i'm psychopath, baby?

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Tuoni.
Lampi.
Pioggia che sbatte sui vetri.
Per Cassandra era una giornata normalissima, una giornata allegra per così dire.
Si sentiva bene, era felice.
Si alzò dal letto, si diresse verso il bagno e si guardò allo specchio: alcuni graffi sul viso le rovinavano il suo bellissimo volto pieno di lentiggini.
Non riusciva a capacitarsi di come mai avesse tutti dei piccoli graffietti su tutto il viso. Una la colpì particolarmente: le tagliava il sopracciglio e sulla palpebra aveva del sangue secco.
Si lavò la faccia e si curò la ferita sul sopracciglio, dato che le faceva male e le bruciava.
Si pettinò i lunghi, morbidi e ricci capelli neri e si truccò con un po' di ombretto nero, ingrigendo il colore dei suoi occhi, e un po' di mascara.
Gli occhi erano freddi, color ghiaccio ma risaltavano sulla carnagione cadaverica di Cassandra.
Le innumerevoli lentiggini la facevano sembrare meno morta, pensò tra sé e sé.

Trascinò il suo gracile corpo verso l'armadio di legno, che lei da poco aveva dipinto di rosso e nero; lo aprì e prese una camicia a quadri neri e bianchi, una maglietta bianca e una normalissima gonna nera di pelle non stretta. Si infilò tutto e sotto la gonna mise delle calze nere poco trasparenti, con sopra delle parigine.
Guardandosi allo specchio si promise di mangiare di più, ma per un motivo o per un altro non riusciva a prendere peso.
Mise degli stivaletti neri alti.
"Con un poco di tacco", pensò, "potrò essere un po' più alta".

Rispetto alle sue compagne, era molto bassa e sbagliata. Così le veniva spesso detto, compreso da suo nonno, il suo tutore legale dopo la morte dei genitori.
Le sue compagne erano alte, molte bionde, altre con occhi azzurri come il colore del profondo mare, altre ancora erano magre, formose. Erano sempre più belle.

In quella classe, possiamo dire quasi completamente femminile, si sentiva inadeguata, un pesce fuor d'acqua.
Mentre le altre ragazze della sua età pensano ai ragazzi, al trucco, ai vestiti, ad uscire e divertirsi; Cassandra no.
Lei non pensava a fidanzarsi, ad essere perfetta, ad essere finta. Lei era se stessa, ma non esitava ad apparire carina in pubblico. Le piaceva curarsi.
Prese il suo zaino, vi infilò tutti i quaderni e due libri delle materie che aveva. "Tanto li porterà Alice", pensò. Alice è la sua compagna di banco.
Cassandra la reputa la più bella della classe soprattutto perché, almeno lei, è vera. Non si trucca ed è se stessa. Cassandra ammirava molto questa cosa.
«Cassandra! Sbrigati che è tardi!» suo nonno la chiama dal soggiorno.
Le rispose con un tono poco strozzato e poi scese di sotto. Accompagnata dal fratello, andò a scuola e fortunatamente non era in ritardo. Entrò nel grande edificio bianco: con quel temporale, quella scuola, assomigliava di più ad un manicomio. Appena entrò in classe, la sua felicità scemò fino a scomparire.
Scivolò nel posto accanto ad Alice e lasciò cadere lo zaino a terra.
Alice la osservava, con i suoi occhioni verde smeraldo; Cassandra sentiva il suo sguardo su di sé ma fece finta di nulla, restando con gli occhi fissi sul quaderno di storia.
Tutte le ragazze e i ragazzi presenti la prendevano in giro: "È perché sono diversa", pensò Cassandra e il suo sguardo si posò sulle finestre, sulla pioggia che cadeva sull'asfalto. "L'aria ha un odore gradevole adesso." pensò.

Tutti si alzarono in piedi, la professoressa era arrivata. Anche lei si alzò con malavoglia, ma si sedetti immediatamente. Voleva ucciderla. La odiava.
Quei capelli neri tagliati corti, quegli occhi marroni, quel sorriso beffardo.
La odiava.
E lei odiava Cassandra.

La professoressa si girò verso di lei e le sorrise, ma era diversa. Quel sorriso, aveva i denti più bianchi e poco appuntiti, la pelle era un po' meno rugosa e il collo era sporco.
Cassandra non capì di che cosa, ma notò che la la stava osservando. Non ci fece molto caso e ritornò a fare gli affari suoi senza seguire.
Quando alzò lo sguardo, gli occhi marroni della signora scintillavano. Dopo distolse lo sguardo e riprese a spiegare ma nemmeno la voce era la stessa. Più profonda, soave, potente.

Buoni IncubiHikayelerin yaşadığı yer. Şimdi keşfedin