Capitolo 1: Vanessa.

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La prima volta che Luca mi dice di andare in studio con lui, gli rispondo di no.
Non ci penso nemmeno.
Sono seduta sul divano di casa con le gambe raccolte sotto di me, il telefono tra le mani e la televisione accesa in sottofondo. Lui è appena rientrato e, invece di andare direttamente a lavorare come fa quasi sempre, si piazza davanti a me con quell'espressione che conosco fin troppo bene.
Quando Luca vuole qualcosa, diventa insistente.
Quando vuole che io faccia qualcosa, diventa insopportabile.
"Vieni in studio con me."
"Non mi va."
La mia risposta arriva immediata.
Lui non sembra nemmeno sentirla.
"Dai, Vanessa."
"No."
"Ci divertiamo."
"Tu ti diverti. Io no."
Luca sospira, poi si siede accanto a me. Mi guarda per qualche secondo, quasi stesse cercando il modo giusto per convincermi.
Il problema è che mi conosce troppo bene.
Sa che non mi piace stare in mezzo a persone che non conosco. Sa che quando entro in un ambiente nuovo tendo a chiudermi completamente. Non sono timida con chi amo, con le persone con cui sono cresciuta o con chi mi fa sentire al sicuro.
Ma con gli sconosciuti divento quasi invisibile.
Parlo poco, osservo tanto.
Penso a quello che dovrei dire prima ancora di dirlo e, nove volte su dieci, alla fine decido che è meglio stare zitta.
Luca lo sa.
Ed è probabilmente proprio per questo che non si arrende.
Mi racconta che sarà una serata tranquilla, che lui deve lavorare a delle produzioni e che non dovrò fare assolutamente niente. Posso stare sul divano, ascoltare musica, guardare il telefono e aspettare che finisca.
Poi, quasi casualmente, aggiunge che ci saranno anche Tony Boy e Kid Yugi.
Alzo gli occhi.
Non sono una fan sfegatata, non lo sono mai stata. So perfettamente chi siano, conosco i loro nomi, qualche canzone l'ho sicuramente sentita, ma non ho mai avuto quella cosa da ragazzina che impazzisce davanti a un artista.
Per me sono semplicemente due persone che non conosco.
Ed è proprio quello il problema.
Luca continua a insistere per quasi un'ora.
Alla fine cedo.
Non perché mi abbia convinta.
Semplicemente perché quando mio fratello decide di rompere le palle, è praticamente impossibile fermarlo.
Milano mi scorre davanti al finestrino mentre cerco di convincermi che non sia stata una pessima idea.
Luca guida tranquillo, una mano sul volante e l'altra appoggiata vicino al cambio. Ogni tanto mi lancia un'occhiata.
"Sei agitata?"
"No."
"Bugia."
Non rispondo.
Lui sorride.
"Non devi fare niente. Stai con me."
Annuisco appena.
È quello che mi ripeto anch'io.
Sto con Luca.
Quindi va bene.
Quando arriviamo allo studio, rimango qualche secondo ferma davanti all'ingresso.
Luca mi aspetta.
"Vieni?"
Faccio un respiro e lo seguo.
Il corridoio è abbastanza silenzioso. Da una delle stanze arriva della musica bassa, insieme a qualche voce e a una risata.
Più ci avviciniamo, più sento quella sensazione familiare allo stomaco.
Non paura.
Solo quella stupida ansia da primo incontro.
Luca apre la porta senza nemmeno bussare.
Ed eccoli.
Tony è seduto sul divano con il telefono in mano. Francesco è poco distante, intento a guardare qualcosa sul computer.
Entrambi si voltano.
Per un secondo mi sembra che tutta la stanza si fermi.
Luca entra per primo.
"Ragazzi, lei è Vanessa. Mia sorella."
Faccio un piccolo sorriso.
"Ciao."
Tony mi saluta per primo. Francesco fa lo stesso, molto tranquillamente.
"Piacere."
"Piacere."
È tutto.
Una presentazione normalissima.
Eppure, appena smetto di parlare, sento immediatamente il bisogno di tornare dietro mio fratello.
Mi siedo sul divano, leggermente defilata, e tiro fuori il telefono.
Non voglio sembrare maleducata.
Ma non so cosa dire.
Quindi non dico niente.
Luca, intanto, torna alle sue cose.
La musica riparte.
Le voci si mescolano.
Io rimango lì ad ascoltare.
Dopo qualche minuto comincio a rilassarmi.
Tony e Francesco parlano tra loro, scherzano, discutono di musica. Luca interviene ogni tanto, soprattutto quando i due iniziano a distrarlo.
Io li osservo senza farmi notare troppo.
Sono molto più tranquilli di come me li ero immaginati.
E, soprattutto, sembrano avere un rapporto molto stretto con Luca.
Nonostante questo, continuo a parlare pochissimo.
Passa quasi un'ora prima che qualcuno faccia nuovamente caso a me.
Tony si gira verso Luca con un'espressione divertita.
"Ma tua sorella parla?"
Alzo immediatamente gli occhi.
Luca lo fulmina.
"Certo che parla."
"Da quando è arrivata avrà detto cinque parole."
Francesco sorride senza staccare completamente gli occhi dal computer.
"Sei sicuro che non sia arrabbiata con noi?"
Scuoto appena la testa.
"No."
È una parola sola.
Tony sorride.
"Ah, allora parla davvero."
Mi viene da ridere, ma cerco di trattenermi.
Luca invece lo guarda malissimo.
"È timida, lasciala stare."
"Ma mica le sto facendo niente."
"Lo so. Però non metterla in difficoltà."
Abbasso lo sguardo sul telefono.
È quasi assurdo quanto mio fratello sia protettivo con me.
Conosco Luca da tutta la vita e so perfettamente che può essere uno stronzo con chiunque. Può scherzare, provocare, litigare, mandare a quel paese qualcuno e cinque minuti dopo ridere con la stessa persona.
Con me è diverso.
Sono la sua sorella minore.
E questo, per lui, sembra significare che esiste una specie di zona intoccabile attorno a me.
Toccategli tutto.
Ma non sua sorella.
Col passare delle ore, la mia tensione diminuisce.
Non mi sento più osservata.
Tony e Francesco hanno smesso di farmi domande e questo, stranamente, mi aiuta.
Resto semplicemente lì.
Ogni tanto ascolto quello che stanno registrando, altre volte guardo il telefono. Quando parte una canzone che conosco, mi lascio sfuggire qualche sorriso.
A un certo punto Francesco se ne accorge.
"Conosci questa?"
Annuisco.
"Mi piace."
È una delle risposte più lunghe che abbia dato da quando sono arrivata.
Tony si gira verso di me.
"Miracolo."
Scoppio a ridere.
È una risata piccola, quasi involontaria.
Luca alza immediatamente gli occhi dal computer.
"Finalmente."
Lo guardo male.
"Cosa?"
"Niente."
Sorrido e torno a guardare il telefono.
Per la prima volta mi accorgo di essere abbastanza tranquilla da dimenticarmi che sono in mezzo a persone che, fino a poche ore prima, non conoscevo nemmeno.
Tony e Francesco continuano a prendermi un po' in giro per il mio silenzio, ma senza cattiveria.
Ogni tanto chiedono a Luca se sono sempre così.
Lui risponde sempre allo stesso modo.
"Con chi non conosce, sì."
E ogni volta aggiunge qualcosa per difendermi.
"Non stressatela."
"Lasciatela stare."
"È timida."
Ormai mi viene quasi da sorridere.
Perché conosco mio fratello.
So che lo fa perché mi vuole bene.
E, anche se non lo ammetterebbe mai davanti a loro, probabilmente sta controllando ogni loro movimento da quando siamo entrati.
Quando arriva il momento di andare via, mi alzo dal divano e recupero la borsa.
Tony mi saluta con un sorriso.
"Ci vediamo, Vanessa."
"Ciao."
Francesco fa un piccolo cenno con la testa.
"Ciao."
"Ciao."
Tutto qui.
Nessun momento particolare.
Nessuna scena memorabile.
Nessun colpo di scena.
È stata soltanto una serata passata in uno studio di Milano con mio fratello e due ragazzi che conosco appena.
Mentre usciamo, Luca mi guarda.
"Visto che non è morto nessuno?"
Scoppio a ridere.
"Sei scemo."
"Quindi la prossima volta vieni senza lamentarti?"
Lo guardo.
"Non esageriamo."
Lui ride.
Io torno a guardare davanti a me.
Non posso ancora saperlo, ma quella è l'ultima sera in cui Tony e Francesco mi vedono semplicemente come la sorella timida di Skinny.
Per adesso, però, sono soltanto Vanessa.
La ragazza che parla poco.
Quella che osserva tutto e non dice quasi niente.
Quella che nessuno dei due ha ancora imparato a conoscere.

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