Voi credevate che io scherzassi quando ho lasciato quella borsa da quella persona; piena di lettere, di stronzate, buttate a caso. Rime sparse in suono, puttanate lasciate in folle. Voi, luridi bastardi, troppo occupati, si cazzo! Non vi accorgevate degli stormi di uccelli in direzioni unilaterali, dei crackers rotti a metà, dei cd vuoti e delle stanze bianche. Voi, si voi, avete dato connotazioni errate alla vita perché non accettavate l'unico vero significato che porta. Mi sento su un filo ed oscillo, mi sento su una corda e vibro, mi sento su un grattacielo e potenzialmente cado, possibilmente no ma comunque muoio. Il gatto di Schrodinger può essere vivo o morto, non é così? Non è così? Estendete l'esperimento da tempi piccoli, a tempi limitatamente grandi a tempi incommensurabili. Il gatto é morto ma sarete morti anche voi quindi che importanza ha? La probabilità che il gatto sia vivo quando voi sarete morti non vi sembrerà possibile anzi, vi dirò di più, non vi sembrerà un cazzo perché sarete morti e udite e udite con voi morirà anche l'interesse per tutto ciò che vi é sembrato, durante la vostra infima esistenza, degno di nota. Sono felice, mi rallegro perché con voi morirà anche la vostra presuntuosa e vana speranza che la vita abbia senso in funzione di quello che c'é dopo. No, signori e signori, no. Vivete la vita da spettatori, io sono l'artefice del modo in cui avete sprecato il vostro tempo fino ad ora e, ahimè, continuerete a sprecare leggendo o pensando a me. Ribaltiamo i ruoli. Non dovete scrivere per me, non credo che ne siate capace; Ciò che mi diletta é lontano dalle vostre competenze o comunque ha poco di lecito. Non pensate alla droga, é troppo semplice. É una credenza comune che la vita possa essere paragonata ad uno spettacolo nel quale le figure attive sono gli attori e quelle passive gli spettatori. Sembra così ma.. gli spettatori scelgono consapevolmente che spettacolo guardare, quando guardarlo, se continuare a guardarlo. Gli attori sono costretti ad interpretare una parte, indossare una maschera. E io? Io cosa sono? Il regista. Pretenzioso? Forse ma, ehi, lo spettacolo é gratis o almeno così vi lascio credere. Credevate che io scherzassi quando ho mandato quei messaggi, quando ho letto quei libri e ho versato quelle lacrime in quel bagno di quella casa. Mi ha vista piangere, quel ragazzo. Ho mentito anche a lui, ho mentito a tutti? No. Se lo credete siete dei poveri illusi e mi fate pena, la stessa pena che avreste dovuto nutrire nei confronti del prossimo; voi però non avete un cuore e anche se lo aveste lo mangerei perché si, io posso. Io conosco ciò che si può e ciò che si vuole. Io sono una sintesi della vostra sensibile propensione a desiderare l'indesiderabile e a mancare i bersagli della vita. Io sono la legge secondo la quale la freccia colpisce in eguale possibilità la mela o il cranio di qualcuno. Vorreste tutti essere me ma non potete, forse vi credete me, ma vi sbagliate. Voi siete il mio piccolo margine d'errore e arrivati a questo punto sono più che certa che finirete di leggere. Io sono io. E voi? Chi siete? Avete una sola possibilità. Tutto o nulla. Direte "ehi ma sono due le opzioni". Paradossalmente no, io so il perché ma lascerò che la vostra mente si perda un po' pensandoci. Io posso, ricordatelo. State ancora guardando lo spettacolo, o state ancora recitando. Bene. Credevate che io scherzassi quando fissavo il vuoto, quando spendevo parole strane, quando perdevo un po' i sensi, o il senso. Credevate che io fossi meno credente che credibile e bene, si: per una volta avevate ragione ma per i motivi sbagliati quindi avevate comunque torto. "Chi sei?" Non arrabbiarti se non rispondo, non aver timore se lo scoprirai. Se vi specchierete in me allora vedrete chi siamo, se cercherete il vostro riflesso vedrete un lago senza acqua con un buco al centro, mezzo vuoto o mezzo pieno. Vuoto, pieno. Pieno, vuoto. Nella piccolezza tutto porta al dubbio. Guardate il bicchiere, che per convenzione negativa chiameremo mezzo pieno. Lo vedete? Adesso prendete un altro bicchiere pieno/ vuoto nel medesimo modo. Versate il contenuto del secondo bicchiere nel primo. Otterrete, così, un bicchiere vuoto e uno pieno. Problema risolto? Adesso avete un bicchiere vuoto che non può essere pieno e un bicchiere pieno che invece é vuoto. Mio dio, vuoto? A voi la sentenza, peccatori. Se non siete troppo ubriachi vi chiedo di astrarvi e di immaginare di poter ripetere il processo all'infinito creando una schiera impossibile da annoverare di bicchieri pieni e bicchiere vuoti che derivano da bicchieri che erano mezzi pieni. Possiamo dire di aver ottenuto due infiniti di grado uguali. 1. É il risultato. Il bicchiere mezzo pieno e infinitamente pieno quanto vuoto ma é un fottuto bicchiere e voi a forza di bere non avete capito un cazzo delle vostre umili vite passate a "comprendere" quanto sia vuoto mezzo bicchiere pieno. Voi credevate che io scherzassi quando ho minacciato quel ragazzo in quel parco, quando ero sotto le coperte o quando ho iniziato a scrivere questa stronzata che spero leggiate fino a questo punto. Ricapitoliamo per i pazienti e per i cerebrolesi, senza offesa alcuna. Io sono io voi siete voi e voi siete delle merde. Scherzo. Oppure no. Ritentiamo. Io sono il regista e voi siete i miei attori, quando leggete, e i miei spettatori, quando pensate. Voi non sapete chi sono e a me non interessa sapere chi siete voi. Tralasciando la parte filosofica che spero abbiate capito e ora di pagare il biglietto. Infilate la mano in tasca e non prendete le monetine, non mi servono sporchi materialisti che amo o che amerei se potessi, se io fossi. Guardate l'ora, poveri illusi. Ecco avete pagato il vostro biglietto e ops, non é rimborsabile. Spero abbiate compreso e spero che abbiate una domanda per ogni risposta. Pensavate scherzassi e io adesso chiudo il sipario.
