Sangue. Ce n'è molto sulle mie mani, sulla mia maglia e anche un po' sulle mie guance. So che è arrivato sin lì: l'ho visto schizzarmi in pieno volto e lo sento incrostato appena muovo i muscoli facciali. Abbasso lo sguardo scioccata e addirittura ammaliata per tutto quel liquido denso, scarlatto, che mi ha sporcato dalla testa ai piedi il quale è in contrasto con il mio colorito fattosi bianco per il disgusto a cui sono sottoposta a sopportare. Perché proprio lui!? Perché? Perché? Sto assistendo incredula al macabro spettacolo che si prospetta davanti a me: l'unico uomo che sia riuscito a trovare qualcosa di normale in me, che sia riuscito ad apprezzarmi, sta morendo per colpa mia. Da un momento all'altro lo perderò e io non ho il potere di impedirlo. Perché gli ho fatto del male? Com'è potuto accadere?
«Sean! Ti prego...» sto... piangendo...?
Naturale, i sensi di colpa... Per tutta risposta, mi accarezza la guancia e cerca di rassicurarmi con un sorriso. Mi asciuga delicatamente la guancia, portandosi via una delle numerosissime lacrime che stava scendendo per l'ennesima volta sul viso.
«Jolene... sorridi sempre... e fai la brava...»
«É colpa mia...» singhiozzo «Non mi lasciare...»
«Jolene» mi guarda amorevolmente, nonostante sia lampante che stia soffrendo «... sembra che... tu non possa... amare...» tramuta il suo sorriso in un'espressione amareggiata e fa una leggera smorfia per il dolore. «Non è colpa tua»
«Ti sbagli! Tu hai detto che-!»
«Sii felice, anche se non sarò io a farlo...» mi interrompe per poi addormentarsi tra le mie braccia.
«Sean? Sean!»
Ha chiuso gli occhi e non li riaprirà mai più. E tutto questo è successo perché ero gelosa. Mi sento strana e nel momento in cui realizzo che qualcosa dentro di me si è rotto, grido. E piango. Sento il vuoto e il dolore fondersi e questo mi spaventa, così cerco di svegliarlo strattonandolo e chiamando più volte il suo nome che si dissolve nel silenzio che mi circonda. Niente da fare. Lui se n'è appena andato. Pian piano il sangue smette di fuoriuscire, ricordandomi che la colpa è unicamente mia e della mia gelosia. Devo andarmene da qui; nessuno capirebbe cosa sia successo veramente.
Appoggio delicatamente il viso di Sean a terra e lo bacio sulla guancia. Non riesco a vederlo così, mi fa male.
Corro fuori da casa sua a testa bassa e ricaccio dentro le lacrime. Ho una paura folle ma non di ciò che è appena successo - beh, sì, un po'... -, quanto più dal fatto che una parte di me ne gioisce di questa disgrazia. Sono una persona orribile, ignobile e di questo, Dio, se ne compiace. Non so dove sto andando, ma voglio solo una cosa al momento: sparire per sempre.
"Sean!"
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PPPS: Programma Protezione Persone Speciali
FanfictionSono persone comuni. Si confondono tra gli altri. Sono speciali. Il miracolo che ha concesso Dio all'Umanità. Un miracolo? Definireste un miracolo coloro che sono una minaccia per il prossimo? Ma, sebbene siano così pericolosi, il Governo ha deciso...
