era un albero, il più maestoso e grande che la foresta avesse mai visto. Era un albero speciale, il Guardiano della Foresta, colui il quale faceva pulsare di vita tutti gli altri alberi suoi figli. Il popolo dei Rankyr era stato incaricato dal Consiglio della Legge di proteggerlo. La radura era circondata da una foresta, che essi erano soliti chiamare "Rahuitya". Un piccolo ruscello scorreva vicino alle capanne e finiva in una cascata. Il cielo era sempre azzurro e limpido.

Un giorno arrivarono loro, gli Sykarin, gli "Sporchi di Morte", gli Umani.

Arrivarono come l'inverno, all'improvviso. Non ebbero pietà. Bruciarono le case, strapparono i bambini dalle loro madri, che imploravano piangenti di uccidere prima loro. Alcuni cercarono di fuggire. Gli Sykarin sembravano moltiplicarsi. La foresta diventava sempre più fitta, cercava di far finire quel massacro, di proteggere l'albero sacro alla Vita e il popolo che vegliava su di lui, di bloccare l'accesso agli Umani. Molte persone si erano rifugiate sulla costruzione più alta di quel piccolo villaggio. Gli Umani ridevano in mezzo a tutto quel terrore, appiccarono fuoco all'edificio e lo fecero crollare.

Lei era nascosta in casa sua, dentro al ripostiglio con il fratello minore, entrambi in lacrime e tremanti. Cercava di fare più silenzio possibile, ma il fratellino continuava a singhiozzare rumorosamente. Entrarono gli Umani. Con passi pesanti,iniziarono a mettere nei loro sacchi quanti più oggetti possibili. Il fratellino emise un singhiozzo, e i due Sykarin aprirono il ripostiglio. Aralia e il bambino iniziarono a correre, e i due Umani subito dietro di loro. Uno dei due uomini allungò una mano e prese il bambino per il collo della camicia. La ragazza urlò, si voltò, e vide il fratellino disteso a pancia in giù. I due uomini, fermi a sghignazzare, si girarono e continuarono ad inseguirla,correndo più forti di prima, assetati di sangue. Aralia si ritrovò con le spalle girate verso la foresta, i due Umani che la guardavano con occhi bramosi, desiderosi di uccidere ancora. Uno dei rami degli alberi si allungò e colpì gli Sykarin, sbalzandoli a  venti braccia di distanza, dopodiché il ramo stesso si avvolse con delicatezza attorno ad Aralia, creando un guscio che le impediva di vedere l'esterno. Una luce fioca, generata da un piccolo fiore, splendeva all'interno di quello scudo.

Aralia intanto, sconvolta e tremante, pensava. Cosa volevano quegli esseri da loro? Il popolo dei Rankyr aveva sempre vissuto nella foresta,lontano da tutto e da tutti. Non avevano mai dichiarato guerra a nessuno,vivevano in armonia con le altre creature della foresta, amavano e veneravano la natura. Perché gli Uomini sono così crudeli da voler sterminare un intero popolo? Una volta al villaggio, tramite un commerciante del popolo delle Ninfe,è arrivato un libro della terra degli umani. Non erano riusciti a decifrare quella scrittura così squadrata, ma poteva capirsi bene dalle immagini che il libro parlava proprio di loro, dei Rankyr. Immagini che ritraevano quel popolo così pacifico mentre praticava sacrifici umani. Assurdo. Il libro fu bruciato dal capo villaggio e non se ne parlò più. Ecco cos'era allora. Paura. Gli Umani avevano paura di ciò che era diverso da loro. Quale migliore strategia per superare la paura se non quella di eliminarla alla radice?                                                                                                                               

AraliaWhere stories live. Discover now