Cosa?

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Quando aprii la porta mi trovai davanti Mhatias.
"Cosa succede?" chiesi inorridita dallo spettacolo ma anche divertita, infatti accennai un sorriso che valeva di più di migliardi di HAHAHAHA.
Mhatias era inginocchiato davanti alla preside con le lacrimucce agli occhi che le chiedeva perdono con una faccia da Oscar.
Mhatias appena vide il mio volto trattenne a stento una risata, dovevo essere buffa dal suo sguardo stranito.
Avrei voluto ucciderlo, cosa aveva combinato ancora? Possibile che se non li dicevo 'non metterti nei casini' lui si metteva nei casini con la scusa 'non me l'avevi detto'.
"Di Santi, si alzi." L'ordine della preside era chiaro e lui sbuffando si alzò da terra e si mise a sedere su una delle due poltrone di legno davanti alla scrivania, dietro di essa c'era un'enorme vetrata che lasciava intravvadere il paese ma a parte quello era tutto sul rustico e l'antico, tutto ciò era in contrasto e l'effetto era straordinario.
"Si sieda pure signorina La Rosa."
Esattamente, La Rosa era il mio cognome e a me piaceva eh, non fraintendete, ma il nome Isabell La Rosa non mi ispirava più di tanto nell'insieme.
"Mi scusi ma potrei sapere perchè Di Santi è, qui, cioè, in presidenza?"
Lei fece una risatina isterica e poi si girò verso Mhatias che s'era fatto serio e aveva abbassato lo sguardo.
"L'ho trovato mentre..."
Fece una smorfia di delusione guardandolo e poi gli occhi li si illucidirono.
"Mentre si faceva di coca in bagno."
A quel punto la preside scoppiò a piangere e io senti un miliardo di schegge inficcarsi nel mio povero cuore malandato, però, me l'aspettavo, cioè, spacciava e l'ambiente siciliano non aiutava ad uscire da questo genere di casini.
"E cosa pensa di fare?"
Cercai di cambiare discorso e sembrare dura per lui, e rassicurante per lei.
Presa da questa faccenda m'ero dimenticata persino del professor Zacchi che voleva 'giocherellare' con me, povero illuso, io non ero la madre di Mhatias e non ero neppure tanto disperata da farmi scopare da lui, io gli ormoni li tenevo d'occhio.
Okay.
Mi stavo contraddicendo.
Non li tenevo poi cosi d'occhio.
La preside si riprese, tornò composta così velocemente che per un momento dubitai che facesse sul serio e non stesse scherzando o peggio non fosse umana.
"Io suggerisco di non chiamare i carabinieri."
La preside mi guardò con aria interrogativa e poi mi fece cenno di proseguire.
"Beh, la vita dell'alunno- quando dissi 'l'aluuno' Mhatias fece una smorfia infastidita, quasi come fosse stato umiliato- non è molto facile se è d'accordo preside."
"Si si...pienamente."
"Così stavo pensando di darle una punizione diversa dall'arresto...eccetra..."
"Ho già tante punizioni in mente."
La preside si girò verso Mhatias e lo squardrò con aria triste, dispiacuta, delusa e arrabbiata.
Ci teneva così tanto a Mhatias?
"Bene Mhatias, rimarrai a fare il turno di pulizie a scuola e, La Rosa?"
"Mi dica"
"Lei dovrà controllare di persona che butti...quello schifo che si stava sniffando prima."
Scoppiò di nuovo a piangere e tra lacrime e singhiozzi ci congedò.
Possibile che si affezzionasse cosi agli alunni?
Cosa aveva visto esattamente la preside?
Mhatias mi mentiva?
La testa mi scoppiava e il mio cervello tra non molto mi avrebbe abbandonato per mandarmi altamente a quel paese e lasciarmi gestire tutto da sola.

L'alunno sedicenne.Where stories live. Discover now