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Mel di Melsbury Road

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Giornata come tante a Melsbury Road.
Il sole splendeva in cielo, gli uccellini cantavano, e la gente usciva dalle proprie case per dirigersi a lavoro, a scuola, a casa di una vecchia amica o da una zia insopportabile ma che ha bisogno di una mano per ridipingere il cancello del vialetto.
Tutti uscivano ad affrontare l'ennesima giornata. Tutti, compresa Mel.
Solo che lei aveva un modo tutto speciale di iniziare bene sin dal mattino. Lo faceva con un sorriso.
E già, proprio così. Nessuno strano stratagemma, nessun rito motivazionale del tipo "posso farcela" o "passerà in fretta" o "l'importante è che finisca". Lei semplicemente usciva di casa con il suo miglior accessorio. Il sorriso.

Tutti in città conoscevano Mel. Certo, era una cittadina piccina piccina, di quelle formate da si e no una decina di quartieri,ed in cui tutti conoscevano o erano imparentati con tutti.
In particolare, tutti conoscevano la famiglia di Mel. O, per meglio dire, tutti conoscevano le imprese dei suoi genitori.
Ebbene, loro erano i migliori oncologi del paese, ed erano richiesti in tutti i paesi vicini. Aiutavano i propri pazienti a guarire come se ognuno di loro fosse la persona più importante del pianeta.
Perché, diciamoci la verità, quando si aiuta qualcuno facendogli credere che sia la tua priorità, egli guarirà o verrà salvato molto più in fretta del previsto. E loro adottavano esattamente questa filosofia.
Certo, c'era un altro fattore ancora che gli aiutava.
Infatti, Mary e Joseph Butt , discendevano entrambi da una lunga serie di generazioni dedite alla medicina. Vantavano antenati cardiologi , pediatri, gastroenterologi, neurologi e chi più ne ha più ne metta. Il signor Butt raccontava persino che suo cugino Stanley - si, esatto, proprio lui- raccontava che fosse stato il primo osteopata della propria città.
Dicevamo, entrambi vantavano queste "nobili" origini. E, come di norma, si aspettavano che la propria prole proseguisse questa "tradizione".
Ma, ahimè, destino volle che la loro unica e splendida figlia, Mel, avesse idee leggermente diverse per il proprio futuro. Ma, andiamo per gradi.

In un soleggiato pomeriggio d'autunno, la signora Butt diede alla luce una splendida creatura, con due capelli castani ad incorniciarle il viso. Certo, per definirne il colore degli occhi era ancora presto ma, se c'era una cosa che poté caratterizzare quella creaturina, fu la splendida espressione che aveva dipinta sul viso non appena smise il tradizionale pianto post parto.
Ebbene, la piccina aveva delle piccole labbra a cuoricino, con gli angolini rivolti all'insù a formare una mezza luna. La creatura sorrideva,e avrebbe continuato a farlo per il resto della vita.

Sin da bambina si era dimostrata la degna figlia del signore e della signora Butt. Ben educata, intelligente, carina e gentile. Non c'era una singola anima che non le volesse bene. Umana o animale che fosse, tutti adoravano Mel. Forse perché sapeva di cannella, forse perché vestiva dei colori dei Marsh Mellow, o forse non si sa. Sta di fatto che se c'era qualcosa che tutti adoravano in Mel era sicuramente il sorriso.
Proprio così, sembrerà una cosa banale, ma è la verità.
Era il suo oggetto più prezioso ma, invece di nasconderlo, lo portava sempre con se, mostrandolo al mondo intero.
Aveva dei denti piccoli e perfetti. Tanto da non aver mai avuto bisogno dell'apparecchio- cosa spesso ribadita da suo zio Chad, rinomato odontotecnico, non che "ribelle" della famiglia per aver sposato la propria assistente, conosciuta nel reparto maxillofacciale. Beh, non era proprio un medico, ma per lo meno non si era innamorato di una spogliarellista.
Comunque, tornando a Mel, tutti l'amavano e tutti amavano lei.
Sin da quando mosse per la prima volta i polmoni, i suoi genitori cominciarono a fantasticare in cosa si sarebbe specializzata la propria bambina. Forse in chirurgia, forse in pediatria, o magari il cielo li avrebbe benedetti talmente tanto da farla appassionare all'oncologia. Insomma, davano per scontato che,come loro degna erede,avrebbe portato avanti il nome della famiglia. E continuarono a crederlo, finché lei non abbandonò medicina dopo il primo anno. Non che non fosse brava, anzi. I 30 e le lodi fioccavano come la neve il giorno di Natale.
E allora perché? Perché il loro bene più prezioso doveva deluderli così tanto?
Forse è una fase, si dissero. Forse era quel periodo ribelle che ogni adolescente in preda agli ormoni passava. Sapete ,no, di quale periodo stiamo parlando? Quello in cui ogni parola detta da un adulto sembra sbagliata e l'unica cosa concreta che si vuole realmente fare è scappare. Partire per una lunga avventura in giro per il mondo, senza meta e senza nient'altro che la fame di scoperta.
Forse in Mel era tardata ad arrivare e si dimostrava solo allora. O forse,qualche compagna di facoltà l'aveva fatto provare l'ebbrezza dell'alcool e parlava in preda all'euforia.
Eppure sembrava così tranquilla quel mercoledì mattina,in cui sedette al tavolino con mamma e papà ed annunciò di lasciare l'Università perché aveva trovato il lavoro dei suoi sogni: aprirsi una bottega.
Alla mamma le venne quasi un infarto, ma il signor Butt si guardò bene dall'allarmare inutilmente suo suocero (cardiologo) prima del tempo. Certo, prese in considerazione di far fare una visitina a Mel da sua zia Petunia (neurologa), ma alla fine cedette sapendo che neanche lei sarebbe riuscita a venirne a capo.
Così Mel, ad esattamente venti anni ed un giorno, aprì la sua piccola bottega bío.
BioMel la chiamò, e con essa decise che avrebbe trascorso il resto della sua vita.

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⏰ Last updated: Apr 09, 2016 ⏰

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