capitolo 6

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Un forte odore di disinfetante si fa spazio nelle mie narici.

Un pib che risuona continuamente nelle mie orecchie, mi sta facendo venire il mal di testa.

Cerco di aprire gli occhi ma non ci riesco.

Sento dei rumori In torno a me sembrano, poi sento parlare

-allora dottore come sta- non voglio sabgliare ma sembra la voce di Sam.

- la lacerazione che ha subito e grave, ha perso molto sangue, chi l'ha violentata aveva infezione di ucciderla per ridurla cosí-

- che bastardi- disse Sam.

Ah Brutto bastardo e per colpa sua se mi trovo in questo posto, ma e anche colpa mia perché ho accettato quello stupido patto.

Appena posso mi licenzierò, il dolore alla testa sta diventando insopportabile, mi sento............

Mi risveglia non so quanto tempi dopo ma stavolta riuscivo ad aprire gli occhi.

Guardai la stanza, era tutta dipinta di bianco, era quasi vuota c'era solo il letto, un tavolino, e i macchinare che avevo attaccati addosso.

Provai a mettermi seduta ma una fitta di dolore al basso ventre mi fege gemere di dolore, tanto che dovetti ristendermi visto che non riuscivo a sedermi.

La porta della stanza si apri ed entrò Sam con una faccia quasi sconvolta, la barba sul viso leggermente accentuata come se non l'avesse fatta sa un paio di giorni, i vestiti erano sgualciti sembrava non cambiarli da un po.

Quando mi vide sveglia un sorisso nacque dalle sue labbra, e corse vicino al letto,cercò di prendermi la mano ma la scasai guardandolo con odio.

-ti prego perdonami- a sua voce era bassa e colpevole.

-e no e troppo facile chiedere perdono, anche io ti ho pregato di fermarti, ma tu non l'hai fatto, e io non voglio perdonarti per quello che mi hai fatto- la mia voce era fredda e distaccata.

-si lo so ma e che non so cosa mia sia preso- io risi amaramente poi risposi

-questa l'ho già sentita troppe volte, ah un altra cosa, non mettermi nel libro paga perché non lavorerò per te, e ne voglio essere la tua sottomessa- mi prese la mano e me la strinse forte, e stavolta non la ritrassi.

-no continua a lavorare per me ti prego, fra noi ci sarà solo un rapporto professionale ma ti prego resta- be così ni poteva andare, potevo accettare il compromesso.

-va bene a ti prego ora esci e lasciami solo voglio riposare per favore- chiesi con voce supplichevole.

-certo ora vado- mi lasciò un bacio sulla guancia e se ne andò.

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Una settimana dopo ero pronta per affrontare la mia prima giornata lavorativa.

Mi trovavo ai piedi del grande edificio, lo guardavo attentamente, avevo paura ad entrare.

Dopo poco mi gwco coraggio ed entrai, non guardi in faccia a nessuno, e presi l'ascensore per andare all'ultimo piano.

Appena le porte le porte dell'ascensore si aprirono all'ultimo piano, notai con piacere che la zoccola bionda non c'era.

Mi avvicinai alla porta dell'ufficio di Sam per chiedergli dov'era il mio ufficio.

Stavo per bussare ma mi fermati sentendo dei gemito provenire dall'interno.

-ti prego Sam più veloce- era quella zoccola bionda che stava scopando con lui.

Ebbi una stretta allo stomaco come se qualcuno lo avesse preso e lo stesse stritolando.

Non poteva essere gelosia non c'era logica che faceva credere fosse così.

Mi aveva frustata, violentata, e mandata in ospedale,a mi ha anche portato nel paradiso dei sensi, dio se ripenso alle sue mani.....

OK basta sto impazzendo e logico.

Per rompergli le uova nel paniere, bussai alla porta, e dopo un paio di minuti la bionda uscì con il rossetto tutto sbavato, i capelli tutti scompigliato(sembravano un nido di rondini), la camicetta era abbottonata male, e la sua faccia era arrabbiatissima.

-avevo quasi raggiunto l'orgasmo stronza- era arrabita nera.

-amora vai in bagni e sistemati perché hai un aspetto orribile, sistemati, poi visto che é l'unica cosa che sai fare apri le gambe a qualcun'altro e fatti soddisfare-.

Detti questo la tirai per un braccio la cacciati fuori dall'ufficio entrai io e le sbattei la porta in faccia.

-aggressiva mi piace- disse quella sottospecie di cavernicolo bipolare

-si si parliamo di cose seri dov'è il mio ufficio?- le sue labbra ai aprirono in un ghigno malefico.

-e li- indicò un muro trasparente nel suo ufficio nel quale c'era un altra ufficio.

-ma l'altra volta non c'era- dissi sorpresa.

-lo so ho fatto buttare giù il muro e fatto mette il vetro tutto qui- disse con non curanza.

-che bello- dissi sarcastica

- e davvero bello, avrò un fantastico panorama soltanto girando la testa- disse.

-si si on io vado- e mi diressi nel mio ufficio.

Appena seduta alla scrivania il telefono squillò, io risposi

-ufficio Alicia dorman assistente personale del signor Smithcon chi parlo-

-il tuo capo,volevo solo dirti buona giornata- e detto questo chiuse la chiamata.

Io alzai gli occhi al cielo e dissi fra me e me
-sarà una lunga giornata-


Ti prego non andare(#Wattys 2015)Where stories live. Discover now