Avrei

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L'aria torbida esalata dal cuore di un'estate cocente era stranamente fresca quella sera.

Accarezzata dal profumo dei gelsomini che stordivano i sensi, dondolavo esanime sull'amaca nel patio rustico della casa di zia.

Avrei dovuto essere a Londra, con la mia migliore amica, invece un esame andato male ed un'uscita conclusasi con un tamponamento in cui ho distrutto l'auto di mamma, mi hanno confinata in questo paese.

Un luogo privo di tutto, senza mare, senza monti, una landa desolata di terra ricca solo di erba e polvere.

Avrei voluto portare con me il libro regalato da papà, ma l'ho scordato in camera e la fiacca mi impedisce categoricamente di alzarmi per fare quei dieci o quindici passi che mi permetterebbero di prenderlo.

"Le zanzare ti divoreranno" – ammonisce una voce proveniente dal buio che si infittisce sotto il gazebo vicino.

Il luccichio di una cicca ondeggia tra le tenebre e mi suggerisce chi potrebbe essere. Non c'è vasta scelta, qui siamo io e la zia, gli animali e lui.

"Tranquillo" – sussurro fingendomi beata – "Anche loro sanno che non c'è nulla di buono da prendere"

"Uhm..." – mugugna – "Non direi, ma sono disposto a ricredermi"

"Finita la tua giornata?" – glisso evadendo l'allusione – "Non hai una casa?"

"Certo" – assicura avanzando verso me – "Mi piace l'odore dei fiori, la sera, nel patio..."

La voce soffoca le ultime parole, lasciando trapelare il desiderio di voler dire forse qualcosa in più, qualcosa che non saprò mai.

"A te no?"

"A me piace Londra, lo smog e il casino"

Un sorriso si fa strada sul viso, un segno di compassione per una ragazza che non ama le bellezze di cui lui invece gode.

"Allora buonanotte, donna di città" – augura piegandosi in un mezzo inchino.

"Vai già via?"

"Devo, ho una casa" – replica gustando la delusione che si infittisce nei miei occhi – "A meno che..."

In un istante tutto cambia. Con un gesto d'istinto provo ad allontanarmi da un'amaca che si rivela una trappola infernale, una gabbia per ragazze stupide di città. E quando salta a bordo, sedendo alle mie spalle, sono inevitabilmente catturata in una rete da cui non posso più liberarmi.

"Oddio, ma sei matto?" – chiedo in un urlo soffocato, strozzato in gola per evitare di svegliare la zia – "Avresti potuto buttarmi giù!"

"Avrei potuto..." – ripete beffeggiandosi di me – "Avrei potuto stringerti, avrei potuto baciarti..." – sussurra all'orecchio ansioso di ascoltare il seguito – "Avrei potuto carezzare la tua pelle, inebriarmi del tuo profumo..."

Parole stregate ed io mi perdo in quella culla di desideri, sperando che divengano promesse, debiti e infine fatti.

"Mi piace il tuo odore...sempre...dovunque..."

XkUuuӪ'

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⏰ Last updated: Jun 12, 2016 ⏰

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