Primo giorno

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Era una piovosa serata autunnale quando Liz prese l'autobus che l'avrebbe portata fuori città. Il cielo era buio ma non come il suo umore; abituata a vivere da sola tra università e monolocale, trasferirsi nella vecchia casa di famiglia sarebbe stato duro.

Suo zio, ultimo suo famigliare, era morto lasciandole come ultimo desiderio testamentale che si prendesse cura della casa e di tutto ciò che conteneva. Una bella responsabilità per una neo laureata.

La strada scorreva velocemente, ma mai abbastanza per evitare che i ricordi le tornassero alla mente; ricordi di una vita a senso unico, dopo la morte dei genitori era impossibile vivere in quella casa, la stessa in cui ora stava tornando. Pensieri così pesanti scesero dai suoi occhi in un pianto che venne ascoltato solo da un vecchio sedile logoro.

Mentre il cielo piangeva con lei il conducente comunicò la prossima fermata, era la sua.

Senza accorgersene era già arrivata, scese con solo uno zaino verde militare e una giacca in pelle nera a farle compagnia. Ora neanche lei sapeva da cosa il suo viso fosse bagnato.

Ci mise venti minuti per arrivare a piedi alla casa e nessuna macchina incrociò la sua marcia;

"Un posto dimenticato da tutti" pensò "e forse così doveva restare."

Tutto cambiò una volta arrivata alla casa di famiglia, era un classico edificio di legno, a Liz piaceva il suo odore nostalgico che si univa a un misto di fiori ed erba bagnata.

Lentamente chiuse il cancello e attraversato il giardino sfiorò la maniglia della porta.

Un rumore. Qualcosa si era mosso, ne era sicura. Appena aprì la porta cadde a terra, qualcosa la teneva ferma, le era addosso, ma era solo lo stupore a bloccarla.

Presto si accorse che un cucciolone di circa venti chilogrammi, con il pelo che era un misto fra grigio e nocciola, la stava guardando negli occhi, quasi sorridendo. Era sicuramente la compagnia che suo zio aveva avuto nei suoi ultimi anni di vita. "Oh guarda, un cane lupo cecoslovacco" pensò, era tipico di suo zio; ma le stava già simpatico, era l'ultimo membro di una famiglia a cui lei non si sentiva più legata.

Fece un giro della casa; se non l'argenteria nient'altro valeva la pena di esser rubato, per fortuna. La sera scese presto. Una fitta nebbia vestiva la casa scricchiolante, mentre il mormorio del boschetto si faceva sempre più confuso.

Preparare la cena non fu difficile e il cane era molto intelligente e educato, la carne che aveva Liz nello zaino bastò ad entrambi, sparecchiare e spazzare fu più impegnativo e qualche piatto si sacrificò per la causa.

Mentre il cane riposava su un cuscino accanto al divano, Liz pensò fosse meglio farsi una bagno rilassante. Quella calma annullava la realtà che l'aveva resa così dura, ammorbidendola come la sua pelle ripulita dalla lunga giornata. Ma i pensieri tornarono a galla, si asciugò e si buttò i vestiti addosso.

Una volta scese le scale, uscì attraversando la cucina dalla porta sul retro che dava sul boschetto. Nulla era visibile, solo un misto fra blu, grigio e verde, confusi oltre che dalla nebbia anche dalla fioca luce del portico.

Si sentì osservata e decise di tornare in casa.

Non poteva immaginare quali creature si nascondessero nella zona, aveva sempre odiato gli animali selvatici e ciò non aiutava.

Il cane la seguiva mentre Liz controllò che tutte le porte e le finestre fossero chiuse. La seguì persino sul letto che odorava di terra, legno bagnato e polvere; il cane ci avrà dormito sicuramente nel periodo in cui nessuno aveva abitato quelle stanze.

Non fece in tempo ad addormentarsi che sentì un peso appoggiarsi all'altro capo del letto, era il cane, lo spinse giù e quasi le venne da ridere. Si addormentò.

Il miglior amico di una ragazzaHistorias para obsesionarse. Descúbrelo ahora