Sono molto agitata, lo ammetto.
Dopo mesi e mesi rivedrò Grace, la mia migliore amica.
La conosco da quando ero una bambina. La prima volta che la vidi avevo cinque anni. Mi ero trasferita di fronte a casa sua con la mia famiglia. Ero triste perché nessuno dei miei amici abitava in quella zona, non conoscevo nessuno.
Quando un giorno una ragazzina dai capelli lunghi e biondi scavalcò il cancello di casa mia ed entra nel mio giardinetto. Ricordo di aver legato subito con lei e di aver giocato con lei per ore.
Iniziammo a diventare sempre più amiche. Ogni giorno, mentre i genitori pensavano che stesse studiando, sgattoiolava via da casa sua per poter giocare con me.
Avevo avvertito una connessione speciale dal primo momento.
Nella vita capita di trovare persone che ti capiscono, ti ascoltano, to aiutano a superare tutti gli ostacoli della vita.
Ecco. Lei era una di quelle, ed è una di quelle tutt'oggi.
I pomeriggi li passavano insieme, tra un gioco e l'altro, una merenda e una risata, fino ad arrivare ai compiti, da lì in poi il divertimento divenne più raro, tanto che ci vedevamo con meno frequenza.
Mano a mano che crescevano la nostra amicizia si rafforzava anche se passavamo due o tre giorni senza vederci.
I nostri litigi erano spesso su cose futili e si potevano contare sulle dita di una mano. Amavo stare con lei, lei riempiva la mia vita di felicità e allegria, ma purtroppo, dopo il liceo Grace si trasferì.
California. Lì è dove vive tutt'oggi. Frequenta il college da autunno, non ci vediamo da tre mesi e già ne sento la sua mancanza.
L'ultima volta che era venuta a Boston è stato per Natale, ed è stato il miglior Natale di sempre.
Mi aveva fatto piacere che nonostante tutto fossimo ancora unite.
In quei giorni avevamo fatto di tutto... avevamo giocato a palle di neve, costruito pupazzi di neve davanti al giardino di casa con i suoi due fratelli più piccoli, Mark e Luke.
Le festività le avevamo passate insieme, come ai vecchi tempi, come quando eravamo piccole.
L'alto parlante annuncia l'imminente atterraggio dell'aereo.
"Si avvisano i gentili passeggeri che l'aereo atterrerà in breve tempo al Los Angeles International Airport. Si prega di allacciare le cinture di sicurezza".
Faccio come ordinato e guardo dal finestrino il panorama. L'aereo si avvicina sempre di più alla terra, le case diventano più grandi, così come le persone.
La prima volta che avevo preso l'aereo ero con Grace e la sua famiglia. Stavamo andando in Florida a trovare i suoi parenti.
Grace ed io, mentre eravamo sull'aereo, continuavamo ad osservare le nuvole e osservavamo la Terra. Ero incantata dalla bellezza del mondo, le nuvole mi parevano come zucchero filato, volevo toccarle e sentire con che cosa fossero fatte.
Grace si agitava nel suo posto cercando di individuare le città dal
finestrino, io, invece, continuavo a pensare a quanto fossimo piccoli.
Tutto da lassù sembrava piccolo e magnifico, mi affascinava, e mi
affascina ancora tutt'oggi.
Dopo venti minuti scendo dall'aereo e mi dirigo verso l'uscita
dell'aeroporto di Los Angeles. Mi trovo a girovagare cercando di
capire dove riprendere il mio bagaglio.
Esco dalla struttura con la mia valigia in una mano e il bagaglio a
mano nell'altra, ho una felpa addosso, brutta idea, dato che fa un
caldo mortale... altro che Boston! Qui fa caldissimo! Come accordato con
Grace ci saremmo dovute incontrare lì, ma di lei non c'è nessuna
traccia. Non mi stupisco che sia in ritardo, conoscendola immaginavo
che sarebbe arrivata in ritardo, ma una piccola parte di me sperava
che fosse puntuale.
Appoggio le valigie a terra e cerco il cellulare nella tasca
posteriore dei jeans, lo prendo per controllare se Grace mi ha mandato
messaggi o chiamata mentre ero in aereo. Niente. Mi guardo intorno
sperando che arrivi al parcheggio il prima possibile. Non la vedo da
nessuna parte, così le mando un messaggio chiedendole dove è. Due
minuti dopo arriva una chiamata, Grace.
Rispondo immediatamente.
- Grace!
- Tami! Sei già sbarcata?!
- Ehm... sì. Sennò non potrei ricevere chiamate. - le dico ridendo.
- Okay, dammi tre minuti e sono da te!
- Va bene, io sono all'ingresso...
Riaggancio e tolgo la giacca che appoggio sulla valigia.
Fa caldo, è una giornata splendida, nessuna nuvola in cielo, è tutto perfetto.
Mi sento già in vacanza!
C'è un via vai continuo di macchine che entrano ed escono dal
parcheggio senza sosta, famiglie che si riuniscono, ragazzi che si
abbracciano, coppie che si rivedono, in ognuno di loro si può vedere
la gioia nel rivedere la persona amata.
È bellissimo osservare le persone, osservare come si sentono, i loro
modi di fare, il modo in cui si approcciano con qualcuno...osservare
l'amore che c'è tra loro.
Dopo poco tempo appare una macchina nera lucente nel parcheggio, da lì
scende Grace. Appena la riconosco urlo il suo nome a voce alta in modo
tale che riesca a sentirmi.
Grace nel momento in cui mi vede mi sorride, si avvicina e una volta
salita sul marciapiede le corro incontro abbracciandola forte. Non
voglio più lasciarla andare e la stringo a me sempre più forte e lei
fa lo stesso. Non mi accorgo che sto piangendo fino a quando Grace non
si stacca dall'abbraccio e mi asciuga una lacrima che sta scendendo
sulla mia guancia
- Mi sei mancata. - mi dice
- Anche tu! Molto...
- Ah! Non sai quanto ho aspettato questo momento! Finalmente sei qui!
- Anche io... non ce la facevo più a vederti attraverso uno schermo.
Vado a recuperare le valige che ho abbandonato vicino all'ingresso
dopo quel momento d'euforia.
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Stay
RomanceTamara è una ragazza allegra con molti sogni, la fortuna però non è dalla sua parte. Quando la sua migliore amica si trasferisce si sente persa. Tamara la va a trovare durante le vacanze di primavera e lì troverà un po' di felicità che aveva perso. ...
