Prologo

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"Chi torna da un viaggio non è mai la stessa persona che è partita."

Miriam non li voleva.

Non li aveva mai voluti, i suoi diciotto anni.

Non voleva crescere, voleva rimanere adolescente per sempre, bloccata in quell'età delle prime volte, quella in cui si piange per il fidanzatino, in cui basta uno shopping terapeutico e tutto si risolve. Quell'età in cui si cena da Mc Donald's e si va al mare fino a tardi. Quell'età in cui ci si rinchiude in camera a bagnare il cuscino, si ascolta la musica con le cuffie, ci si sente liberi.

Miriam non voleva diventare adulta.

Ma non perché la realtà le facesse paura, anzi.

Lei non voleva semplicemente dire addio a tutto ciò che la faceva stare bene.

Perché si sa, per stare bene quando si è adulti ci vuole un conto in banca, un lavoro prosperoso e una famiglia.

L'unica cosa che rendeva Miriam davvero felice era che finalmente poteva viaggiare senza restrizioni. Tutto quello che per lei contava davvero si racchiudeva in una formula semplice: uno zaino con l'essenziale, un treno e tanta voglia di scoprire.

I suoi genitori non erano amanti viaggiatori.

Li aveva convinti solo una volta a portarla fuori dall'Italia: in Francia.

Erano andati a Parigi e Miriam sembrava una bambina in un negozio di caramelle. Era felice e glielo si leggeva in faccia.

Tutti gli altri paesi che aveva visitato era grazie alla sua scuola.

Frequentava un liceo linguistico e, studiando lingue, venivano organizzati viaggi di istruzione. Aveva visitato la Spagna, l'Inghilterra, la Germania.

Ma il suo sogno più grande era l'Australia. Avrebbe dato tutto ciò che aveva per andarci. Un giorno intero di volo non la spaventava.

Diceva che il viaggio può essere lungo e doloroso, ma quando raggiungi la meta tutti i tuoi sforzi verranno ripagati.

Purtroppo la sua amata Sydney rimase un sogno astratto per molto tempo, prima di concretizzarsi.

E allora si accontentava di viaggiare come una nomade in giro per l'Italia.

Nessuna delle sue amiche voleva accompagnarla.

Ma lei non sentiva ragioni: prendeva e partiva.

Andava in stazione e non si prefissava una meta.

Guardava il primo treno che si trovava davanti, quello che, secondo lei, l'avrebbe portata alla felicità. Faceva il biglietto e ci saliva sopra.

«Come hai intenzione di festeggiare questi tuoi diciotto anni?» le chiesero i suoi genitori.

Miriam fece spallucce e disse «viaggerò».

E così fece quel giorno.

Firenze la mattina d'estate era bella.

Bella come poche altre città.

La gente che camminava per le vie non gridava, non c'erano i bambini che piangevano.

C'era pace.

E a Miriam questo piaceva.

Lei che non amava la confusione, così piccola in quella città enorme.

Forse era questo che la spingeva a voler viaggiare.

Scoprire nuovi posti.

Si recò alla stazione di Santa Maria Novella.

Come di consuetudine, scelse un treno.

Guardò dove l'avrebbe portata: Napoli.

Non le piaceva Napoli, non le aveva mai comunicato niente.

Ma se il suo istinto diceva così, lei ci sarebbe andata.

Pagò il biglietto e salì.

Prese posto accanto al finestrino. Pensava che un viaggio fatto senza guardare fuori fosse un viaggio sprecato.

Mise accanto a sé il suo zaino. Si era portata un libro, le cuffie, il portafogli, un cambio, un costume, gli occhiali da sole e indubbiamente la sua macchina fotografica.

E partì. Il giorno del suo diciottesimo compleanno.

Destinazione: felicità, ma Miriam ancora non lo sapeva.

-SPAZIO AUTRICE-
Ehilà! Sì, sono sempre io, l'autrice di »Strangers«.
Eccomi con una nuova storia. Lo so, non sono normale, ma quando mi viene in mente una cosa devo portarla a fine.
Mi era venuta una gran voglia di iniziare una nuova fanfiction eeee quindi eccomi qui!
Spero vi sia piaciuto questo inizio.
È solo il prologo, i capitoli non saranno così corti e noiosi.
Fatemi sapere cosa ne pensate e se vi piace l'idea!
Un abbraccio,
Rachele.

»Senza Meta« [Alessio Iodice]Geschichten, die süchtig machen. Entdecke jetzt