Parigi, 16 giugno 2016
Carissimo lettore di questa lettera,
e così siamo giunti al termine. No, non al termine della storia, ci mancherebbe! Per te forse non è ancora iniziata. Eppure, siamo arrivati a un termine, per meglio dire il mio termine. Ormai, caro lettore, io ho novant'anni, acciacchi e malattie a non finire e veramente poche persone che mi assistono in questi ultimi giorni della mia vita.
Durante la trascorsa settimana io e i miei tre figli abbiamo discusso sul valore della memoria, sulla gloria, sulla voglia di lasciare un segno su questa terra.
E così, sono arrivato ad una conclusione: perchè lasciare che la mia vita passi e trapassi nel più silenzioso anonimato? Perchè non dare un senso a quest'esistenza (che, a mio parere, un senso non ce l'ha mai avuto)? Perfetto, mi son detto, mettiti a scrivere due righe (e non parlo del testamento), così non solo lascerai un'ingente eredità ai tuoi figli (materiale, si intende), ma anche un'enorme eredità storica a tutta l'umanità.
E ho cominciato a scrivere, quasi tutta la giornata per tutta la scorsa settimana, scervellandomi non poco per poter riportare ogni singolo dettaglio; però mi accorgevo, man mano che raccontavo i fatti, che quella che avrei lasciato io non sarebbe stata una memoria storica.
La memoria storica, a mio parere, è un insieme di ricordi oggettivi; mi spiego, quando parliamo della memoria storica lasciata dalla Prima Guerra Mondiale, non parliamo di ciò che hanno passato i soldati, non parliamo delle lettere d'amore, non parliamo delle donne nelle fabbriche, di quello che avevano in testa le vittime delle foibe, bensì parliamo dell'Italia che si è presa il Trentino dall'Austria, del serbo che ha ucciso il duca d'Ungheria Francesco Ferdinando, e via discorrendo.
E così, non avrei lasciato al mondo che i miei ricordi. Quel che rimaneva a un anziano - quasi - rimbambito.
E cosa c'è di più interessante e veritiero dei ricordi di un vecchio medico in pensione che da giovane ha fatto il partigiano?
E' cosi che nasce questo libro, se così si può definire, con l'intento di diffondere a te, carissimo lettore, e alla gente le mie memorie, e in particolar modo le persone che nonostante se ne siano andate da questa terra, vivono ancora limpide nella mia testa. E non le dimenticherò mai.
Poi, rileggendo il tutto per correggere eventuali errori o inesattezze, mi accorsi che quella che avevo scritto non era altro che la storia di un giovane soldato che faceva parte dell'esercito degli esseri umani e combatteva da solo contro i battaglioni della vita, e che secondo me aveva prestato servizio in maniera onorabile.
Comunque, spero che tu apprezzi la mia "opera".
Con tanto affetto,
Dott. Alessio Santis, nato a Santatorre il 20 dicembre del 1926; fu partigiano, medico, padre e nonno. Ma più di tutto, fu un guerriero.
ESTÁS LEYENDO
Storia di un guerriero
Ficción históricaLa storia di un giovane partigiano, Alessio, che vuol raccontarci come è riuscito a diventare un guerriero.
