Non è un arrivederci

55 7 2
                                        

Non volevo più versare lacrime, erano già troppe. La vita era crudele ma io lo ero ancora di più con me stessa, non avrei fatto il modo che fossero gli altri a decretare la mia fine, quella che scriveva la mia storia ero io. Con le mani cercai di nascondere quelle righe che attraversavano le mie guance, si erano seccate. Intanto cercavo disperatamente di fermarmi, non volevo fare quello che stavo facendo, almeno non ero io quella che decideva in quel momento, era il mio stato d'animo. Ma mi alzai e iniziai a scrivere

"Sai Mike, ho sofferto così tanto... Mi avevi allontanato dal dolore, ma quando te ne sei andato tu, è ritornato, con più intensità. E mi sta uccidendo all'interno. Voglio solo porre fine a questa sofferenza.

Vederti con quella ragazza ha abbassato la mia autostima, già sotto i piedi.

Pensare che tu fossi più felice con lei mi ha fatto passare la voglia di vivere, quando già la mia vita era ridotta a solo poche lacrime amare. 

Non averti più accanto a me mi ha distrutto, quando già tu avevi abbattuto le mie barriere, unica cosa che era rimasta intatta di me.

Avere oggetti sparsi per la camera, che avevamo arredato insieme per giunta, che mi ricordassero il tuo più spensierato sorriso, mi faceva piangere, anche se di lacrime già ne avevo versate in abbondanza

Tenere di nuovo in mano quella lametta dalla quale mi avevi allontanato con la promessa del tuo amore mi ha spezzato ancora di più il cuore.

Per questo ti scrivo questa lettera: voglio farti sapere che accontenterò il tuo desiderio (che non mi hai mai espresso, ma che sono certa dimora nel tuo cuore) di non vedermi più, me ne vado.
Se invece ancora ti importa di me, non illuderti: non è un arrivederci, ma un addio"

Non avevo intenzione di scrivere altro, lui sapeva e saprà che cosa mi passava e mi passa tuttora per la testa.

Posai la penna che avevo preso dalla mia tasca sulla scrivania e cercai di rizzarmi sulle mie gambe deboli. Mi misi le converse e presi la lettera, andando verso casa Clifford.

Ero debole e stanca, ma agitata allo stesso tempo.

Stavo veramente ponendo fine a quella sofferenza che mi sembrava infinita.

Accesi il telefono, presi gli auricolari e lo collegai al cellulare, nel quale stavo cercando una canzone da selezionare, poi però, mi venne un'altra idea. La voce di Michael era meglio di qualsiasi canzone che fosse mai stata scritta. 

Andai su whatsapp (?) e selezionai la chat di Michael, trovando subito uno dei tanti audio che mi aveva inviato per scusarsi, insieme a tutti i tentativi che aveva fatto a scuola, a tutte le lettere e a tutte quelle cose che mi sembrava facesse solo per scopare con me un'altra volta.

Cercando, invano, di non leggere le chat precedenti, alle quali versai qualche altra lacrima, selezionai uno degli audio che avevo messo tra i preferiti: era un semplice "Lux, ti amo" ma era l'ultima cosa che volevo sentire prima di andarmene.

Mentre camminavo quell'audio partiva ripetutamente, facendomi sempre commuovere di più.

Dopo circa un quarto d'ora mi fermai davanti ad una casa e mi sentii ancora più debole di quel che ero. Dei brividi mi percorsero la schiena, mentre iniziavo a sudare freddo appoggiai la lettera sul marciapiede, tanto per quella strada non ci passava nessuno e quindi non l'avrebbero calpestata.

Mi decisi a suonare il campanello: premetti quel vecchio aggeggio per tre secondi consecutivi, reiterando per altre due volta la stessa azione. Era un abitudine vecchia, risalente ai miei cinque anni. Speravo che Michael fosse in casa e che aprisse subito la porta fermandomi, in fondo lo amavo e desideravo ardentemente che lui ricambiasse il mio sentimento.

Non è un arrivederci (o.s    m.g.c)Historias para obsesionarse. Descúbrelo ahora