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Lando Norris è un pilota e streamer super caotico, solare e sempre in corsa.
Oscar Piastri è il suo compagno di squadra nonché, a causa di qualche inconveniente, anche coinquilino: calmo, ironico, silenzioso e amante della quiete.
Dovranno...
Il silenzio era una merce rara in Formula 1, e io lo custodivo gelosamente.
Dopo un weekend di gara estenuante a Silverstone, fatto di motori rombanti, riunioni fiume sulla strategia e fogli di telemetria analizzati fino a perdere la vista, il mio appartamento a Londra era l'unico vero rifugio rimasto sul pianeta. La pista ti prosciuga.
Devi essere costantemente concentrato a trecento all'ora, con i millesimi di secondo che decidono se salirai sul podio o se finirai contro le barriere. Difendere la posizione dagli attacchi ravvicinati della Ferrari negli ultimi giri mi aveva lasciato addosso una stanchezza mentale che faticavo a scrollarmi di dosso.
Erano quasi le tre di notte. Indossavo una felpa oversize scolorita, i pantaloni del pigiama e stringevo tra le mani una tazza di camomilla ormai tiepida.
Niente social. Niente notifiche. Solo la luce soffusa della TV che trasmetteva un vecchio documentario a basso volume e la pioggia battente contro i vetri della finestra. Un vero paradiso di ordinaria normalità.
Poi, il mio telefono sul tavolino ha iniziato a vibrare.
Una, due, tre, dieci volte di fila. Lo schermo continuava a illuminarsi a intermittenza, proiettando una luce bluastra sul soffitto e distruggendo la penombra della stanza.
Ho sospirato, allungando il braccio a malincuore. C'era solo una persona sulla faccia della terra abbastanza folle da mandare una raffica di messaggi del genere a quell'ora della notte. Il mio compagno di squadra.
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Ho fissato lo schermo per un minuto intero, sperando con tutto me stesso che fosse uno dei suoi soliti scherzi stupidi da fare in diretta streaming per far divertire la chat.
"Lando, non venire qui", ho digitato con calma, premendo invio. Nessuna risposta a voce. Solo la doppia spunta blu che è apparsa quasi istantaneamente.
Cinque minuti esatti dopo, il suono acuto del mio campanello ha rimbombato nell'appartamento, spezzando definitivamente la mia adorata quiete notturna. Ho posato la tazza sul tavolo con un piccolo clic e sono andato verso l'ingresso, preparandomi mentalmente al peggior scenario possibile. Con Lando di mezzo, non potevi mai sapere cosa aspettarti.
Quando ho tirato la maniglia e ho aperto la porta, la realtà ha superato di gran lunga ogni mia pessimistica aspettativa. Lando era sul mio zerbino. Aveva i capelli ricci completamente bagnati e appiccicati alla fronte, una felpa fradicia che gocciolava sul pavimento e tre valigie giganti ammassate alla rinfusa dietro di lui. In più, stringeva al petto il case del suo prezioso PC da gaming avvolto in un sacchetto di plastica della spesa.
Sembrava un cucciolo di cane abbandonato sotto il temporale. Un cucciolo molto rumoroso, disorganizzato e decisamente molesto.
Per un secondo siamo rimasti immobili a guardarci. I suoi occhi chiari, di solito pieni di energia e battute pronte, erano lucidi e spalancati per lo sfinimento, fissi nei miei in cerca di un briciolo di pietà. C'era un'insolita vulnerabilità sul suo volto che mi ha quasi colto di sorpresa. - Dimmi che è un miraggio - ho detto, bloccando la porta con il braccio e rompendo quell'istante di assoluto silenzio.
Lando ha fatto un sorriso colpevole, mentre i denti gli battevano leggermente per il freddo dell'aria notturna. - Ciao, Osc. Scusa il disturbo, bel posto comunque. Posso entrare prima che mi venga una polmonite fulminante? - Ho abbassato lo sguardo sul suo abbigliamento, poi di nuovo sui suoi occhi.
- Lando, quello è il mio pigiama preferito. E tu stai per allagarmi l'ingresso - ho replicato, mantenendo la voce piatta. - Ti compro un pigiama nuovo, giuro! Anche due! Ma ti prego, apriti a compassione - ha piagnucolato, stringendo ancora di più il PC al petto.
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POV LANDO Il karma doveva avercela a morte con me. Non c'era assolutamente altra spiegazione logica. Fino a due ore prima ero tranquillamente seduto alla mia postazione da gaming, con le cuffie in testa, pronto a fare una delle mie solite dirette notturne per svagarmi un po'. Poi, un rumore sinistro proveniente dal bagno e, nel giro di dieci minuti, il pavimento di casa mia si era trasformato in una succursale del Tamigi.
E adesso ero lì. Davanti alla porta di Oscar Piastri, bagnato fino alle ossa, infreddolito e costretto a implorare ospitalità nel cuore della notte. Oscar mi fissava con la sua classica espressione impenetrabile, quella che usa quando i giornalisti gli fanno domande scomode nel paddock. Non sembrava furioso, ma nemmeno felice di vedermi. Semplicemente, sembrava un uomo a cui era appena stata rovinata la vita.
Il che, considerando i miei precedenti, era probabilmente vero. Se Andrea Stella o chiunque altro ai vertici della McLaren avesse scoperto che i due piloti ufficiali stavano dividendo un appartamento di fortuna a poche ore dagli impegni in fabbrica, ci avrebbero fatto un discorso memorabile sulla gestione delle emergenze, sulla sicurezza e sulla professionalità.
Ma in quel preciso momento, la mia unica priorità era non congelare sullo zerbino. - Solo per stanotte, Lando. Domani mattina all'alba chiami la tua agenzia immobiliare e trovi una sistemazione - ha sentenziato alla fine, spostandosi di lato per lasciarmi finalmente varcare la soglia.
- Sei un santo, giuro! Ti devo la vita, ti farò da assistente per il resto della stagione - ho esclamato, trascinando le mie pesanti valigie bagnate sul suo pavimento di legno scuro e perfettamente lucidato.
Ho lasciato una scia inevitabile di gocce d'acqua ovunque, ma in quel momento ero troppo sollevato per preoccuparmene. Ho appoggiato il mio PC sul tavolo della cucina con la massima cura possibile, maneggiandolo come se fosse un neonato di pochi giorni.
L'appartamento di Oscar era esattamente come lui: ordinato, pulito, minimalista e spaventosamente silenzioso. C'era un profumo leggero di pulito e di qualcosa che assomigliava alla lavanda. Tutto l'opposto del caos cromatico e tecnologico che regnava a casa mia.
Oscar ha chiuso la porta a chiave con un doppio giro secco, si è incrociato le braccia al petto e mi ha squadrato dall'alto in basso, notando la pozza che si stava creando sotto le mie scarpe. - C'è una coperta pulita nell'armadio del corridoio. Il divano si allunga, basta spingere la leva sotto. Non toccare la mia roba in cucina e, per l'amor di Dio, non fare rumore - ha detto, con quel suo tono piatto e ironico che non ti permetteva mai di capire se stesse scherzando o pianificando il tuo omicidio nei minimi dettagli.
- Ricevuto, capo. Sarò un fantasma. Non ti accorgerai nemmeno della mia presenza - ho risposto, accennando un mezzo sorriso e facendogli il segno del saluto militare.
Lui ha scosso la testa con un sospiro rassegnato, ha recuperato la sua tazza dal tavolino ed è sparito nel corridoio verso la sua camera da letto, chiudendosi la porta alle spalle senza aggiungere una sola parola.
Mi sono tolto le scarpe fradicie e mi sono buttato sul divano, esausto. Il tessuto era morbido e, inevitabilmente, profumava dello stesso bagnoschiuma che usava lui. Mentre fissavo il soffitto ascoltando il ticchettio regolare della pioggia contro i vetri, mi è scappato un sorriso involontario.
La stagione di Formula 1 era già abbastanza complicata e piena di tensioni per via del campionato, ma l'idea di sopravvivere a una convivenza forzata con Oscar Piastri... beh, quella sì che sarebbe stata la gara più imprevedibile e difficile della mia vita.