Sola.

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Come ogni mattina da due mesi, si sveglia, si veste e si guarda allo specchio. Quello che vede sono due occhi color cioccolato, troppo grandi per il suo viso cosi piccolo e pallido, e capelli ramati troppo lunghi per il suo fisico minuto. Come ogni giorno oltre ai suoi occhi non vede niente, il vuoto.
Non si riconosce più, non sa chi è, non sa come si chiama realmente, perchè il nome che ha non lo sente suo, e abita con due persone che dicono di essere i suoi genitori.
L'unico motivo per cui crede a quelle due persone, sono le foto che ritraggono loro tre insieme. Ma in quelle foto lei è sorridente, i suoi occhi sono felici.. Ora chi era? Dov'era finita quella ragazza?
Dopo essersi fatta le solite domande, si ricordò che quello era il giorno della sua visita mensile all'ospedale, prese la borsetta e si avviò alla porta.
Quello che trovò una volta aperta la porta, era lo spettacolo più bello che avesse mai visto. La neve ricopriva la città, e baciata dal sole sembrava quasi brillare.
Camminando sentiva le urla dei bambini che giocavano e ridevano, voleva essere come loro, felice e senza pensieri. Chiuse gli occhi e respirando l'aria fresca che quella giornata regalava,fece un grande sospiro e cercò di eliminare i brutti pensieri.
Persa nei suoi pensieri, si dimenticò di essere in mezzo alla strada, e prima di poter riaprire gli occhi andò a sbattere contro qualcuno o qualcosa. Rimase immobile, e quando sentì due braccia avvolgere il suo piccolo corpo, non trovò il coraggio di alzare il suo viso e guardare chi si trovasse di fronte a lei.
< Tutto bene? > una voce roca e profonda la risvegliò.
Tra quelle braccia si sentiva così bene, mai nessuno l'aveva abbracciata cosi, e il profumo del suo salvatore era buonissimo. Non voleva più dividersi, sembrava stesse vivendo un sogno ,e per la prima volta si sentì viva.
< Tutto bene? > questa volta la sua voce era preoccupata e risvegliò i suoi pensieri . cosi riuscì con le poche forze che l'erano rimaste a sciogliersi da quell'abbraccio. Ma quando alzò gli occhi e lo guardò rimase ancora una volta in silenzio.
Era un angelo, non pensava esistesse tanta bellezza, neanche la neve che accarezzava la città era bella come lui.
"Che figura! Forza parla! "
< Ehm.. S-Si tutto bene. Perdonami non ti avevo visto! >
Lui le sorrise e lei pensò che quello era il sorriso più bello che avesse mai visto.
< Tranquilla! Sicura che vada tutto bene? >
" Penserà che sono pazza! Bè io lo
penserei! "
< Si davvero. Sto bene grazie! >
Rimasero secondi o minuti, non lo sapeva con esattezza a guardarsi, quando poi i suoi occhi caddero sull'orologio di lui.
"E' tardissimo! Devo andare".
< Scusami adesso devo proprio andare! Grazie ancora! >
Era la prima volta che qualuno le rivolgeva la parola al di fuori di casa sua e dall'ospedale. E ora che si doveva dividere dal suo angelo misterioso, iniziò a sentirsi di nuovo vuota e sola.
Lui le sorrise e lei arrossì < Non preoccuparti! Buona giornata. >
Le loro strade si divisero e lei sperava davvero di poterlo rincontrare un giorno, e per la prima volta anche se dentro di lei il vuoto era immenso, sorrideva.
Era stato un incontro buffo, ma non lo avrebbe mai dimenticato.
Con il sorriso sulle labbra poco dopo arrivò all'ospedale, si sentiva diversa ed era una sensazione bellissima. Come poteva un semplice incontro con una persona che neanche conosci renderti cosi felice?
*****

Come ogni mese l'aspettava la lunga fila per ritirare il suo numero, non c'era mai nulla di nuovo nella sua vita, solo casa, televisione, mangiare quel poco che riusciva e ospedale.. il resto era vuoto e insignificante.
Quando finalmente dopo venti minuti di pensieri negativi riuscì a prendere il suo numero , e guardandosi intorno cercò una sedia libera.
Tutto quel camminare, le emozioni forti, l'avevano fatta stancare e aveva bisogno di riposarsi.
Quando stava per arrivare alla sedia, la sua testa iniziò a girare e le sue gambe erano diventate gelatina, non vedeva più niente.. la sua vista diventò sfocata.
"Oggi non è la mia giornata! " pensò cercando di non cadere e arrivare alla sedia.
Stava per cadere a terra , ma per la seconda volta in quella giornata due braccia l'aiutarono a reggersi in piedi e una voce familiare la fece arrossire.
< Ci incontriamo di nuovo! > i loro occhi si incrociarono di nuovo.. e lei si ritrovò ancora tra le sue braccia.
< Già. E io sono un disastro! >
La testa le continuava a girare, era ancora molto debole, ma con il suo aiuto arrivarono alla sedia e lei finalmente poteva sedersi e trovare un pò di pace.
Lui si era seduto accanto a lei e la guardava preoccupato. Era la seconda volta che l'aiutava e gia la prima volta notò la sua bellezza. Ma adesso che poteva osservarla meglio, era ancora più bella di come se la ricordava.
< Sono Roxie. E Grazie. >
Non sapeva se presentarsi cosi fosse giusto, ma a lui non diede fastidio, perchè le sorrise e strinse la mano nella sua. Un gesto mai provato, ma visto soltanto nei film.
< Il piacere è mio. Sono Brian >
Roxie si perse nei suoi occhi verdi e profondi, e nella sua ingenuità sperava che l'angelo seduto accanto a lei non l'abbandonasse mai.

Travolti dal destino.Where stories live. Discover now