Capitolo 1

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Sentii le chiavi girare nella serratura e lo sguardo di Alisha si scontrò col mio. Non parlammo, ma seppi con certezza che i nostri pensieri collimavano. Vidi un velo di paura nei suoi occhi color azzurro ghiaccio.

"Zoe vai in camera tua"

"No" non potevo ripetere lo stesso errore dell'altra volta "Ti aiuterò, non voglio lasciarti da sola"

"Non era una domanda, vattene immediatamente di là" mi urlò contro, ma io restai impassibile. Non potevo sopportare di vederla rientrare in stanza con addosso l'odore di alcol e con mille graffi sul corpo. Avevo visto troppe volte quella scena senza mai poter fare niente. Non potevo lasciarla da sola ancora, non questa volta.

La porta si spalancò e papà cadde a faccia in giù sul pavimento. Alisha lo prese sotto braccio e lo aiutò ad andare in bagno. Rimasi impietrita. Mi ci volle qualche minuto per essere pronta a raggiungerli. Andai in bagno e lui era con il viso nel lavandino che si lamentava tra un conato e l'altro. La scia di alcol che si lasciava dietro ormai mi era famigliare, ma mi disgustava allo stesso modo del primo giorno che rincasò in quelle condizioni.

Mi avvicinai a lui e cercai di dargli forza. Mi faceva male vederlo così, avrei voluto aiutarlo.

"Rob devi smetterla di bere"

"Perché non mi chiami papà? Sono tuo papà io, vero? Tu sei la mia bambina" disse con voce disperata. Alisha non rispose e lui venne sopraffatto da un attacco di rabbia. Scaraventò al suolo tutto ciò che aveva intorno. Mi sedetti accanto a lui e cercai di calmarlo. Mi colpì il viso con un pugno e vidi nell'espressione di mia sorella un sentimento che non avevo mai visto. Lo stava disprezzando, non riusciva neanche a provare compassione. Forse all'inizio sì, ma ora non più.

"Papà" pronunciai con fermezza. Mi guardò e negli occhi aveva come una scintilla.

"Tu sei sempre la mia bambina, vero... vero..." capii che non si ricordava il mio nome

"Sono Zoe"

"Certo, lo so" mi guardò fisso negli occhi e poi rigettò ancora. Stemmo con lui tutta la notte e al mattino eravamo troppo sfinite per andare a scuola. Ci alzammo alle undici, quando sentimmo la porta di casa sbattere e papà chiamarci a gran voce. Si comportava come se la sera prima non fosse successo nulla. Non so se lo faceva perché si vergognava o perché davvero non aveva nessun ricordo lucido.

"Dobbiamo andare in ospedale" da come parlava capii che c'era qualcosa che non andava. Il terrore mi pervase il corpo in un istante

"Papà cosa sta succedendo?"

"Alisha vesti tua sorella."

"Dimmi cosa sta succedendo"

"Dannazione aiuta tua sorella, ha 7 anni e tu 17. Prenditi le tue responsabilità" Alisha si avvicinò a me e con la dolcezza di sempre mi vestì. Mi prese la mano e mi accompagnò in auto. Ci sedemmo dietro aspettando l'arrivo di papà. Dopo qualche minuto apparve con una sigaretta in mano. Accese e partì a tutta velocità. Rischiò di scontrarsi troppe volte con gli altri automobilisti. Mi faceva paura viaggiare con lui.

"Muovetevi siamo arrivate" scendemmo senza parlare e ci facemmo strada da sole. Un'infermiera ci accolse

"Dov'è vostro papà?"

"Sta fumando una sigaretta, ora arriva" la faccia dell'infermiera non era del tutto comprensiva. Anzi credo proprio che fosse di disprezzo nei confronti di mio padre.

"Dov'è mamma?"

"Venite" ci accompagnò nella stanza e corremmo da lei. Erano passati due mesi da quando venne rinchiusa lì dentro e la potevo vedere troppo poco.

Zoe  Persa nei suoi occhi verdiStories to obsess over. Discover now