death.

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spazio autrice:
In questo capitolo parlerà Mhatias, poretto lui non parla...quasi mai(?). È un po silenzioso il ragazzetto.

Quella sera la mamma sembrava non voler tornare, 'sarà andata a lavorare in casa di altri finalmente e non qui sul divano...'
Il mio pensiero era troppo bello per essere vero.
La piccola sicura della nostra porta scattò e in casa entrà mia madre con quel solito sorriso finto e quegli occhi tristi coperti di trucco nero che la faceva sembrare più...venduta di quello che era.
Come mai si ostinava a fare quel lavoro e non trovarsi un posto da commessa?
Dovevo solo stare zitto, per un certo verso io spacciavo perciò facevo un lavoro al suo stesso livello, ma io ero minnorenne perciò non mi avrebbero preso da nessun'altra parte e l'unico modo per avere il pane in tavola era quello.
Quando la mamma varcò la soglia della porta di legno e lasciò spazio al suo cliente mi venne un colpo.
Rabbia, frustrazione, odio e l'uno percento di tristezza si fecero sentire più del solito nel mio cuore malandato.
Il mio professore era li, sulla soglia della porta della MIA umile casa pronto a scoparsi mia mamma.
Trattenni un conato di vomito e mi avvicinai a loro, sputai in terra affianco al mio prof e lo sguardo che lanciai a mia madre la fece addolorare anche se sotto l'effetto della droga.
Corsi in camera senza dire una parola mi stesi sul letto e iniziai a farmi mille film su come morire.
Io amavo Isabell, davvero, era tutto per me, l'unica cosa che mi teneva in vita, ma ero stanco, stanco d'essere preso in giro da tutti gli umini della Sicilia, stanco di essere visto come 'il figlio della prostituta' e stanco di vivere.
Mi alzai dal letto e presi in mano un foglio di carta e la penna.
Iniziai a scrivere le mie ultime parole.
Isabel, ricordati che...
No no, non andava bene cosi cancellai.
Isabel sappi che non c'è cosa più importante di te e...
No no, non andava bene neppure quella, alla fine dopo centinaia di fogli di carta l'unica cosa che scrissi fu:
Ti amo Isabel La Rosa.
Affereai il temperino che s'era nascosto infondo al mia astuccio e li sfilai le lamette come mi aveva insegnato a fare mio padre quando, su di esse, ci posizionava la coca.
Appoggiai la lama sulla pelle del mio polso cominciai a premere finchè non scuarciò la mia carne.
Rivoli di sangue sgorgavano e il dolore era fortissimo, ma non poteva competere con l'odio che mi avevano innescato in questi anni.
Mi sentii barcollare, vedevo tutto sfuocato, con un tonfo caddi a terra e poi il buio più totale.
Finalmente la fine.
Il mio piccolo grande Mhatiassss, non lo odio giuro.
||ENJOI

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⏰ Ultimo aggiornamento: Sep 12, 2015 ⏰

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