POV VIOLA
Se mia madre mi chiede un'altra volta perché sono single, giuro che spaccio il postino per il mio fidanzato o Elya un giocatore di rugby che porta sulle spalle tutta la squadra dei Boston red, nonché una delle migliori squadre di tutta America.
Scusate sto correndo troppo io sono Viola, una semplice giocatrice di pallavolo.
Uno sport che qui ad Harvard è considerato di serie B, un semplice sport che tutti riuscirebbero a praticare senza nessun allenamento. Ma è proprio questo il problema principale dei giocatori di rugby, pensano di essere superiori a tutti perché qui il loro sport è considerato come una vera e propria divinità.
Se veniste qua a Boston potreste vedere locandine di rugby ad ogni angolo e sulle vetrine di ogni negozio.
È proprio per questo motivo che qui ad Harvard ci sono tantissimi rugbisti presuntuosi che non riesci a guardare per più di tre secondi, come succede a me quando vedo il loro capitano, Elya.
Ora voi penserete: "Ma perché conosci il suo nome?". In realtà non conosco solo quello.
Sapete, come vi ho già detto, qui è impossibile non conoscere un rugbista, e per di più il loro fedele capitano che mi ritrovo ogni mattina su un poster nella mia caffetteria preferita, so anche che porta il numero 5 sulla sua possente schiena muscolosa e potrebbe essere alto quasi il doppio di me quindi più o meno 1.97. Non giudicatemi vi ricordo che sto in squadra con più di 12 ragazze che strisciano ai suoi piedi e no non sto esagerando, l'unica che è razionale come me è la mia migliore amica, Iris. Lei ha occhi solo per i giocatori di basket, considerati anche loro serie B.
Ma basta pensare a Iris, al basket e soprattutto al numero 5 dei Boston Red mentre faccio mente locale del mio primo anno le mie gambe collaborano stamattina, anche se un po' doloranti dopo la sessione di pesi di ieri sera; infatti, mi stanno portando verso un'immensa struttura a mattoni rossi e grigi che riesco a intravedere dal fitto parco che circonda il mio amato college. È proprio in questo momento che sono grata di non aver preso un appartamento più vicino. La mattina è infatti il momento in cui penso alla mia vita, solitamente con il cappuccino di Starbucks in mano, per poi varcare le immense porte blu di Harvard senza nessun tipo di preoccupazione.
Sono in perfetto orario ma ho deciso comunque di accelerare il passo così da potermi aggiudicare il mio posto preferito in aula: la prima fila. So cosa state pensando "Ma gli studenti, solitamente, corrono per accaparrarsi i posti in ultima fila, perché tu sei così diversa". Ok, avete ragione ma il mio corso di giurisprudenza è una delle cose più appassionanti al mondo e non ho potuto fare scelta migliore.
Mi sto dirigendo verso la mia prima classe, che si trova letteralmente dalla parte opposta di Harvard. Mi sento leggermente affaticata, ma solamente perché ho la mia borsa, in una spalla, con cinque libri diversi e nell' altra il borsone di pallavolo che mi serve subito dopo le lezioni per gli allenamenti a ruoli.
Stavo per arrivare davanti alla mia aula, quando vendo una mandria di studenti che viene verso di me mentre canta l'inno dei Boston Red a squarciagola.
AH! Ora mi ricordo: ieri hanno disputato la prima di campionato e, a vedere dalla reazione, penso che abbiano vinto.
Mi sono persa un po' troppo nei miei pensieri e la folla di studenti si sta avvicinando; è proprio per questo che mi giro e faccio uno scatto in avanti guardando alle mie spalle, è proprio in quel momento che vado a sbattere contro qualcosa, o forse meglio dire contro qualcuno....
Mi sa che oggi mi sentirò una bella sgridata non solo dal coach, ma anche dal preside. Perché non solo dovrò saltare l'allenamento, ma anche passare l'intero pomeriggio in presidenza per un gruppo di rugbisti esaltati.
Non riesco a concentrarmi durante la lezione perché sto pensando a quello che è successo più di un'ora fa, o forse due... vabbè, fatto sta che per colpa di quell'odioso sport e dei suoi fan scatenati sono andata a sbattere contro il presidente, rovesciandogli il mio cappuccino ancora bollente sul suo completo blu elegante.
Confessandomi, con aria abbastanza infastidita, di avere un incontro importante con i presidi di altre scuole per le attività olimpiche che si svolgono proprio qui; ma con squadre di altre scuole, un modo per far socializzare ma allo stesso tempo creare nemici. A parte tutto ciò, mi ha convocato il pomeriggio si per una bella ramanzina sul fatto di non correre nei corridoi, ma anche per parlare della squadra di pallavolo, in quanto nuovo capitano.
Non mi aspettavo di ricevere un carico così importante in una squadra, ma so da fonti esterne che il preside convoca all'inizio dei campionati i capitani di tutte le squadre per decidere e chiarire gli obbiettivi della stagione.
Spero davvero che uno dei motivi della mia convocazione sia anche questo, perché odio il fatto di rovinarmi la reputazione per un cappuccino di Starbucks rovesciato su un nuovo e splendido completo blu; penso che, dopotutto, mi sarei arrabbiata anche io. Però non ho mai causato problemi al preside, non voglio peggiorare la situazione. Quindi, subito dopo le lezioni, incontro Iris, spiegandole quello che è successo a inizio mattinata.
"COSA!? Hai veramente rovinato il completo Armani del preside? Non ci posso credere! E poi che tu non possa partecipare all'allenamento... è la prima volta in un anno che ne salti uno!"
"Lo so, e ora che sono pure capitano inizio benissimo la stagione! Penso di recuperare l'allenamento domani così da non rimanere indietro. Adesso vado, meglio iniziare a preparare un discorso di scuse con i fiocchi". Iris mi guarda con uno sguardo triste come se volesse anche me all'allenamento.
"A dopo" mi saluta con un abbraccio affettuoso e fortunata almeno lei, con la sua borsa nella spalla destra, si dirige verso la palestra mentre io vado dalla parte opposta verso la presidenza.
Nel momento in cui entro nella stanza pensavo, di trovarmi in un immenso ufficio, elegante, con scaffali ricoperti di libri e trofei. E invece mi sbagliavo di grosso: mi ritrovo in una stanzina spoglia con due sedie di plastica ai lati della porta. Decido di sedermi e, dato che sono in notevole anticipo, scelgo di iniziare a studiare il prossimo capitolo del mio corso di giurisprudenza: il diritto penale nel dettaglio. Prendo dal mio astuccio un evidenziatore giallo così da ricordarmi le cose principali, per poi mettermi le cuffiette in modo da concentrami al 100% sullo studio e non sul mormorio dei corridoi.
Sono così presa dallo studio che non mi accorgo che sono passati 30 minuti dal mio arrivo. Proprio nel momento in cui sollevo lo sguardo dal libro, l'unica persona che non avrei mai voluto vedere è proprio lì davanti a me ... nonché la causa principale del mio rimprovero.
Lui è lì, appoggiato al bordo della porta con il suo solito sorriso affascinante, intento a flirtare con una biondina, probabilmente del primo anno, che si sta arricciando i cappelli lunghi tra le dita mentre rida, in modo decisamente finto, alle battute squalide che le sta raccontando il tanto affascinante numero 5 dei Boston Red.
Non riesco a guardarlo per più di dieci secondi senza dover distogliere lo sguardo per il ribrezzo che mi fa. Non a livello fisico, perché devo ammetterlo, ha proprio un bellissimo fisico e un bel viso, ma per i suoi comportamenti e per il fatto che lui pensa che gli sia tutto dovuto. Mentre distolgo lo sguardo, mi accorgo che il mio telefono sta squillando. Quando rispondo, noto che è mia mamma. Mi avrà chiamato per sapere come passerò le vacanze di Natale; già mia mamma si porta avanti anni luce. Dopo i soliti saluti, mi fa la fatidica domanda: "Tesoro, hai trovato il fidanzatino?".
Non ce la faccio più ogni volta è la stessa storia, ma lei non riesce a capire che per me i ragazzi non sono importanti quanto lo studio. Che mi sono iscritta qua per diventare un'avvocatessa, non una moglie con tre figli senza neanche avere un diploma. Magari in futuro ma non ora.
"Mamma, lo sai che...". penso solo allo studio, ma non ho il tempo di concludere la frase, che la mia mente brillante ha un'illuminazione. O, come si potrebbe dire, la mia lampadina si è accesa.
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Out of Rotation
RomanceViola una pallavolista e Elya un rugbista. Entrambi studenti di Harvard. Nessun elemento in comune, una studiosa e riservata che odia con tutto il cuore il rugby e un ragazzo a cui non interessa dello studio ma solo diventare la stella dei Bonston R...
