Capitolo 1

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Autumn 

Ecco. Un'altra bella giornata. Ironica, ovviamente. La vita in questo periodo va uno schifo, ma almeno il panorama fuori camera mia non me lo toglie nessuno. La mia camera è in una mansarda gigante, e la finestra sopra il mio letto mi fa capire che è ora di alzarsi. Il cielo è bellissimo però. L'alba sta arrivando e la notte sta lasciando il posto a essa, quindi è un mix di colori dal blu scuro a un rosa così tenue da sembrare quello di una mano umana, quelle delle modelle. Peccato che io sono tutto tranne una modella. Ah, giusto: dimentico sempre tutto: Ho 17 anni e vado in quarta superiore. Se c'è una cosa che odio, è alzarmi alle 5:30 per andare a scuola. E solo per colpa del bus, perché se non fosse per quello amerei la cosa. Ma almeno così vedo un panorama stupendo. Perfetto, anche i capelli sono un disastro. Non che siano mai belli eh, solo che oggi son peggio. Castani, corti e leggermente mossi. Dico "leggermente mossi" perché a volte i ricci che avevo da bambina ritornano a farsi strada tra i miei capelli, specialmente sulla frangia, rendendomi tipo la figlia di un Dio degli Inferi, o cose così. A causa di questo, ho strani soprannomi: perché visto che l'autunno, il mio nome, è una stagione molto rossa, le persone hanno iniziato a chiamarmi, o meglio, a nominarmi, con strani appellativi: "fallimento in amore" e cose simili e se capite la cosa delle corna, allora lascio stare...

 Ah, mi reclamano a colazione. La cosa bella di essere figli unici? I pasti li fai quasi sempre da sola, o ad ascoltare i tuoi parlare. Vi giuro, da me perlomeno è sempre così. Però è interessante. Cioè, ormai so tutte le malattie esistenti al mondo, e non scherzo. Mentre i miei parlano comunque, vi posso dire una cosa di cui sono fiera, invece delle mille cose che odio. La mia altezza. Sono un metro e settantatré, ed è tantissimo per una donna, almeno così ho capito. Non ho un viso da farti girare, ma il mio corpo fa da solo. Per l'altezza eh, solo per quella. Perché poi sono uno stecchino. Ancora meglio. Ha iniziato a piovere, e c'è il sole. Il sole. Io amo il sole con tutta la mia vita è proprio uno dei miei più grandi toccasana, ma vederlo con la pioggia, il mio più grande nemico... non lo so, me lo fa odiare. Dopo vi spiego il motivo dell'acqua, ma tranquilli, mi lavo. Si, lo so, sono autoironica.

Finalmente sono uscita di casa. Dio mio, quanto odio questa pioggia. L'acqua in generale non mi piace. Non lo so, mi dà sensazione di pericolo. Da sempre. Da quando Angel, la mia migliore amica, è quasi annegata. Ma la scuola reclama, e devo andare. Il bus è come sempre pieno strapieno, giuro che se non ti attacchi stai dritto lo stesso, ma è veramente scomodo. Scendere è il paradiso. Angel mi sta aspettando all'entrata con June. Le saluto. Mi rispondono con molto più fervore di me. Maledette che hanno la casa a due passi dalla scuola. Entrate, il clima, l'atmosfera, come volete voi, è come sempre. Caos allo stato puro. Gente che corre, urla, e si, siamo alle superiori. Secondo me c'è stata tipo un'apocalisse zombie invisibile che gli ha tolto tutti i neuroni. <Tumi! Vieni, andiamo in classe!> Angel mi sta chiamando, come sempre per avvisarmi della lezione. Si, Tumi è il mio soprannome, perché da piccole entrambe non riuscivamo a dire il mio nome e quindi era Tumi. Lo so, è scemo. Ma carino allo stesso tempo. Perfetto, chimica alla prima ora. Giornata fantastica. Appena entrata, noto subito un tale fermento in classe. <Angie, sai che succede?> <Non lo so> risponde <Ma da quanto capisco è arrivato un nuovo ragazzo nella classe affianco alla nostra. Ovviamente sembra bello. Dopo chiediamo a June.> June non è in classe con noi, ma in quella opposta, quindi quella di questo misterioso ragazzo che sembra capace di mandare in coma tutte le mie compagne. <Tumi! Qua!> Angie ha trovato il posto, lascio sempre a lei fare queste cose, perché le piace. Terza fila vicino alla finestra, devo dire, mi piace. Non troppo vicino ma neanche troppo lontano. Mi siedo. <Ma tu sai com'è che si chiama?> <No, ma sembra un Dio da quello che si dice in giro, un angelo caduto in terra!> continuano a schiamazzare le mie compagne. Davvero, anche a me piacciono i bei ragazzi, ma mica lo faccio capire così. Me lo tengo dentro. Almeno è entrato Anders, il prof. La lezione può iniziare senza queste qua che fanno urletti ogni volta che lo si nomina.

 Sono passate tre ore, godo. Finalmente la pausa. E anche l'occasione per parlare con June e chiederle di questo ragazzo. Mentre ci avviciniamo alla sua classe, ne esce uno. Ok, è vero. E' bellissimo. Non sono di quelle che dice "oh mio dio, è il mio tipo!" ma è proprio figo. Capello leggermente riccio castano, con riflessi rossi, e occhi azzurri così belli che sembra di vederci il mare dentro. No, no, non voglio il mare. Il mare è nemico. Come il cielo, dai. Mi fissa per un microsecondo, poi va via. Ma abbastanza da permettermi di osservarlo bene. Ecco, June sta arrivando. <June! Cos'è tutto questo fermento!> dice subito Angie, <Ah, è per Andrew. È il nostro nuovo compagno di classe. E' bellissimo, sto cercando di capire il suo carattere. Sapete, non sarebbe male come ragazzo.> dice con gli occhi sognanti. <Dai, sognatrice> dico, <Ci parli dei tuoi sogni amorosi mentre prendiamo il caffè, va.> mentre camminiamo per raggiungere le macchinette.

Andrew

Sempre la stessa storia. Arrivo in una nuova classe e tutte le ragazze mi civettano dietro, e i ragazzi vogliono diventare miei amici per vedere se le civette li notano. Giuro, potessi tirerei un pugno a tutti. Mi piace quando mi dicono che sono bello, ma poi basta. Non provateci per quello. Dio mio, finalmente la campanella è suonata. Mentre tento di superare l'orda di persone che mi sta addosso, noto due ragazze fuori dalla porta, probabilmente aspettando un'amica. Una è nella media, nulla di che. L'altra è alta. Molto, per essere una ragazza. Un metro e settanta sicuro. Il viso però non colpisce particolarmente. Oddio, ha dei ricci proprio ai lati della testa, sembrano corna. Nella mia testa sarà diavoletta. Non lo so, è automatico. Ci fissiamo per pochissimo, ma nulla. Lei mi guarda, poi si gira appena arriva l'amica e la trascina via. E' stato un po' strano. Di solito mi avrebbero fatto i soliti noiosi complimenti, ma lei nulla, zero. Vabbè. L'importante è ora iscriversi al club di nuoto. Se non mi iscrivo a quello, non potrò partecipare alle gare estive al mare. Il mare. La mia vita. Per spiegare in breve, Io sono nato in acqua. Non nel mare eh, all'ospedale, per carità. Però si, è sempre stato parte della mia esistenza. Fatto, segnato il mio nome. Mi devo presentare oggi. Non vedo l'ora.

Il resto della giornata passa lentissimo, ma finalmente sono le diciassette spaccate. Sono già davanti alla piscina, ad aspettare. Tutti i nuotatori sono qui. Saremo una ventina. Nessun problema. Io sono un asso, in acqua. Velocissimo. Ah, ci stanno facendo entrare, meglio mi sbrighi.

Siamo in pausa, e devo dire che sto lavorando tantissimo. Siamo tutti molto veloci, almeno noi maschi, anche se quando c'è stato da fare resistenza non mi ha battuto nessuno. Oltre la recinzione però, vedo che c'è una ragazza che sta passando. Chiedo per sapere cosa c'è in quella direzione. <La biblioteca> dicono. Ah, libri. Io non sono un lettore, a meno che i libri non riguardino nuotatori o cose comunque riferite all'acqua. Sta guardando da questa parte. Muovo la testa come per chiedere se c'è qualche problema, ma lei si è già girata. Ma è la ragazza di prima! Quella alta! Diavoletta! <Ehi> le urlo dietro, <Tutto apposto? Sembra che hai fatto la maratona di New York!> fa un cenno con la testa. E' sudatissima, mamma mia. Bah, se non ha problemi. Ma perché mi sto preoccupando? Di solito non lo faccio. 

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⏰ Last updated: Aug 23 ⏰

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