Capitolo 5

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Quel giorno, per fortuna, non pioveva.
Ero ferma alla fermata dell'autobus da due minuti, abbracciandomi da sola per il freddo e pregando Dio per non farmi incontrare quello screanzato. Mi sapeva tanto di antico la parola screanzato. Anzi, in realtà mi ricordava la signorina Rottenmeier di Heidi. Comunque, stavo pregando.
Mi strinsi maggiormente per un po' di vento e sospirai. Odiavo gli improvvisi cambiamenti climatici. Fino a qualche giorno prima indossavo una maglietta e in quel momento avevo persino freddo.
"Hai freddo, tigre?"
Ecco, appunto. Ma cosa avevo fatto di male? Almeno fino all'inizio delle lezioni potevano anche risparmiarmi!
"Un po'." Perché avrei dovuto mentire?
"Vuoi che ti scaldi? Magari con il calore del mio corpo.." si era messo davanti a me -accanto non gli bastava?- e aveva uno sguardo divertito e malizioso allo stesso tempo. Sinceramente, se quella domanda fosse stata seria, mi sarei preoccupata, e anche tanto. Nonostante sapessi che scherzava, arrossii. Perché ero così emotiva?
"Sei rossa per il freddo o per l'emozione?"
"Oh, fanculo." Dissi facendo una smorfia e facendolo ridere.
"Non mi hai risposto!"
"Per il freddo. Ti ho mandato a quel paese perché sei uno sbruffone." Bugia. Cioè, mezza bugia.
"E' questo che pensi di me?" continuava a starmi davanti e a fissarmi con i suoi occhioni color ghiaccio. Cavolo, non pensavo esistessero! Erano davvero spettacolari, specie i suoi. Erano contornati da lunghe ciglia nere che gli davano un contrasto incredibile.
"..Ilaria?" aveva alzato un sopracciglio e mi guardava quasi preoccupato. Mi aveva pure chiamato per nome! Ed io avevo fatto una figura di merda.
"Cosa?"
"Ti chiedevo se era questo che pensi di me. Che sono uno sbruffone." Ripeté paziente.
"Sì. Certo." Risposi tranquillamente.
"Non pensi nient'altro?"
"Beh se vuoi ti faccio la lista di tutte gli aggettivi che ti ho affibbiato." Lo scansai e andai verso l'autobus, appena arrivato.
"Perché no!" mi seguì e ci sedemmo accanto "Dai, inizia." Riprese il discorso.
"Allora.. Sbruffone e fin qui ci siamo. Poi, cafone, stupido, bastardo, essere su due zampe, bifolco e buzzurro. Ora come ora non mi ricordo gli altri. Oh! Screanzato è l'ultimo!" Contavo i vari insulti sulle dita della mano, poi, appena ebbi finito, tornai a guardarlo con un sorriso angelico sulle labbra.
"Mh, credevo peggio." Ridacchiò, sempre con quell'aria da superiore che lo caratterizzava.
"Lamentati."
"Assolutamente no! Sai, pensavo di accompagnarti a casa oggi, almeno quando oggi pomeriggio verrò per le ripetizioni di spagnolo saprò già dove abiti! Non pensi sia un'idea stupenda?" ma me le doveva dare così queste mazzate tra capo e collo? Mi voleva uccidere. Lui era diabolico. Lui aveva aspettato il momento più opportuno e aveva attaccato. Lui era un.. Non lo so.
"No! Ma che scherzi? No che non mi dispiace!" dissi, con non poca ironia.
Sorrise "Perfetto! Oggi non ti mollerò un secondo!"
La mia risposta? Un sospiro. Anche se mi fossi opposta, non sarebbe cambiato assolutamente niente. Era come cercare di fermare un cane che insegue la sua stessa coda. Se vuole bloccarsi, lo farà da solo.
..Che diamine di similitudine era?

"Gabriele, ti prego, basta. Risparmiami almeno quando parlo con loro due." Non ce la facevo davvero più. Non erano ancora iniziate le lezioni, il che può farvi capire quanto mi abbia assillato l'anima quel ragazzo in una decina di minuti tanto da supplicarlo. Stvo cercando di parlare con Selene e Dafne di qualcosa, qualsiasi cosa. Peccato che alla mia sinistra avevo la presenza terrificante di quel.. villano. Ecco, quella parola mi mancava.
"Certo che no!" sorrise soddisfatto e si appoggiò al banco dietro di lui incrociando le braccia.
Mi passai una mano fra i capelli cercando di non piangere dalla disperazione. Perché quel ragazzo funzionava al contrario? Perché, se gli avevo detto esattamente quello che pensavo di lui, non mi stava alla larga come avrebbero fatto tutti? La mia selezione "naturale" non stava funzionando!
"Ragazze, aiutatemi." Le guardai sfoderando la mia arma segreta: occhi dolci. Anche io potevo vantarmi di averli belli! Certo, non facevano lo stesso effetto di quelli di Gabriele, molto più glaciali, ma per quella mossa i miei andavano piuttosto bene!
Tranne quella volta.
"Mi spiace Ila, ma non penso di poterci fare niente." Mi rispose la bionda.
"Io ancora meno!" se ne uscì la mora.
Il sorriso del ragazzo si allargò ancora di più, compiaciuto dalle risposte da me ottenute. Io invece, feci una smorfia sofferente e alzai lo sguardo, alla ricerca di un aiuto divino. Qualcuno mi sente, lassù?
Suonò la campanella. Feci un cenno con la testa alle mie due amiche -che nei momenti di bisogno come quello non facevano niente- e mi diressi verso il banco, seguita da un Gabriele quasi scodinzolante.
"Tu mi vuoi male." Sospirai sedendomi scomposta in modo da avere le spalle al muro. Una posizione molto più comoda rispetto a quelle che dovevamo teoricamente tenere durante le lezioni.
Si accomodò davanti a me e mi accarezzò una guancia. Il volto segnato da un'espressione provocante che avrebbe potuto stendere chiunque, me compresa, ma mi trattenevo.
"Io ti voglio e basta, tigre." Sussurrò.
Spalancai gli occhi e tirai uno schiaffo alla sua mano che era ancora sul mio volto "Leva 'sta mano!" gridacchiai con una voce forse un po' troppo acuta, poi recuperai la mia intonazione normale "E non dire cazzate che già la tua sola presenza mi distrugge."
Ora vi chiederete, ma possibile che con un figo del genere io reagisca così? Ebbene sì. Non pensate però che non mi sia mancato un battito quando mi aveva sfiorato la guancia o aveva detto quelle parole per niente fraintendibili.
"Ehi, stavo scherzando, tranquilla!" esclamò ridendo.
"Lo so che stavi scherzando!"
"Ah adesso ho capito!" disse, alzando in alto l'indice "Ti sei offesa proprio perché stavo scherzando! Senti tigre, non offenderti, ma non sei il mio tipo. Certo, sei una bella ragazza, ma hai un caratteraccio notevole!"
"Gabriele." Pronunciai il suo nome minacciosa, sperando capisse che doveva starsene zitto.
Lui, invece, appoggiò il gomito sul banco e posò il mento sulla mano e mi guardò sognante, dopo di che sospirò "Anche se.. Il mio nome sulle tue labbra è pura poesia."
Stavo per scoppiare a ridere, ma riuscii a trattenermi.
"Quando arriva la prof? Non ti sopporto. Almeno quando c'è lei un po' stai zitto!"
"Ilaria, Ilaria, Ilaria.. Con questo tuo odio nei miei confronti e gli insulti che mi riservi.. Sei così dolce!"
"Gabriele.." adesso stavo quasi per piangere.
"Dici che la devo smettere?" era tornato con un'espressione normale e una voce non smielata, per fortuna.
"Si."
"Solo perché farei di tutto pur di renderti felice."

Ero momentaneamente salva. Eravamo nello spogliatoio prima delle due ore di educazione fisica -le ultime-, ciò significava che maschi e femmine non erano nella stessa stanza e, più precisamente, io e Gabriele non eravamo nella stessa stanza, nonostante avesse provato ad entrare. Dio, che bellezza.
Mi trattenni il più possibile lì dentro, ma non potevo arrivare tardi in palestra. Non mi andava di correre più degli altri. Mi piaceva muovermi, fare sport eccetera, per carità, ma correre per punizione era un'altra storia.
Presi un respiro profondo e raggiunsi il resto della classe preparandomi al peggio. Chissà cosa avremmo fatto. Sperai che il professore ci lasciasse fare qualcosa a gruppi e che fossi in una squadra diversa da quella del mio acerrimo nemico. Il sogno di una vita.
Arrivai, mi sedetti vicino a Dafne, Selene alla sua destra, senza neanche cercare con lo sguardo quella strana persona di Gabriele. Inevitabilmente, non facevo che pensare a lui, e non in senso buono!
"Eccoti finalmente!" proprio accanto a me si sistemò il buon vecchio Bonetti.
"Già. Finalmente." Lo guardai. Maglietta bianca e pantaloncini corti. L'importante è che non si spogli, o qui la popolazione femminile collassa. Pensai.
"Allora ragazzi" iniziò il professore -un uomo sui quaranta, di quelli che non vorresti come professore di educazione fisica perché speri in un bel ragazzo giovane- "Siccome è il primo giorno, per oggi vi lascio fare quello che volete."
"Niente!" propose Cloe, quella tro.. vabè.
"Tranne questo."
"Bocce!" urlò Davide.
"Ragazzi, seriamente." Piccolo problema: loro erano seri.
"Calcetto." Secondo voi chi l'aveva detto? Gianmarco, ovvio. Non poteva assolutamente perdere l'occasione di fare lo sbruffone nell'unica cosa che gli riusciva e che l'aveva fatto diventare popolare. No, nemmeno lui mi stava molto simpatico. O meglio.. Era simpatico, ma quando non parlava di sé. Allora si.
"Ma speriamo non sia giornata.." borbottai a bassa voce.
"E' bravo?" mi chiese Gabriele.
"Sì, ma non fa altro che vantarsi. E' peggiore di te. Io ci provo a batterlo ogni volta, ma non posso fare miracoli, sono pur sempre una ragazza!"
"E tu sei brava?"
Lo guardai con un sopracciglio alzato, poi scrollai le spalle "Te l'ho detto, sono una ragazza, ma per esserlo non me la cavo male senza averlo mai praticato se non a scuola o all'oratorio."
Lui annuì "Perfetto, tu in squadra con me."
Non ebbi il tempo di rispondere, perché il professore prese parola "E calcetto sia. Quanti siete oggi? Ventitre perché manca Mattia? Bene. Meno i tre che oggi non la fanno e sprecano il primo giorno una delle due giustificazioni.." e alzò la voce nell'ultima parte "venti. Quindi fate 4 quadre di 5. Fate voi, organizzatevi. Io vi arbitro." E sventolò la mano destra.
"Ok, chi fa le squadre?" domandò Gi-emme, già in piedi e pronto per decidere.
"Io." Gabriele si alzò, sicuro di sé e tranquillo allo stesso tempo. Aveva in mente qualcosa.
Si alzarono anche Davide e Andrea. Praticamente tutti i maschi, perché Cosimo era seduto in panchina esonerato da tutto. Era fatto per lo studio, non per altro.
"Ok, inizia Gabriele a fare le squadre perché è nuovo." Ecco, questa volta Gianmarco aveva detto una cosa giusta.
"Va bene. Ilaria." Mi fece un cenno con la testa e io, sospirando, mi tirai su e andai dietro di lui.
Nella nostra squadra, oltre a noi due, c'era Selene, Cloe -non era rimasto nessun altro- e Chiara. In quella di Andrea, Dafne, Jessica ed altre ragazze. In quella di Gianmarco Claudia e qualcun altro e Davide persone non rilevanti. Erano i maschi a mandare avanti il gioco, fondamentalmente.
Prima partita: Davide's team contro Andrea's Team. Restammo in silenzio la maggior parte del tempo, a guardare gli altri giocare. Era divertente. Spesso le ragazze non ci mettono proprio le mani in uno sport del genere, o meglio: i piedi. Del resto, se uno è portato, bene, altrimenti si arrangia.
Dopo i dieci minuti di match, toccò alla nostra squadra e a quella di Gianmarco.
Sistemammo Cloe in porta e sperai che le si rovinassero le unghie, Chiara e Selene in difesa e noi due, Gabriele ed io, avanti. Ci guardammo senza un reale motivo, come per capire dagli occhi dell'altro se eravamo pronti o meno. Palla al centro e via.
Subito Gianmarco pronto all'azione. Era partito spedito per fare goal senza passarla a nessuno dimostrandosi il solito egoista. Ma lì fu il bello. Senza troppa difficoltà, Gabriele rubò la palla a Gi-Emme e partì in direzione della parte opposta. Io, da brava collega, lo seguii. Non gli ci volle molto ad arrivare vicino alla porta, e nonostante fosse in grado di segnare, mi passò il pallone dandomi l'occasione di marcare il primo goal.
E così feci. Un bel piatto. Con tanto di spaghetti al ragù e un bicchiere di vino!
Tirai su le braccia urlando qualcosa di molto sportivo tipo "Wooo! Goal! Palla al centro! Yeah!". Ci mancava solo "Alla facciaccia vostra!" e stavamo apposto, ma per fortuna non lo dissi.
Io e Gabriele ci demmo il cinque. Il sorriso che mi riservò era una cosa eccezionale. Mentre tornavamo nella nostra metà campo tra gli applausi, perchè chiunque freghi Gi-Emme se li merita, mi mise un braccio sulle spalle, si abbassò leggermente e mi sussurrò all'orecchio "L'ho sempre saputo che siamo fatti per stare insieme. C'è feeling."
Gli diedi una leggera gomitata ridacchiando -sarà stata l'adrenalina?- e aspettammo il fischio del professore per partire, preparandoci all'ira funesta di Gianmarco.

"Un trionfo. E' stato un trionfo." Risi pensando alla faccia del mio compagno di classe quando aveva realizzato di aver perso 7 a 4. Ero di nuovo seduta sull'autobus accanto a Gabriele e, rischiando di arrivare in ritardo, non avevamo avuto modo di parlare tranquillamente della performance di poco prima.
"Non lo conosco ancora quel tipo, ma la sua espressione è stata impagabile."
Stavamo ridendo entrambi come degli idioti, mentre lui mi raccontava del mutismo di Gianmarco negli spogliatoi. Anche Andrea e Davide erano propensi a sfotterlo, ma si erano trattenuti. Gabriele aveva semplicemente fatto il superiore, facendo finta di non farci caso.
"Sai tigre, non ti avevo mai vista ridere. Sei ancora più bella, dovresti farlo più spesso." Disse lui all'improvviso.
Scossi la testa continuando a sorridere "Io rido sempre, sei tu il problema qui."
"Non sono un problema. Se non ci fossi stato io non avresti vinto contro sono-figo-solo-io e quindi non rideresti."
"Dettagli."
"Sono i dettagli che contano." Dopo quella sua frase, pensai immediatamente ad Anonymous. Il primo tweet scritto da lui che lessi fu "Sono i dettagli a differenziarci dagli altri.". Il succo era lo stesso, no?
"Comunque, oggi pomeriggio a che ora vengo da te?"
"Mai?"
"Vada per le quattro."

Sospirai di sollievo, eravamo davanti alla porta di casa mia e perciò l'avrei finalmente salutato.
"Bene, è stato un piacere. Ciao." Tirai fuori il portachiavi.
"Non mi dai neanche un bacino sulla guancia?"
"Certo! Ma non ora." Dissi, cercando la chiave giusta.
"E quando?"
"Quando i teletubbies busseranno alla mia porta. A dopo, purtroppo."
"Roar." Rise, e se ne andò.

Olè. Anche il quinto capitolo è stato pubblicato. Spero vi sia piaciuto!

Amore al primo tweetWhere stories live. Discover now