Daisy arrivò a destinazione in anticipo. Guardò da dietro il cancello, con meraviglia, quella che sarebbe diventata la sua nuova casa: antica e suggestiva, con grandi e spessi muri di pietra, un giardino immenso, una vecchia fontana logora, sulla cui sommità un angelo di pietra indicava l'orizzonte. Si chiese se fosse il caso di entrare, molti l'avevano avvertita della rigidità del padrone di casa: "Mi raccomando, Daisy, mai in anticipo e mai in ritardo. Parla soltanto se ti viene chiesto di farlo. Esegui le tue mansioni con cura e attenzione. Se farai tutto come richiesto ti permetterà di restare".
Inizialmente aveva avuto timore, tutti quegli avvertimenti le avevano dato l'impressione che il padrone di casa fosse privo di cuore. Eppure, guardando quella meravigliosa casa, una parte di lei non vedeva l'ora di iniziare, non vedeva l'ora di cambiare.
Prese il suo orologio da tasca, unico oggetto di valore che aveva: è ora di entrare. Varcò la soglia del cancello già aperto, probabilmente perché era previsto il suo arrivo, percorse a passo deciso il viale, mentre qualche gatto la seguiva a pochi passi di distanza, e salì i pochi gradini che portavano alla porta di ingresso. Anche il portone è magnifico. Bussò.
Ci volle qualche minuto prima che il padrone in persona venisse ad aprirle. Era un uomo alto, con le spalle larghe, sulla cinquantina, il volto austero e le sopracciglia folte. Daisy chinò il capo in segno di saluto 《Buongiorno, mi chiamo Daisy Greenwood, sono stata chiamata perché avevate bisogno di qualcuno che...》 la interruppe bruscamente sbuffando
《So benissimo per quale motivo l'ho fatta chiamare, mi segua che le mostro le sue stanze》, girò sui tacchi e avanzò a passo veloce, senza neanche assicurarsi che Daisy lo stesse seguendo.
Gli interni della casa erano arredati con pochi mobili, nonostante fossero d'effetto, tutto sembrava estremamente vecchio ma anche estremamente elegante, Daisy fissò il soffitto mentre seguiva il padrone: grandi lampadari pendevano da un punto d'attacco che sembrava estremamente fragile.
Stava ancora studiando l'arredamento quando si ritrovò con il sedere a terra: era così presa da non essersi nemmeno accorta che il padrone di casa, Mr Voigt, ora ricordo come si chiama, si era fermato di botto. Daisy arrossì, lui la guardò con un'espressione che era un misto di pietà e impazienza, ma non fece nessun gesto per aiutarla ad alzarsi. 《Mi scusi tanto, signor Voigt, ero..》 la interruppe nuovamente 《Distratta? Goffa? Imbranata? Tra le nuvole? Spero si riveli una ragazza più in gamba della rimbabita che finora ha dimostrato di essere》. Daisy rimase senza nulla da dire, quelle parole la ferirono in fondo e gli occhi le si riempirono di lacrime. Sto entrando in un incubo.
《Questa è la sua stanza, signorina》 disse con fredda cortesia. La stanza era più grande di qualunque altra stanza in cui Daisy avesse mai dormito, arredata con poche cose, seppur eleganti, come il resto della casa.
Questa volta non disse niente.
Entrò e sistemò su una sedia il suo unico bagaglio.
《Mi aspetto che il pranzo sia servito per le dodici e mezza in punto, non un minuto prima, non un minuto dopo, ha tutto il tempo che le serve per sistemare le sue cose e, se desidera, per fare un bagno》.
Daisy vide la sua immagine riflessa sullo specchio: il vestito era vecchio e sbiadito, i capelli scompigliati. Eppure mi ero sistemata con così tanta cura. Si sentì realmente sciatta e rimbabita. La signorina Fiora le aveva sempre detto che per essere belle non erano necessari i gioielli, ma bisognava innanzi tutto indossare ordine, pulizia, sicurezza e soprattutto un bel sorriso.
Fissò la sua patetica figura: non era pulita, non era ordinata, non si sentiva sicura. Provò a sorridere. No, sono comunque una ragazzina patetica, pensò sconsolata. Si pulì per bene, e indossò un altro vestito: il più carino che aveva. Non era granché, ma almeno le calzava bene. Sistemò nuovamente i capelli e si guardò allo specchio. Adesso va molto meglio, sorrise. E effettivamente si sentì anche meglio.
Carica di ottimismo uscì dalla sua stanza, determinata a dimostrare di non essere del tutto stupida. Dove sarà la cucina? camminò per i corridoi sperando di intravederla, ma la casa sembrava un labirinto di stanze, prese la porta a sinistra, poi quella a destra. Si guardò intorno confusa. Forse da questa parte e percorse un lungo corridoio le cui pareti erano piene di quadri di ninfe e divinità antiche. Un'unica porta istoriata di magnifici disegni classici segnava la fine del corridoio. Si, questa sarà la sala da pranzo, sorrise ancora. Mise la mano sulla maniglia e cercò di aprire, ma la porta era sbarrata. 《Cosa sta facendo?》 la voce del signor Voigt alle sue spalle. Oh no. Si girò, guardò in basso.
《Le ho fatto una domanda, mi aspetto una risposta.》 Daisy alzò lo sguardo 《Cercavo la cucina》 disse. Il signor Voigt serrò la mascella, lo sguardo duro 《Ah. Mi segua, le mostrerò io dove si trova》.
DU LIEST GERADE
Phobia
FantasyLa mia prima storia, per favore ditemi cosa ne pensate (se per caso dovesse capitarvi di leggerla! Grazie!)
