Harry's pov
Mi pungono il dito e mi permettono di mettermi accanto ai miei compagni. Oggi è il giorno in cui ventiquattro tributi saranno scelti per andare in un campo di sterminio.Effie Trinket cammina velocemente al centro del palco sui suoi vertiginosi tacchi e la sua parrucca si muove a ritmo.Ci sono anche il sindaco e Haymitch l'unico vincitore del nostro distretto. Come il suo solito è ubriaco e cerca di fare conversazione con il sindaco che si rifiuta di proferire parola. I soliti video che precedono l'estrazione dei nomi vengono trasmessi ed io mi concentro sull'osservare il resto della popolazione del mio Distretto. Il silenzio cala sulla folla e la tensione, percettibile nell'aria, mi fa capire che è arrivato il momento. Effie infila la mano nella grande boccia dove vengono estratti i nomi delle ragazze.
"Susan Clarke". La gente lascia passare una ragazza sui 14 anni con capelli corti e biondi. Cammina con molta lentezza e arrivata ai piedi del palco Effie la tira per un braccio con una risata delle sue. La lascia accanto al microfono e si dirige verso l'altra boccia. Inizio ad agitarmi anche se non lo do a vedere.
Effie continua a muovere la mano con una lentezza estenuante, sembra che lo faccia apposta. Prende una tessera dal centro e la apre.
"Harry Styles" per un momento non mi accorgo che è il mio nome e mi guardo intorno. La gente mi fissa e continuo a ripetermi nella mente che fortunatamente non è il mio nome. Nessuno si fa avanti e capisco che c'è qualcosa che non va. Effie ripete il nome del tributo e il mio labbro inizia a tremare. Dentro di me si insinua la consapevolezza che presto il mio nome verrà conosciuto dal pubblico di Capitol City. Vado sul palco e osservo i volti delle persone che non faranno la mia stessa fine. Finita la mietitura ci portano dentro il Comune. Vengo rinchiuso in una stanza molto elegante. Ci daranno del tempo per parlare con i nostri famigliari e dargli, nel mio caso, l'ultimo saluto.
So cacciare, conosco le basi per sopravvivere e anche come realizzare delle armi. Non è molto ma forse è cio che mi potrebbe far vincere o almeno cio che mi farebbe sopravvivere per qualche giorno in piu. Forse ce la potrei fare, le mie speranze sono ancora accese. Ma poi penso che ci saranno anche i Favoriti; con loro non posso competere sono troppo forti per me. Aspetto che entrino da quella porta i miei genitori. Con loro non ho mai avuto un bel rapporto per vari motivi ma in particolare uno. Il mio orientamento sessuale gli crea qualche problema. Non gli va molto a genio che mi piacciono i maschi e non se ne faranno mai una ragione. Nonostante cio credo che almeno questa volta verranno qui e cercheranno di comportarsi come dei veri genitori. Forse per il fatto che il loro unico figlio sarà messo in un'arena a giocarsi la vita. Il tempo passa e la porta si apre ma solo per far entrare un Pacificatore che mi costringe ad uscire da quella stanza. Mi portano su un treno e mi mostrano la mia stanza. Mi siedo comodamente sul letto e quasi sprofondo. Una voce da dietro la porta mi dice che devo andare a pranzo. Mi alzo e esco dalla porta. Incontro la ragazza che è stata nominata insieme a me. Mi guarda solo e non mi dici niente. Ho gia capito che lei non si farà scrupoli ad uccidermi. Ci sediamo a tavola e una marea di cibo si presenta davanti a me. Mangio di tutto. Non ho mai visto cosi tanto cibo insieme e soprattutto a mia disposizione. Effie cerca di iniziare una conversazione ma nessuno si degna di rispondergli.
"Quest'anno i tributi sono proprio insolenti" borbotta Effie tra se.
Mi alzo e me ne vado. Lei non può dirlo perche nessuno dopo essere stato nominato agli Hunger Games ha voglia di parlare. Mi butto sotto le coperte e mi addormento sperando di scendere il prima possibile da questo treno.
Quando mi sveglio esco subito dalla mia stanza e dal finestrino vedo gli emormi palazzi che mi fanno capire che siamo arrivati.
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Hunger Games ||Larry||
FanfictionHarry, un ragazzo povero ma gentile, come tutti quelli che vivevano non Distretto 12. All'età di dodici anni si era iscritto per avere le tessere. Adesso ne aveva sedici e in quella boccia il suo nome sarebbe comparso sessantacinque volte. Louis, u...
