Il vento leggiadro della stagione primaverile portava con sè odorosi petali dalle rosate sfumature, e nel parco della via Don Jampierre (illustrissimo membro della chiesa cittadina) gruppetti di bambini ridevano giocosi, inseguendosi a vicenda sotto gli sguardi vigili delle madri, tutte coi loro graziosi cappellini colorati. Poco più avanti, in una zona piena di salici dalle chiome cadenti in un silenzioso pianto, si trovavano delle lapidi grigie dall'aspetto anonimo, con nomi e date incisi nel marmo a caratteri cubitali.
Una, però, era diversa da quel monocromatico mare di lacrime. Era la tomba di una giovane donna. Qualunque uomo l'avrebbe desiderata come consorte, data la sua bellezza simile ad un fiore appena sbocciato. Colei sorrideva spesso, e fidatevi, non ho mai visto, in vita mia, sorriso più amabile. Con esso, perfino un piovoso giorno di lutto si trasformava in festa, tale era la gioia e il calore che irradiava dal suo viso ambrato. Gli occhi... Oh, erano due oceani profondi ed espressivi, in netto contrasto con i suoi capelli corvini, profumati di miele e di lavanda.
L'uomo che piangeva, chino sul tumulo pieno di fiori, lo sapeva.
Egli l'aveva vista spegnersi dinanzi a lui, l'aveva vista, si, ma avrebbe desiderato non farlo. La sua Amelíe, la sua piccola ballerina, leggiadra come un soffione nel vento, non c'era più.
Lui l'amava.
No, non era una semplice attrazione fisica. (non sia mai!) Lui l'amava per tutto. Adorava suonare il violino per lei, guardarla mentre adagiava il suo corpo dalla lunga e candida veste sulla poltrona, in ascolto. Poi, non appena l'uomo concludeva la sua esibizione con un dolce arpeggio, Amelíe lo guardava. Sorrideva.
"Oh, morirei" pensava egli "Morirei, se il suo sorriso non fosse piú dedicato alla mia persona!"
Era tutto perfetto.
Le notti passate insieme, coi corpi uniti in un romantico Valzer, e in sottofondo la musica classica.
Le passeggiate, mano nella mano, non curanti degli sguardi attoniti e gelosi delle donne e degli uomini d'affari, come se non esistesse nulla tranne il loro amore.
I baci, le carezze, gli abbracci.
Tutto troppo perfetto.
Venne il giorno, infatti, in cui il destino spezzò il filo della loro felicità.
Amelíe, oh piccola rosa... Danzava, su quel palco, danzava con l'anima e il cuore, quello era il suo sogno. Il suo viso beato, le sue piroette e i suoi salti la portarono in rovina.
Così, davanti al pubblico, cadde.
Come foglia d'autunno, cadde.
Non poteva piú danzare. Egli lo sapeva, le era accanto nei suoi attimi di dolore, durante l'inverno dei suoi giorni. Ferma a letto se ne stava, come una farfalla in una ragnatela, senza piú sorridere. L'uomo era i suoi unici sporadici attimi d'estate.
Ma il suo sorriso non tornó.
Amelíe prese la sua decisione, e andò incontro al gelido abbraccio della fine.
Il suo amato non poté fare nulla per salvarla. Non era medico, e quand'egli arrivò, era troppo tardi. Le diede l'ultimo bacio, prima che gli venisse sottratta da uomini in camice bianco.
Pianse per ore, giorni, mesi, ma era sempre lì a donarle fiori colorati profumati. In particolar modo, ella amava le camelie. C'era sempre il sole quando costui le portava uno splendido mazzo di quei fiori, ma quel giorno...
Le portó una composizione.
Un Requiem, per l'esattezza, scritto di suo pugno.
Sorrise alla tomba del suo amore, e premette il grilletto.
Poi, nero.
Non vedeva nulla.
Percepiva solamente un bel venticello, che gli accarezzava il volto come una mano affettuosa.
Con fatica, aprí gli occhi.
E la vide.
"Ora, amore mio, staremo insieme per sempre."
E si amarono in eterno, in un campo di camelie.
Angolo autrice
Grazie a tutti coloro che hanno deciso di leggere questa storia, e che hanno avuto la gentilezza di arrivare fin qui.
Dedico questo racconto a tre persone molto speciali.
Ayumi, Sarah e Sara.
Grazie di cuore!
BINABASA MO ANG
L'ultimo Requiem
RomanceUna donna dalla bellezza mozzafiato. Un musicista. Un amore. Un Requiem.
