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La stessa sera a casa di Zeno

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Bella. Sì,  proprio bella!

Ma che cazzo dico?

Simona era una bella ragazza, con la quinta di reggiseno e un culo che parla.

Pure Ines non era male: diciotto anni, ma un corpo da donna, con un'abbondanza di forme che non guastava.

Questa qui sembra il pennone centrale del circo, senza una curva neanche a cercarla. Il colmo è che non fa neppure lo sforzo di mascherare la mancanza di morbida femminilità, ma si ficca addosso quei camicioni, che neanche mia nonna.

Storco le labbra sbuffando in aria il fumo della sigaretta. Mio padre odia che si fumi in casa, andrebbe su tutte le furie, già me lo figuro. Si mangerebbe la bile a vedermi, buttato sul letto, con le scarpe adagiate sulle lenzuola.

Tanto, qua non entra mai, preferisce considerarmi trasparente e ricordarsi di me solo quando causo qualche rogna.

Mi rigiro tra le dita quel libercolo sgualcito.

E di te, che ne faccio?

Non riesco a immaginare una persona al mondo che potrebbe venir attirata da questa copertina grattata e mezza cancellata. Non che l'immagine, che doveva starci sotto, fosse più interessante. Capirai. Una coppia abbracciata sullo sfondo del deserto.

Ma sul serio leggi questa roba? Ti facevo almeno intelligente, se non bella.

Continuo a gustarmi la cicca, come se fosse l'ultima rimasta, anche se il pacchetto è ancora mezzo pieno. Eppure, aspiro avidamente il filtro per gustare l'essenza di quel poco tabacco rimasto.

Dunque, non è proprio il mio tipo e poi vive in un convento.

Sì, Casa Famiglia o quello che è, ma sempre posto di preti.

Non me la darà mai!

E allora, pezzo di cretino, che ci perdi tempo a fare?

Mi divertiva osservarla... Tanto, non è che avessi chissà quali impegni, questo pomeriggio.

Struscio frale dita le pagine di questo rudere, che si ha ancora il coraggio di chiamare libro. Sembro un prestigiatore con le carte.

Puzza!

Sembra che, tutto l'odore di umido e cellulosa stantia si sia concentrata su queste pagine.

I suoi occhi ridono.

Che cretinata, divento melenso, come gli scrittori di questa robaccia.

No, sul serio. Era allegra, spensierata e, negli occhi, rimaneva quella sensazione di euforia contagiosa.

Ormai, la sigaretta è finita, non posso succhiarmi le dita.

Vaffanculo, Zeno. Ti sei proprio rincoglionito, dietro a quella là!

Mi scuoto, gettando il libercolo a terra, tra il muro e l'armadio.

Che ci fai con gli occhi di una ragazza?

Vabbè, è andata!

Se domani torna alla piazzetta, le restituisco Onda Coso e tanti saluti.

Se torna...

Non mi prendo nemmeno la briga di cambiarmi. Sono stanco. Dopo averla accompagnata alla comunità, ho girato in moto per ore, non so nemmeno il perché.

Le scarpe, sì. Quelle le scalzo via facendo pressione con le punte di gomma contro il tallone. Non mi frega se i tonfi sul pavimento disturbano il vecchio, tanto qua non viene.

Fa caldo. Chissà se riuscirò a prender sonno, nonostante la stanchezza.

Chissà che sta facendo quella là. Certo che, con tutti quei capelli, deve soffrire ancora di più per l'afa di questi giorni. Lì al collegio, mica ce l'hanno l'aria condizionata.

Dormi adesso, che quando pensi troppo combini solo guai!




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⏰ Last updated: Feb 22, 2016 ⏰

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